venerdì 23 dicembre 2016

Guerra alle “fake news”, ma chi ci proteggerà dalle notizie “vere”?


A quanto pare, il mondo dei social sta dichiarando guerra alle cosiddette “fake news”. In Germania addirittura si parla di multe milionarie contro Facebook e contro chi diffonde le cosiddette “bufale”. Qualcuno potrebbe pensare che questo sia un bene, un giro di vite contro la diffusione di notizie false e/o bufale. Tuttavia, occorre fare qualche almeno due importanti considerazioni.

La prima: chi sarà l’arbitro? Chi è che determinerà se una notizia è vera o falsa? Questo non è ben chiaro e il poco che sappiamo lascia perplessi. A quanto pare, le notizie considerate “vere” saranno quelle comprovate dalle testate giornalistiche ufficiali. Dalla carta stampata, in soldoni. Peccato che questo non costituisca né una garanzia (vista la spiccata caratteristica delle grandi testate “filo-governative” e/o “filo-finanziarie” dunque la manifesta scarsa imparzialità) né una metodologia corretta ed efficace (dato che il metodo corretto dovrebbe essere quello del fact-checking e della verifica degli eventi riportati).

Se per “bufala” intendiamo semplicemente una notizia non riportata dai giornali, beh, allora è bene chiarire il fatto che molte notizie assolutamente vere stanno girando in questo momento sul web proprio in barba alle grandi testate giornalistiche. Dobbiamo partire dal presupposto – innegabile ed evidente a chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale – che in questo mondo (governato dagli interessi della finanza mondiale) le testate giornalistiche dipendono sempre da qualcuno. Questo non significa automaticamente che i poteri finanziari dettano la linea dei più grandi quotidiani mondiali (anche se in larga parte è così) ma sicuramente ci lascia la certezza di poter affermare che i giornali non sono liberi. Non sono autonomi.

Cosa che invece avviene (in modo fin troppo incontrastato) sul web. La caratteristica che rende il web non solo diverso dalla carta stampata, ma anche incredibilmente più valido dal punto di vista dell’informazione e al passo con il futuro, è proprio la sua totale libertà e indipendenza. Il che porta con sé, come tutte le cose, anche il rovescio della medaglia. La possibilità di diffondere in modo più o meno incontrollato, oltre alle notizie semplicemente “scomode”, anche quelle “false”.

Una cosa che però non dobbiamo assolutamente fare è quella di confondere tra loro proprio queste due categorie: le notizie “scomode” non sono necessariamente quelle “false”, mentre quelle “false” non sono necessariamente “scomode”. Quando esce una notizia scomoda (che però è vera) molto spesso viene declassata a bufala, in quanto non ripresa da alcun giornale. Ma il fatto che nessun giornale la diffonda, appunto, non è un sintomo di bufala ma di una notizia che non conviene diffondere.

Ad ogni modo, le élite vogliono prendere le notizie false – quelle false sul serio – e, con la scusa, con il pretesto di volerne bloccare la diffusione, mirano a tirare dentro anche le notizie scomode. Ma a me, imparziale fruitore del web e lettore delle notizie dal mondo, davvero frega qualcosa dell’annientamento delle panzane che girano sul web, al costo – carissimo – di veder trasformarsi il web in una sottospecie di “copia” della carta stampata, al costo – carissimo – di non poter più trovare fonti di informazione “alternative” (leggi “indipendenti”) da cui potermi informare? Non è forse dunque solo ed esclusivo interesse delle élite abbuiare queste cosiddette “fake news”?

La seconda considerazione importante da porsi è strettamente legata alla prima. Se ci penseranno i giornali, la finanza ed i governi a “proteggerci” dalle “fake news”, chi ci proteggerà dalle migliaia di notizie “vere” (!) che escono ogni giorno sui quotidiani? Se il web è divenuto (sempre grazie alla sua inevitabile indipendenza) suo malgrado un contenitore di bufale (anche se in piccola parte, in confronto alle notizie scomode) non ho parole per definire la quantità di bufale che si leggono ogni giorno sulle più importanti testate giornalistiche del mondo. Con la differenza (gravissima) che le bufale che escono sul web provengono da menti contorte ma tutto sommato perlopiù innocue (con alcune eccezioni), mentre quelle che escono sui giornali sono notizie false e distribuite con cognizione di causa e con un preciso obiettivo prestabilito. Assistiamo quotidianamente alla santificazione dei poteri forti, alla beatificazione dell’Europa finanziaria, alla mistificazione dei conflitti internazionali, senza contare la demonizzazione degli avversari politici, la distorsione del significato delle parole (vedi populismo, antipolitica, complottismo, etc…) e l’imbavagliamento sconsiderato di qualsiasi voce fuori dal coro.

