mercoledì 21 settembre 2016

Una Repubblica (democratica) fondata sui voucher - e i nuovi schiavi ringraziano


I recenti dati non sono altro che lo specchio dell’inefficienza di questo governo nelle politiche per il lavoro. Anche se definire “inefficienza” quella che è in realtà una totale mancanza d’interesse nei confronti del lavoratore e dei suoi diritti mi pare un eufemismo sin troppo generoso.

Già, perché solo agli occhi di un totale imbecille o di un piddino (talvolta le due cose coincidono) può non essere evidente questo totale menefreghismo nei confronti dei lavoratori, del lavoro stesso, che poi è il concetto alla base di questo Stato, Costituzione alla mano.

Quando il tuo interesse è unicamente quello di esibire spot elettorali uno dopo l’altro, con la totale noncuranza dei (delicatissimi) argomenti trattati, con il solo ed esclusivo scopo del mantenimento del controllo politico nazionale e (di conseguenza) dei privilegi di una Casta sempre più infima e insopportabile, questi sono i risultati.

Il precariato fine a se stesso, come quello lanciato inizialmente dalla legge Biagi, proseguito con Monti e perpetrato fino al livello più sporco e inaccettabile del governo Renzi, produce squilibri difficili da riequilibrare, nonché una situazione di totale arbitrarietà nei confronti dei lavoratori. Come appena detto, uno spot. In una statistica nazionale in cui anche solo un’ora lavorativa alla settimana conta come un lavoratore “occupato”, è talmente evidente il significato politico delle azioni di questo governo, unicamente intento alla conservazione dell’egemonia politica e dei propri privilegi, che affermare il contrario non è più accettabile.

Ma mentre le sparate del Bomba sul Jobs Act sembrano voler arrivare sempre più lontane, c’è un paese che a livello di politiche del lavoro sta tornando con passi da gigante verso il Medioevo. E i danni che lascerà questo governo in ambito di lavoro e lavoratori saranno difficilmente recuperabili, persino con decenni di buona politica. Già, perché, paradossalmente, Renzi sta seminando pure un terreno di un’Italia allo sfascio che gli tornerà senz’altro utile se un domani dovesse perdere le elezioni. A quel punto sarà (fin troppo) facile scagliare ogni colpa contro l’inesperienza dell’attuale opposizione (vedi Roma).

E mentre il Pinocchio di Rignano sull’Arno contribuisce in prima persona e con il suo team di inetti Pol(l)etti allo sfascio del Paese a suon di spot elettorali, una nuova generazione sta nascendo in Italia. È quella generazione descritta e quasi “profetizzata” da Beppe Grillo nel lontano 2007, quella degli “schiavi moderni”: “una generazione che sta pagando tutti i debiti delle generazioni precedenti. […] Una generazione che non andrà mai in pensione. Che sta pagando la pensione ai vecchi. Che si sta incazzando. Che non ha rappresentanza politica. Una generazione senza soldi, senza tfr, senza speranze professionali. Una generazione di schiavi moderni.”

La grande flessibilità è un superamento di certe barriere che ostacolerebbero il progresso e la crescita, ma ogni passo verso la flessibilità deve essere accompagnato da maggiori tutele economiche e sociali nei confronti dei lavoratori: reddito di cittadinanza, centri per l’impiego efficienti e funzionanti, stipendi più alti per i precari. Senza tutto questo è solo uno spot elettorale. Uno sfascio di diritti che per di più non porta alcuna crescita. Solo uno spot. E intanto il lavoratore è allo stesso livello di uno schiavo, con l’unica differenza che nell’antichità il padrone si curava della salute dello schiavo, mentre ora il lavoratore è lasciato solo a provvedere a se stesso e alla sua famiglia.

E questa nuova generazione di schiavi, mentre cresce, dovrebbe prendere coscienza della situazione e prendersela con i responsabili. Ce li abbiamo tutti davanti agli occhi ad ogni tg serale, come uno squallido (e tragico) teatro dell’assurdo.
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