martedì 17 maggio 2016

My London Musical Tour, pt. III


Terza e ultima parte del reportage sul mio personale tour a sfondo musicale della Londra degli anni  d'oro del Rock, il cuore della musica che amo di più.

Se vi siete persi le prime due parti ecco i link dei post: 


Oggi ci addentriamo subito all'interno del centro della Terra per quanto riguarda il Rock and Roll.


Tappa 14: Soho, il quartiere del Rock & Roll.


La Northern line mi porta nel cuore di quella che a mio parere è la vera Londra Rock & Roll: Soho. Risalgo in superficie a Tottenham Court Road. Davanti a me, l’enorme figura di Freddie Mercury giganteggia sull’insegna di We Will Rock You, in uno dei tanti teatri del quartiere. La mia meta è Denmark Street, la via della musica per eccellenza: negozi di musica, strumenti musicali, la Tin Pan Alley. Al numero 6 ci abitavano i Sex Pistols quando scrissero il loro pezzo più famoso. Anarchy in the UK, 1977.



Proprio lì a due passi (ve l’ho detto: Denmark Street è la via del Rock) si trovano due pub tipicamente inglesi e dannatamente Rock: l’Intrepid Fox (ora chiuso, porca miseriaccia!) e il Crobar.

L’Intrepid Fox era un’istituzione, ma il mio cuore è rimasto al Crobar: una piccolissima bettola, un concentrato di birra e rock, un vecchio juke box arrugginito e una Newcastle Brown Ale ghiacciata in bottiglia perennemente in mano.

Qui la sosta è doppia, non ci sono cazzi. All’Intrepid Fox associo Heaven and Hell dei Black Sabbath, 1980, in onore di uno dei cocktail serviti dal locale che prendeva il nome proprio dal classico del grande gruppo inglese. Al Crobar invece associo quello che per me costituisce l’anthem di tutta una generazione di metalheads inglesi, con le loro “uniformi” in pantaloni jeans e giubbotti di pelle: i Saxon, nel 1981, con Denim and Leather.





Non molto distante entriamo nel cuore pulsante del quartiere: non Piccadilly Circus, senza nulla togliere a quello che è di diritto uno dei grandi simboli di Londra, ma Leicester Square. Questo è il mio quinto viaggio a Londra e ho già visto cambiare Leicester Square almeno tre volte. Piazza viva, giovane che, nonostante l’assalto dei turisti, conserva in qualche modo quello spirito punk rock delle origini. Non sono inglesi, sono americani, ma nel 1998 i Rancid suonavano proprio Leicester Square.



Cominciano a farmi male i piedi. Oggi ho camminato un po’ troppo e non esattamente con le scarpe più comode. Ma ormai voglio andare avanti, una giornata così non mi ricapiterà più. La prossima tappa è al numero 3 di Savile Row. Un quartiere elegante, si direbbe, molti negozi di alta moda, soprattutto maschile. Ma una volta c’erano gli uffici della Apple Records, e il 30 gennaio del 1969 i Beatles fecero lo storico concerto sul tetto, poi interrotto dai bobbies (il nomignolo affibbiato ai poliziotti inglesi). Sulle note di Get Back, questa Londra si tinge ancora di Beatles: ed è proprio uno spettacolo.



Appena tre isolati più giù troviamo uno scorcio raffigurato nella copertina del grande album di David Bowie, Ziggy Stardust. Al numero 23 di Haddon Street una placca commemorativa marca il punto esatto di dove fu scattata la foto. E quindi ecco che arriva Starman, del 1972.



Si torna adesso nel cuore di Soho, in quella miriade di vicoletti pieni di sorprese. Più precisamente a Berwick Street, immortalata nel 1995 nella copertina di (What’s the Story) Morning Glory? degli Oasis, l’album che contiene la famosissima Wonderwall.