Ecco, chi ci proteggerà da tutto questo? Domandiamoci come mai si sente tanto il bisogno di bloccare le cosiddette bufale mentre si chiude un occhio (o meglio, sapientemente si avalla) la grande quantità di notizie false che vengono colpevolmente pubblicate dai media di tutto il mondo?

Come in tutte le cose, queste decisioni vengono prese non per il bene collettivo (in questo caso del cittadino che si informa) ma per uno specifico mantenimento dello status quo e per l’annientamento di ogni voce discordante con quella del sacro mantra del capitalismo finanziario mondiale, di quei poteri che controllano governi, parlamenti e banche di tutto il mondo. E quello italiano, di governo, in questo momento così delicato dopo un referendum che avrebbe dovuto mandarlo a casa e invece si trova nuovamente composto da burattini filo-europeisti e rappresentanti dei poteri finanziari, non è certo esente da questo discorso.

Il web resta, di fatto, l’unica nostra arma a disposizione per difenderci dalle infinite menzogne che questa cricca trasversale ci propina ogni giorno. Il fatto che ora questi vorrebbero togliercelo e farlo passare anche come un provvedimento per il nostro bene è quanto di più immorale e offensivo. Risparmiateci almeno la vostra finta morale e questa insopportabile falsità e chiamatelo con il suo vero nome: bavaglio.

sabato 17 dicembre 2016

Il senso della misura


Quello che sta mancando in queste ore, in cui orde di giornalisti armati di tastiera e dubbie intenzioni, è il senso della misura. Occorre fare chiarezza e ridare ad ogni evento una giusta dimensione.

Virginia Raggi ha sbagliato. Diciamolo subito e chiaramente, come lei stessa ha ammesso. Ha sbagliato a fidarsi di Marra, così come ha sbagliato a difenderlo a spada tratta anche mentre eccellenti personalità del MoVimento stesso la mettevano in guarda (Grillo, Ruocco e vari parlamentari). Non è un errore da prendere alla leggera.

Tuttavia, mentre in altre città ci sono sindaci o presidenti della Regione inquisiti o addirittura agli arresti (vedi Sala a Milano, vedi De Luca, etc…) il vero e proprio massacro mediatico sta avvenendo solo nei confronti di Virginia Raggi e del M5S capitolino. Perché? È davvero questa la proporzione, la gravità da imputare a tutti questi eventi?

Per quanto l’errore della Raggi sia molto grave, non tanto nel collaborare con Marra (che certo non poteva essere cacciato essendo un dipendente del Comune!) quanto nell’averlo politicamente e pubblicamente difeso, alla giovane sindaca 5 Stelle può essere imputata come unica colpa quella di non aver “visto” di che personaggio si trattava, di non essersi accorta di non poter difendere qualcuno che non era così difendibile.

È un errore? Sì. È grave? Molto. È equiparabile a quello che succede quotidianamente nelle amministrazioni locali di tutto il Paese? Assolutamente no.

Mentre la colpa della Raggi è stata unicamente di responsabilità politica (non è certo un reato essersi “fidati” di Marra) quello che avviene a Milano oppure in Campania in casa Pd è di natura penale. Qui si parla di reati commessi in prima persona.

Come dice Travaglio in una lucida e sapiente analisi dei fatti, “poteva la Raggi immaginare che, tre anni fa, Marra si era fatto pagare una casa da Scarpellini? Alzi la mano chi lo sapeva, o lo pensava. Le ferocissime critiche al dirigente nascevano da comprensibilissimi motivi politici: simpatie di destra, collaborazione con le giunte Alemanno e Polverini, continuità con il passato, eccessiva padronanza dei meandri del potere. Ma, se ogni nuovo sindaco dovesse tagliare i ponti con le centinaia di dirigenti e i funzionari comunali solo perché lavoravano anche prima, visto che licenziarli è vietato, la soluzione sarebbe una sola: bombardare col napalm i palazzi civici a ogni cambio della guardia, e senza preavviso agl’inquilini.”

Questo ha commesso i fatti incriminati nel 2013, quando lavorava per giunte molto diverse da quella dei 5 Stelle, anzi, quando i 5 Stelle ancora non si sognavano neanche di poter governare Roma. La Raggi non poteva cacciarlo, non dimentichiamolo. C’era Marino a quel tempo. Avrebbero chiesto anche la testa di Marino, se i fatti fossero stati accertati allora?

Per concludere, tornando agli sciacalli comunemente conosciuti come “giornalisti” che in queste ore si stanno scagliando contro le colpe della Raggi, in preda ogni giorno a totali amnesie sulle malefatte che avvengono quotidianamente in molte amministrazioni locali e/o nazionali, la mia domanda è la seguente: è forse giusto chiedere a Virginia Raggi di dimettersi?

