venerdì 23 settembre 2016

Non sono i 5 Stelle a chiedere il proporzionale: è la Costituzione.


Nelle ultime ore ne ho sentite delle belle, davvero delle belle.

Per esempio, ho sentito dire che dai 5 Stelle ci si poteva aspettare di più come proposta di legge elettorale. Forse è vero, ma solo in (piccola) parte.

Ho sentito dire “Che fantasia! Un sistema proporzionale!” come se per fare una legge elettorale democratica e civile ci volessero quali inimmaginabili trucchi di prestigio.

Ho sentito dire che i 5 Stelle propongono il proporzionale perché gli fa comodo restare all’opposizione, non arrivando mai e poi mai al 51% dei voti. A questa, che è proprio la più bella di tutte, voglio proprio rispondere come si deve.

Per prima cosa, dobbiamo distaccarci dall’odioso concetto sdoganato dal Pd renziano della “legge elettorale ad partitum”. Dato che il Pd ha avanzato l’Italicum, una legge che ne garantiva la vittoria matematica e dominante, salvo poi accorgersi che la vittoria non sarebbe stata così larga visti i nuovi sondaggi e quindi arrabattarsi per modificarlo a proprio uso e consumo, non è detto che anche altre formazioni politiche applichino la stessa regola fascista.

Perché dovrebbe anche il M5S cadere nel tranello di fare una legge elettorale su misura per vincere le elezioni anziché per il corretto funzionamento del Parlamento e della corretta rappresentanza democratica?

Mettiamocelo bene in testa: una legge elettorale si fa ora e deve durare non dico per sempre, ma almeno finché le condizioni del paese non ne richiedano una seria revisione. Una legge elettorale fatta bene andrebbe inserita nella Costituzione e dovrebbe durare finché si campa. Se bastano 4-5 punti percentuali di un sondaggio a rendere necessaria una revisione nella legge elettorale significa che non la si è fatta per il bene del paese, ma per andare a governare quanto prima e quanto più facilmente: ecco, questa non è certo il caso di chiamarla “democrazia”, ma chiaramente una dittatura – e della peggiore specie.

La legge elettorale si elabora con principio e con spirito democratico, non in base ai numeri del proprio partito e meno ancora in base ai sondaggi. La legge elettorale deve essere decisa secondo criteri universalmente riconosciuti dal nostro Stato, vale a dire secondo la Costituzione.

La Costituzione, appunto. Da anni ripeto su questo blog che la Costituzione prevede (e indica chiaramente nell’articolo 48) un sistema elettorale di tipo proporzionale:

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.

Il voto è “eguale”. Vale a dire che il voto mio vale 1, così come il tuo voto vale 1 e quell’altro ancora vale 1. In presenza di sistema maggioritario, al contrario, il tuo voto assume un valore diverso a seconda del partito a cui decidi di esprimi la preferenza. È la Costituzione a volerlo, non i “grillini”. Non vi sta bene? D’accordo. Ma mettiamoci in testa che allora va cambiata la Costituzione.

Ma andiamo avanti. Tra le varie fesserie che si sono sentite dire sulla questione, ce n’è anche una particolarmente “vecchia” secondo la quale il proporzionale “non garantisce la governabilità”. A parte il fatto che la storia recente ci insegna che la governabilità non la garantisce nessun sistema elettorale, neanche le schifezze maggioritarie che ci hanno propinato, occorre sfatare anche qui un mito: non è il sistema elettorale che deve garantire la stabilità, semplicemente perché non è il suo compito. Il compito di un sistema elettorale è il rispetto del concetto di rappresentanza. Sono i partiti politici, dopo le elezioni, che devono garantire buon governo e stabillità.

Purtroppo però, questo in Italia è quanto di più utopico e irrealizzabile possibile. Se la classe politica è formata da ladri e opportunisti, non si può certo fare affidamento su questi per buon governo e stabilità. E qui va proprio la critica (l’unica che mi sento di fare) alla presa di posizione dei 5 Stelle. Manca in questa proposta uno strumento che obblighi i partiti italiani a garantire una certa stabilità, dato che non sono in grado di farlo di sua sponte. Gli strumenti sono diversi, come ad esempio il vincolo di mandato e sistemi atti a limitare i voltagabbana ed i cambi di casacca post-elezioni, ma ce n’è uno che davvero mi meraviglio che nessuno abbia ancora proposto.

Sto parlando della sfiducia costruttiva. Funziona egregiamente ovunque introdotta (come anche in Germania) e garantisce stabilità di governo nella quasi totalità dei casi. In poche parole, obbliga il Parlamento che vota la sfiducia ad un governo in carica a presentare una concreta alternativa di governo, con tanto di programma. In pratica, non puoi sfiduciare un governo se non ne proponi uno alternativo. Dunque niente partiti del cazzo che tengono in ostaggio un intero Parlamento, niente più alleanze di cartapesta che un giorno ci sono e l’altro spariscono. Questo perché occorre fin dall’inizio accordarsi sui programmi: un governo nasce da un programma comune delle varie forze che hanno vinto le elezioni.

La stampa e i vari gruppi “anti-grillini” accusano dunque i 5 Stelle di non essersi fatto una legge elettorale su misura per governare, dimostrando ancora una volta la colossale stupidità e inadeguatezza alla vita politica del paese, ma nessuno (dico: nessuno) che critichi questa proposta nel merito, evidenziandone le (oggettive) lacune.

Ecco a cosa ci siamo ridotti.
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