Per la prossima tappa non ci spostiamo di molto, anzi, non ci spostiamo affatto. Già, perché nella stessa copertina degli Oasis vediamo la Reckless Records, impareggiabile negozio di musica di Londra, una mia tappa fissa ogni volta che ci torno. Cd, tanti cd, ma soprattutto vinili d’eccezione a prezzi davvero record. In Italia non è possibile trovarli. Alla Reckless Records i vinili dei gruppi inglesi te li tirano dietro. L’intera discografia dei Dire Straits (tutte prime stampe!) mi è costata all’incirca 25 sterline. I Beatles sono più cari, d’accordo, ma 50 sterline per la prima stampa di Abbey Road li ho spesi volentieri. Per non parlare di una rarissima edizione russa (con tanto di scritte in cirillico) di Led Zeppelin IV che a rivenderla ci farei un busco niente male, ma che ovviamente custodisco in casa con grande cura, anche perché è stata una sensazionale sorpresa di mia moglie. Ma siccome stavolta esco (vittorioso con un pacco di vinili ma con circa 250 sterline in meno) dalla Reckless Records con il primo album degli Iron Maiden in mano, rigorosamente una prima stampa anche questo, mi sparo subito il pezzo che ha aperto la loro carriera: Prowler, versione del 1980.



Torno sui miei passi e mi affaccio in Brook Street. Al numero 23, proprio accanto alla casa di Handel, troviamo quella in cui ha vissuto un altro grande della musica, ma di genere completamente diverso: il ricciolino di Seattle, Jimi Hendrix. E a questo luogo associo inevitabilmente il mio pezzo preferito di Hendrix, Hey Joe, del 1966.



Se vi va di approfondire la storia di Hey Joe, potete trovare un mio post qui. Più a nord, arriviamo in Manchester Square, dove al numero 20, nel cortile interno, dava la terrazza in cui vediamo i Beatles ritratti nella copertina del loro album d’esordio: Please, please me. Mi riposo perché la stanchezza sta cominciando a farsi sentire e prima di lasciare Soho, mi sparo sul lettore mp3 I Saw Her Standing There, del 1963.




Tappa 15: Led Zeppelin, Rock and Roll, 1971


C’è un solo posto a Londra dove potete andare ad ammirare la Les Paul che Jimmy Page suonava ai tempi dei Led Zeppelin e si tratta dell’Hard Rock Cafè. L’Hard Rock Cafè ormai è una catena commerciale che sinceramente inizia a darmi sui nervi. Troppa mercificazione, troppo di moda. Ma accanto al ristorante, in cui vado fiero di non aver mai messo piede, e dentro al negozio, di fronte a Green Park, si accede a The Vault, il sotterraneo: qui troviamo un “santuario”, una sorta di sancta sanctorum del Rock and Roll. Nello scantinato, chiuse in una gabbia, con la parola “Respect” che domina sovrana sullo stipite della porta, troviamo vere reliquie di straordinario valore. Dalla mitica Lucille, la chitarra di BB King, al vestito di Slash indossato nel video di November Rain; dagli stivali di Little Richard al cembalo usato dai Beatles in Lucy in the Sky with Diamonds. Qui c’è proprio da godere. Ma, da sfegatato fan dei Led Zeppelin, rimango ogni volta in adorazione della chitarra di Jimmy Page. Rock and Roll.




Tappa 16: Bob Dylan, Subterranean Homesick Blues, 1965.


Torno a piedi a Piccadilly Circus e prendo la Bakerloo Line in direzione sud. Alla stazione di Embankment, esco e trovo il diluvio universale. Pioggia grossa e fitta da non riuscire neanche a vedere cosa ti trovi davanti. Ma il mio giro è quasi finito, e niente al mondo lo può fermare proprio ora.

Arrivo davanti al Savoy Hotel. È in un vicolo là dietro, nel 1965, che venne girato il video di Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan.




Tappa 17: The final stage.


Il giro è finito, ma sono a due passi dal Waterloo Bridge e decido di andare a godermi uno dei migliori panorami londinesi. Quello notturno, dal Waterloo Bridge, mentre la pioggia finalmente diminuisce e con le luci della città che si stagliano nella notte.

Penso che una giornata come questa sarebbe impossibile da immaginare in qualsiasi altra città. Non c’è mai stata e mai ci sarà una tale concentrazione di grandi artisti e di nuovi generi musicali come a Londra tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta.

Soddisfatto del mio viaggio musicale in terra inglese e rinfrancato dalla vera bellezza che mi circonda, faccio qualche foto per chiudere la mia folle girata mentre le note di Yesterday dei Beatles, del 1965, mi deliziano le orecchie, concludendo alla perfezione una giornata pazzesca.

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