In un momento in cui vediamo criminali politici e politici criminali amministrare circa il 60% delle regioni e dei comuni italiani senza la benché minima intenzione di dimettersi di fronte a fattacci ben più gravi di quelli di Roma, chiedere le dimissioni della Raggi fa effettivamente ridere. Virginia potrebbe anche dimettersi, certo, assumendosi la responsabilità politica dell’accaduto (unica vera sua responsabilità, peraltro). Ma non dimentichiamoci che qui, appena “l’altroieri”, c’era Mafia Capitale. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un incidente di percorso, e non di un reato commesso da nessun membro dei 5 Stelle. Perché dimettersi? Per ridare forza alle mafie, alla destra, al caos di una città gravemente in difficoltà? Perché, si badi bene, queste sarebbero le uniche realtà a trarre vantaggio dalle eventuali dimissioni della Raggi. Che dite, ne vale la pena?

martedì 13 dicembre 2016

Il grande equivoco del governo eletto dal popolo (lezione per i fenomeni del diritto costituzionale)


Ieri ho pubblicato un post che sottolineava come il nostro paese sia al quarto governo consecutivo non passato tramite le elezioni politiche ma creato a tavolino su maggioranze improvvisate. Come facilmente prevedibile (miseria, se me lo aspettavo) sono arrivati i fenomeni del diritto costituzionale a ricordarmi che “il governo non è eletto dal popolo” e che “l’elezione diretta del premier non esiste in Italia”.

Peccato che questo lo avevo scritto anche io nel mio post (perché queste capre prima commentano ad minchiam, e poi, forse, leggono):
Lo sappiamo benissimo che non si elegge direttamente un governo né il Presidente del Consiglio. Ma come è noto, qualsiasi governo dovrebbe essere in qualche modo legittimato, “investito” da una certa spinta popolare. Altrimenti, come abbiamo ben visto, dura molto poco. È la democrazia, baby.
Ma ugualmente, mi si veniva a rimproverare di dire “balle”, di fare “disinformazione” e di diffondere l’errata idea che il premier fosse eletto dal popolo.

Allora, facciamo un attimo il punto della situazione, perché di questa storia sono davvero stanco. Si leggono troppe cazzate a giro.

L’elezione diretta del premier non esiste. Il governo viene formato dal premier incaricato dal Presidente della Repubblica. Durante le elezioni politiche, gli italiani determinano la composizione del Parlamento e – in assenza di liste bloccate alla Porcellum e alla Italicum dunque incostituzionali – all’elezione diretta dei parlamentari di Camera e Senato. Non esiste un solo capo di governo nella storia repubblicana ad essere stato eletto direttamente dai cittadini.

Ok, ora che il primo punto è chiaro, ora che è evidente che nessuno sta confondendo le regole del gioco e che il sottoscritto non si debba iscrivere, come dice qualche altro fenomeno del diritto costituzionale, “a Scienze delle Piadine al Prosciutto presso l'Università della Vita”, forse possiamo andare avanti.

Nessuno qui sta dicendo che le nomine di Monti, poi Letta, poi Renzi e ora Gentiloni sono incostituzionali. Nessuno sta dicendo che prima Napolitano, poi Mattarella hanno agito al di fuori dei propri confini istituzionali nell’incaricare i 4 ultimi premier di formare i 4 ultimi governi. Nessuno sta dicendo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha commesso, incaricando Gentiloni, un qualche abuso o – peggio ancora – reato o illecito.

Quello di cui stiamo parlando qui è di fare la cosa giusta e sensata a seguito di una determinata situazione politica e sociale del paese. La storia, recente e non, ci insegna che un governo per reggere ha bisogno di un certo consenso popolare. Deve, in soldoni, rispecchiare una larga maggioranza di consensi nel paese. Deve rispecchiare l’andamento delle elezioni. È logica, è democrazia, è buon senso, è giustizia. Nessuno, affermandolo, dovrebbe essere mandato a Scienze delle Piadine al Prosciutto.

A Scienze delle Piadine al Prosciutto non doveva forse essere mandato anche Matteo Renzi stesso, quando affermò (mentendo spudoratamente, peraltro, ma questo è un altro discorso) che avrebbe voluto fare il premier solo ed esclusivamente “passando per le elezioni” e non con “inciuci di palazzo”? Dov’erano allora i fenomeni del diritto costituzionale a ricordare al segretario piddino di iscriversi a Scienze delle Piadine?

Non a caso, dietro alla paradossale personalizzazione del referendum da parte di Renzi, poi alla luce dei fatti scelta suicida, non c’è solo la sua grande arroganza, ma anche (e forse in egual misura) un disperato tentativo di ottenere quel “mandato popolare” che gli è tanto mancato dalle elezioni. Lo ha detto chiaramente: sarebbe divenuto premier passando dalle elezioni. Invece così non è stato e forse ha in qualche modo provato a ottenere questo consenso popolare “personalizzando” il referendum in un o No verso la sua persona ed il suo governo.

Questo perché il cosiddetto “mandato popolare”, concetto non-scritto della Costituzione ma ugualmente presente e fondamentale, è un aspetto irrinunciabile per qualsiasi governo stabile e duraturo. Non a caso si svolgono regolarmente per quasi tutti i partiti primarie o votazioni interne per determinare il volto del candidato premier.

Ignorare questo fatto non solo dimostra un’ignoranza degna, questa sì, da Scienze delle Piadine al Prosciutto, ma addirittura una spiccata mancanza di spirito democratico e una sorta di sadomasochismo elettorale, una sottospecie di dubbio e osceno piacere che questi fenomeni del diritto costituzionale provano nell’immenso privilegio di non scegliere chi mandare a governare questo paese. Una stravagante e paradossale libidine nel non contare un cazzo.

lunedì 12 dicembre 2016

E siamo a quattro!


Escludendo il povero Bersani che durò poche ore, siamo a quattro: Monti, Letta, Renzi e ora Gentiloni. Quarto governo consecutivo mai votato da nessuno.

Sì, lo so. Sento già le stridule e insopportabili voci di certe sciocche pattuglie antigrilline a ricordarmi che in Italia si vota per la composizione del Parlamento, non quella del Governo. Tuttavia, sono oltremodo stufo di leggere questi commenti da parte di questi fenomeni del diritto costituzionale (spesso gli stessi che volevano stravolgere il senso della Costituzione prima del 4 dicembre): se risento dire un’altra volta “Studia! Il governo non lo elegge il popolo!” giuro che mando a quel paese qualcuno.

Perché dicono queste cose ovvie? Lo sappiamo benissimo che non si elegge direttamente un governo né il Presidente del Consiglio. Ma come è noto, qualsiasi governo dovrebbe essere in qualche modo legittimato, “investito” da una certa spinta popolare. Altrimenti, come abbiamo ben visto, dura molto poco. È la democrazia, baby.

Sta di fatto che siamo a quattro. Nell’arco di ben 2 legislature, siamo al quarto Presidente del Consiglio, siamo al quarto governo che non è mai stato scelto da nessuno, che non ha ricevuto in alcun modo nessuna legittimazione popolare. Governi creati a tavolino, fregandosene della volontà e del chiaro sentimento degli elettori. Neanche nello Stato libero di Bananas.

Infatti, per quanto il referendum costituzionale non doveva per niente al mondo essere un voto su una persona (in questo caso Matteo Renzi) è stato il ducetto di Rignano stesso a trasformarlo in questo senso, in un Pro o Contro la sua persona. E ci siamo trovati dunque ad un risultato eclatante che ha certamente salvato la Costituzione da uno stupro selvaggio, ma soprattutto ha sancito il rifiuto degli italiani di proseguire nella direzione scelta da Renzi e Napolitano.

Ecco perché da Mattarella mi aspettavo una scelta diversa. Mi aspettavo una figura più “centrale”, più “trasversale” e, in definitiva, molto meno renziana di quella di Paolo Gentiloni. Intendiamoci, in qualche modo Mattarella doveva scegliere, e non era certo una scelta facile. Come si muoveva si muoveva male, il Presidente della Repubblica. Tuttavia, la scelta di Gentiloni e del probabile governo Renzi-bis che ci aspetta (se i ministri di cui si parla in queste ore verranno confermati) ci dà segnali molto contrari e discordanti.

Quello di cui avevamo bisogno è un governo provvisorio e con data di scadenza che ci traghetti fino alle prossime elezioni che, dopo la sentenza della Consulta, ci dia una legge elettorale concorde con le indicazioni della Corte Costituzionale. Insomma, sempre parlando in termini di data di scadenza, elezioni in primavera. Invece pare che questi si vogliano mettere, con la stessa maggioranza a cui gli italiani hanno dato un chiaro segnale di rifiuto, a discutere di una nuova legge elettorale!

Ma questi, forse ce ne siamo dimenticati, una legge elettorale l’hanno già fatta. E tutto quello che sono stati in grado di produrre è stato quel “capolavoro” dell’Italicum. Una legge elettorale incostituzionale per gli stessi motivi del Porcellum, monca (in quanto lascia il Senato privo di legge elettorale) e fortemente antidemocratica. Una legge elettorale che loro stessi definirono la migliore possibile, mentre ora che i 5 Stelle potrebbero seriamente vincere le elezioni e avere una larga maggioranza, pare non sia più tanto perfetta.

Ecco perché se c’è una cosa che mi spaventa più dell’Italicum è proprio immaginarmi questi soggetti che si mettono (di nuovo) a partorire una legge elettorale. Quello che sapevano fare lo hanno già fatto, ed è una schifezza. Non voglio neanche vedere che cosa potrebbero concepire adesso.

Dunque, per quanto la scelta di Mattarella di affidare il nuovo governo ad un renziano europeista ed ex-anello di congiunzione tra centro-sinistra e Berlusconi mi lasci perplesso, dico: va bene! Purché il Presidente della Repubblica rimanga vigile e cerchi di portare questo governo ad una legge elettorale che segua le indicazioni della Consulta del 24 gennaio 2017 e che ci porti a scegliere il nuovo Parlamento in primavera.

Che poi, vabbè che si cercherà in tutti i modi di prolungare questa legislatura sino al 2018 per poter portare a casa stipendi d’oro e vitalizi, ma la grande stupidità di questa maggioranza (per chi ne avesse ancora qualche dubbio, dopo l'arrogante e fallimentare campagna referendaria) si vede soprattutto in questo aspetto: più questo governo dura, più i sentimenti del popolo italiano nei confronti dei partiti dell’attuale governo si scalderanno e peggioreranno. Più questi vanno avanti, imperterriti e totalmente sconnessi dalla realtà del paese, più i voti si sposteranno verso Grillo, Salvini o la Meloni. Più cercano di guadagnare terreno (in modo scorretto) e più lo perdono.

In ogni caso, sembrano davvero alla canna del gas. O verranno spazzati via con nuove elezioni, oppure, presumibilmente, si spazzeranno via con le proprie mani.

martedì 6 dicembre 2016

La Costituzione è salva! Ora parliamo di quello che è successo.


Avete presente la reazione di Andrea Scanzi appena appreso l’esito del referendum? Ecco, appena l’ho vista ho pensato “Che grullo”, malcelando però il fatto che anch’io poche ore prima, ho reagito più o meno allo stesso modo.

Non pensavo che la Costituzione si sarebbe salvata da questo colossale attacco. E invece, come ha detto la Falcone, “ha dimostrato di avere dei forti anticorpi”. Meno male, questo mi dà una grande carica di fiducia che stavo iniziando a perdere.

E adesso? Prima ancora di parlare delle conseguenze politiche, vorrei sottolineare alcuni aspetti. Date le enormi proporzioni di questa scoppola elettorale, mi sembra il minimo puntualizzare qualche elemento.

Primo: l’apocalisse del No. Non doveva scatenarsi l’apocalisse, con crollo dei mercati, uscita dall’Europa, invasione delle cavallette e l’avvento dell’angelo sterminatore? Esattamente come con la Brexit e con la vittoria di Trump, l’apocalisse non si è concretizzata.

Secondo: sempre allacciandosi alla Brexit e a Donald Trump… Dopo le due  batoste elettorali, in particolare nel caso delle elezioni presidenziali USA, è seguita una vera e propria flagellazione dei media tradizionali che, dopo aver colpevolmente preso posizioni politiche e dopo aver scritto e detto il falso diffondendo dati inesatti, privi di fonti e tendenziosi, sono stati smascherati come ciò che sono: burattini dei poteri forti, cani da riporto del potere e, infine, completi idioti. E qui in Italia? Dopo che il 90% dell’informazione “tradizionale” si è apertamente schierata per il Sì, dopo il terrorismo psicologico, dopo i finti sondaggi usciti in “silenzio elettorale” che davano fantomaticamente il Sì al 56%, dopo tutto questo cosa ci troviamo? Un bel niente. Eh no, adesso i media nazionali ed europei dovrebbero subire lo stesso trattamento, la stessa “gogna” di tutti quelli che avevano volutamente tentato di manipolare l’opinione pubblica in America. Sta di fatto che lo schiaffo, a livello mediatico, è innegabile, potente, bellissimo. Le persone cominciano a non fidarsi più dei media tradizionali, e ciò non può che essere positivo.

Terzo: voglio vedere i Pdioti prendersela con Renzi. Sia i renziani che i non renziani. Il ducetto di Rignano, dall’alto della sua supponenza e della inimmaginabile arroganza, è arrivato a personalizzare un voto che di personale aveva poco e nulla. Si è trovato a sbattere violentemente contro la realtà, e di questo godo. Come un riccio. Perché non è solo Renzi che ha perso, ma tutto un modo di fare politica con arroganza, colpi di maggioranza, aggirando le regole e i principi democratici, sbattendosene di tutto e di tutti, soprattutto delle opposizioni che  dovrebbero di diritto essere coinvolte in procedimenti delicati e trasversali come le modifiche costituzionali. E ora? Cade il governo? La colpa non è certo del No. La colpa è di chi, da arrogante scorretto, ha dato le dimissioni. A livello istituzionale, non c’è alcun nesso tra referendum costituzionale e dimissioni del premier. L’unico a cui dobbiamo imputare la fine di questo governo è solo e soltanto Renzi. Non a caso Mattarella, almeno a livello istituzionale, giustamente non può accettare le dimissioni. Voi mi direte che Renzi aveva già promesso che si sarebbe dimesso in caso di sconfitta. È vero. Ma quante promesse ha mantenuto Renzi finora, nella sua carriera politica? Zero. Perché avrebbe dovuto mantenere questa? Per un semplice motivo: benché Renzi sia un pessimo vincente (perché arrogante e antidemocratico) è soprattutto un orrendo perdente. Renzi non sa come giocare la partita se il tavolo non è truccato. E dato che in questa grandiosa votazione il popolo italiano non gli ha permesso di truccare il tavolo, allora il ducetto lascia. Quindi, chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Voglio vedere tutti i Pdioti, uno ad uno, prendersela con il loro ducetto per tutti gli errori, le menzogne, le arroganze e le schifezze che ha combinato. E non solo con Renzi, ma con tutta la sua cerchia.

Quarto: il Pd deve ritrovare la sua dimensione. Il 41% del Sì è molto probabilmente quasi interamente renziano. Ma non certo interamente piddino. Con Renzi fuori dai giochi (perché o esce di scena o fonda un proprio partito, ma comunque nella politica nazionale del Pd ha chiuso) il Pd deve ripartire da quella base di “centro-sinistra” con cui si aggira intorno al 20-25% dei voti del paese e lavorare con quello che ha. Nessuno si sogna un Pd da 41% senza Renzi, è chiaro. E allora dove è logico che guardi il Pd di oggi? Alle esigenze dei lavoratori, delle persone comuni. Toh, forse al Pd toccherà chiedere scusa di tutte le diffamazioni ad un altro movimento politico che da sempre cerca di tutelare il “popolo”. Sarà mica che al Pd, per sopravvivere, toccherà diventare “populista”?

Quinto: adesso siamo nelle mani di Mattarella. E quello che mi auguro è che non commetta gli stessi errori di  Napolitano. Mattarella deve fare il Presidente di tutti, deve fare l’arbitro. Deve tutelare tutte le forze politiche fino al momento in cui torneremo alle elezioni. Da Mattarella mi aspetto che porti correttamente tutte le fazioni politiche verso un momento cruciale: quando la Consulta si esprimerà sulla legge elettorale. Correggere la legge elettorale sulla linea della Consulta (che, fino a prova contraria è, con un Parlamento “porcellumoso” e illegittimo, l’unico organo che può esprimersi) e arrivare ad elezioni legittime che portino ad un nuovo – e Costituzionalmente corretto – Parlamento, chiudendo così una lunga parentesi di composizioni parlamentari illegittime, leggi truffa, governi mai votati da nessuno, eccetera eccetera eccetera.

Un ultimo punto molto importante. La prima forza politica del paese è in questo momento e con ogni probabilità il Movimento 5 Stelle. Adesso si trova ad un passo da un possibile governo pentastellato. Per evitare di commettere di nuovo i tanti errori fatti in passato, occorre che si formi una sorta di “classe dirigente” a prova di bomba. Anche senza passare dalla rete, anche solo tramite gli organi di direttorio e la supervisione di Grillo. Una leadership ispirata e “a prova di bomba” serve non solo per un governo solido ma per il futuro del Movimento stesso. Perché è sul punto cruciale dell’accuratezza della scelta dei canditati che si giocherà il futuro del Movimento, che ne determinerà la credibilità e la reputazione. E la credibilità è tutto.

sabato 3 dicembre 2016

Buon voto (o buona catastrofe) a tutti!


Siamo giunti al termine di una campagna referendaria tra le più odiose, più ipocrite e più invadenti che si ricordi. E delle tante cose dette, urlate, o lasciate intendere durante tutto questo tempo, resta la frase di Maurizio Crozza quella che maggiormente spiega come stanno veramente le cose: il paese è diviso tra chi voterà Sì e chi invece la riforma costituzionale l’ha capita.

Esatto, perché diciamo le cose come stanno, diciamole chiaramente: leggere e capire la riforma costituzionale che andremo a votare domani, e allo stesso tempo trovarla una buona riforma, sono due cose totalmente incompatibili e impossibili. Un conto è se si vota perché si ha un particolare interesse e/o una tessera di partito. Tutta un’altra storia invece se si legge la riforma e la si trova ben scritta, moderna, democratica, condivisibile. Se così fosse: tu che leggi, sei una persona intelligente e sveglia. Per favore, rileggila, magari la prima volta eri distratto.

Questa è una riforma scritta coi piedi (e per forza, è la riforma di Verdini e della Boschi, ne vogliamo parlare?) sin dal punto di partenza, ossia dal quesito che domani avremo la sfortuna di leggere in cabina elettorale: un quesito truffa. È un quesito truffa degno di una pura dittatura da Stato libero di Bananas in quanto non cita la riforma ma ne fa propaganda politica. Quello che c’è scritto sulla scheda non è il contenuto della riforma, ma le diciture “slogan” che ci rifila Renzi da ormai troppo tempo. Senza contare che Matteo Renzi stesso ha persino ammesso che leggendo il quesito in cabina elettorale, ci sarà un travaso di voti del 3% circa dal No al Sì. Ma dico io, come si fa ad essere così sfacciatamente sfacciato (scusate il gioco di parole)!

Senza contare che nello spirito stesso di una Costituzione, intesa come regola “suprema” del funzionamento di uno Stato e dell’attuazione dei diritti dei cittadini, un quesito così “vasto”, che stravolgerebbe il contenuto della Costituzione con il cambiamento radicale dell’assetto dello Stato contenuto in ben 47 articoli diversi, è un quesito assurdo, irreale ed irresponsabile. La Costituzione si cambia a piccoli passi e a larghe intese, non in questo modo. Perché ad esempio fare un quesito unico quando avremmo potuto esprimerci a favore o contro determinati aspetti di questa riforma? Un referendum suddiviso (una riforma suddivisa) in 4 o 5 quesiti indipendenti sarebbe stato un approccio più sensato e nello spirito della Costituzione.

Tuttavia, il voler chiamare ad esprimersi gli italiani su tutto un “blocco” di riforme, fa parte di una strategia ben precisa di questo governo: il terrorismo psicologico che ne deriva.

“Se vince il No, non si cambierà la Costituzione per 20 anni”: FALSO. Entro un paio di anni potremmo tranquillamente portare avanti riforme diverse (e migliori) senza alcun problema. La nostra storia è piena di piccole riforme costituzionali che mai hanno richiesto più di un paio di anni di discussione parlamentare.
“Se vince il No, crolla il governo e avremo un governo tecnico o, peggio, Grillo”: FALSO. A parte il fatto che se proprio vi piace Renzi (problema vostro, ma non voglio parlare di questo) fate una bella cosa: votatelo, nel caso si andasse alle elezioni. Lo votate e vi tenete il vostro bel Renzino. Ma il punto non è questo: questo non è un voto politico, mettiamocelo bene in testa. È un voto su una riforma costituzionale (dunque una regola trasversale ai partiti) e a seguito di un esito positivo o negativo del referendum, Renzi può (e secondo me deve) andare avanti fino al 2018. Intendiamoci, io non ho votato e non ho mai appoggiato Renzi, ma non è questo l’ambito né il contesto di giudicare la legittimità di questo governo o il suo operato. Se vince il No, Renzi non se ne va. A meno che non sia lui stesso a volersi dimettere, il che è qualcosa di totalmente slegato dall’esito del referendum. Non sta scritto da nessuna parte che se ne debba andare. Altra “trovata” per scaturire terrore, in poche parole.
“Se voti No, voti con Salvini”. Sì, certo. Ma come detto, questa è una riforma su un regolamento trasversale come la Costituzione. Votare assieme a gente con cui politicamente non ci prenderesti neanche un caffè, fa parte del gioco. La nostra Costituzione è stata scritta da forze politiche estremamente diverse tra loro. Embè? È normale. Senza contare che, sì, voterò come Salvini, ma voterò anche come innumerevoli personaggi validi e onesti che vanno dalla sinistra extraparlamentare, l’associazione Partigiani, magistrati onesti che credono nella legalità, e molte altre personalità di indubbio spessore politico e morale. Senza contare che lo stesso discorso potrebbe essere fatto alla famigerata “accozzaglia del Sì”: anche lì, chiaramente, si mischiano personaggi positivi e (soprattutto) personaggi molto, ma molto negativi.
“Se voti No, si torna indietro di vent’anni”: FALSO. Se vince il No, ci teniamo una delle Costituzioni migliori al mondo, scusate se è poco. L’approvazione delle leggi è troppo lenta: falso anche questo. In Europa siamo il secondo paese per velocità di approvazione delle leggi. Il Senato è un doppione della Camera? Beh, può darsi. Ma allora perché non eliminarlo del tutto?

Eh, già, perché non dimentichiamoci del “nuovo” Senato renziano: questa è probabilmente la maggiore criticità di questa pessima riforma, il Senato. Se Renzi lo avesse voluto cancellare del tutto, avrei pensato anche a votare a favore. Ma il Senato non scompare affatto. Viene solo svuotato di 215 Senatori. Un misero risparmio, considerando che ne rimangono 100 che andranno comunque a pesare sulle tasche dello Stato per spostamenti, rimborsi, etc… E per questo misero risparmio, in cambio cosa abbiamo? Fatemelo scrivere a caratteri cubitali, vi prego:

PERDIAMO IL DIRITTO DI ELEGGERE I SENATORI.

Ma come? In America, negli anni Trenta, sono passati dal Senato “nominato” al Senato “elettivo” e noi, nel 2016, passiamo al Senato non elettivo? Ma stiamo scherzando?

Con tutti i problemi che esso comporta. A parte l’ovvia antidemocraticità di questo aspetto della riforma (non poter eleggere i senatori), aspetto peraltro che Renzi ha goffamente cercato di mascherare presentando in diretta TV una scheda elettorale del Senato FALSA in quanto non potrà mai e poi mai esistere se passasse questa riforma, ci sono numerosi altri problemi legati a questo nuovo Senato. Il nuovo Senato avrà una maggioranza totalmente diversa da quella della Camera, in quanto la Camera risponde alle elezioni politiche, mentre la composizione del Senato segue quella dei consigli regionali. Immaginatevi questo scenario: il M5S vince le elezioni e, “grazie” all’Italicum, ottiene una larga maggioranza alla Camera. A quel punto avremmo una Camera al 54% pentastellata ed un Senato al 60% piddino. Ogni legge che esce dalla Camera verrà automaticamente rimbalzata dal Senato che può (cazzo, se può!) opporsi e così il ping pong comincia. Uno scenario assolutamente folle.

Vogliamo poi parlare di molte altre problematiche del nuovo Senato, come incompatibilità dei ruoli di Sindaco e Senatore? Mi pare oltremodo ovvio che il Sindaco è un lavoro a tempo pieno, e uno non avrà certo il tempo di fare sia il Sindaco che il Senatore, a meno che le giornate non diventino di 48 ore.

Ma poi, altra cosa gravissima: mi sapete dire che cazzo c’entra l’immunità parlamentare per Sindaci e consiglieri regionali? Renzi diceva che l’avrebbe tolta, ma così non è stato. Segno che c’è chiaramente la volontà di concedere l’immunità parlamentare a personaggi come De Luca. Alla peggior classe politica del paese: le amministrazioni locali. Pensateci un attimo: basta un solo consigliere regionale corrotto o corruttibile che viene investito di immunità grazie al Senato. A quel punto, secondo voi, se qualcuno ha da fare qualche “lavoretto” poco chiaro, che fa? Lo fa da sé, oppure paga il collega “immune” per farlo al posto suo? Questo aspetto è forse uno dei più gravi, in quanto lascia trasparire l’essenziale natura fuorilegge del Pd e di questa classe dirigente.

La sto tirando troppo per le lunghe? Lo so, mi dispiace. Ma le cose da dire sarebbero ancora tante. Come il fatto che questa nuova Costituzione spianerebbe la strada a grandi opere inutili richieste dall’Europa e dai poteri finanziari senza che Regioni ed enti locali possano difendersi in alcun modo. Come il fatto che l’articolo 70 della Costituzione farebbe appoggio su leggi ordinarie, il che è un obbrobrio giuridico: ma come, la Costituzione, dalla quale tutte le altre leggi dovrebbero dipendere, dipende a sua volta da leggi ordinarie? In pratica, basterà cambiare le leggi ordinarie per far saltare il funzionamento dell’articolo 70? Vi rendete conto?

No, no. Voglio chiuderla qui. Perché davvero, quello che ha detto Crozza resta la cosa più intelligente: o voti Sì, oppure l’hai capita. O voti Sì, oppure hai capito che questa riforma prevede un passaggio di poteri legislativi dal Parlamento al Governo che è quanto di più distante da una Costituzione che fu scritta con principi democratici e antifascisti. O voti Sì, oppure hai capito che solo votando No si potrà evitare una deriva catastrofica che farà danni immani al nostro ordinamento democratico repubblicano. E mentre Renzi andrà via, prima o poi, mi preoccupa ancora più di Renzi chi verrà dopo Renzi, quelli che avranno la possibilità di trasformare il Paese a proprio piacimento e senza vincoli democratici in un mostro che difficilmente riusciremmo a chiamare “casa”. Perché l’Italia non sarà più casa nostra, ma un posto da cui fuggire a gambe levate.

Dunque, amici, buon voto e (Dio non voglia) buona catastrofe.
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