venerdì 23 dicembre 2016

Guerra alle “fake news”, ma chi ci proteggerà dalle notizie “vere”?


A quanto pare, il mondo dei social sta dichiarando guerra alle cosiddette “fake news”. In Germania addirittura si parla di multe milionarie contro Facebook e contro chi diffonde le cosiddette “bufale”. Qualcuno potrebbe pensare che questo sia un bene, un giro di vite contro la diffusione di notizie false e/o bufale. Tuttavia, occorre fare qualche almeno due importanti considerazioni.

La prima: chi sarà l’arbitro? Chi è che determinerà se una notizia è vera o falsa? Questo non è ben chiaro e il poco che sappiamo lascia perplessi. A quanto pare, le notizie considerate “vere” saranno quelle comprovate dalle testate giornalistiche ufficiali. Dalla carta stampata, in soldoni. Peccato che questo non costituisca né una garanzia (vista la spiccata caratteristica delle grandi testate “filo-governative” e/o “filo-finanziarie” dunque la manifesta scarsa imparzialità) né una metodologia corretta ed efficace (dato che il metodo corretto dovrebbe essere quello del fact-checking e della verifica degli eventi riportati).

Se per “bufala” intendiamo semplicemente una notizia non riportata dai giornali, beh, allora è bene chiarire il fatto che molte notizie assolutamente vere stanno girando in questo momento sul web proprio in barba alle grandi testate giornalistiche. Dobbiamo partire dal presupposto – innegabile ed evidente a chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale – che in questo mondo (governato dagli interessi della finanza mondiale) le testate giornalistiche dipendono sempre da qualcuno. Questo non significa automaticamente che i poteri finanziari dettano la linea dei più grandi quotidiani mondiali (anche se in larga parte è così) ma sicuramente ci lascia la certezza di poter affermare che i giornali non sono liberi. Non sono autonomi.

Cosa che invece avviene (in modo fin troppo incontrastato) sul web. La caratteristica che rende il web non solo diverso dalla carta stampata, ma anche incredibilmente più valido dal punto di vista dell’informazione e al passo con il futuro, è proprio la sua totale libertà e indipendenza. Il che porta con sé, come tutte le cose, anche il rovescio della medaglia. La possibilità di diffondere in modo più o meno incontrollato, oltre alle notizie semplicemente “scomode”, anche quelle “false”.

Una cosa che però non dobbiamo assolutamente fare è quella di confondere tra loro proprio queste due categorie: le notizie “scomode” non sono necessariamente quelle “false”, mentre quelle “false” non sono necessariamente “scomode”. Quando esce una notizia scomoda (che però è vera) molto spesso viene declassata a bufala, in quanto non ripresa da alcun giornale. Ma il fatto che nessun giornale la diffonda, appunto, non è un sintomo di bufala ma di una notizia che non conviene diffondere.

Ad ogni modo, le élite vogliono prendere le notizie false – quelle false sul serio – e, con la scusa, con il pretesto di volerne bloccare la diffusione, mirano a tirare dentro anche le notizie scomode. Ma a me, imparziale fruitore del web e lettore delle notizie dal mondo, davvero frega qualcosa dell’annientamento delle panzane che girano sul web, al costo – carissimo – di veder trasformarsi il web in una sottospecie di “copia” della carta stampata, al costo – carissimo – di non poter più trovare fonti di informazione “alternative” (leggi “indipendenti”) da cui potermi informare? Non è forse dunque solo ed esclusivo interesse delle élite abbuiare queste cosiddette “fake news”?

La seconda considerazione importante da porsi è strettamente legata alla prima. Se ci penseranno i giornali, la finanza ed i governi a “proteggerci” dalle “fake news”, chi ci proteggerà dalle migliaia di notizie “vere” (!) che escono ogni giorno sui quotidiani? Se il web è divenuto (sempre grazie alla sua inevitabile indipendenza) suo malgrado un contenitore di bufale (anche se in piccola parte, in confronto alle notizie scomode) non ho parole per definire la quantità di bufale che si leggono ogni giorno sulle più importanti testate giornalistiche del mondo. Con la differenza (gravissima) che le bufale che escono sul web provengono da menti contorte ma tutto sommato perlopiù innocue (con alcune eccezioni), mentre quelle che escono sui giornali sono notizie false e distribuite con cognizione di causa e con un preciso obiettivo prestabilito. Assistiamo quotidianamente alla santificazione dei poteri forti, alla beatificazione dell’Europa finanziaria, alla mistificazione dei conflitti internazionali, senza contare la demonizzazione degli avversari politici, la distorsione del significato delle parole (vedi populismo, antipolitica, complottismo, etc…) e l’imbavagliamento sconsiderato di qualsiasi voce fuori dal coro.

Ecco, chi ci proteggerà da tutto questo? Domandiamoci come mai si sente tanto il bisogno di bloccare le cosiddette bufale mentre si chiude un occhio (o meglio, sapientemente si avalla) la grande quantità di notizie false che vengono colpevolmente pubblicate dai media di tutto il mondo?

Come in tutte le cose, queste decisioni vengono prese non per il bene collettivo (in questo caso del cittadino che si informa) ma per uno specifico mantenimento dello status quo e per l’annientamento di ogni voce discordante con quella del sacro mantra del capitalismo finanziario mondiale, di quei poteri che controllano governi, parlamenti e banche di tutto il mondo. E quello italiano, di governo, in questo momento così delicato dopo un referendum che avrebbe dovuto mandarlo a casa e invece si trova nuovamente composto da burattini filo-europeisti e rappresentanti dei poteri finanziari, non è certo esente da questo discorso.

Il web resta, di fatto, l’unica nostra arma a disposizione per difenderci dalle infinite menzogne che questa cricca trasversale ci propina ogni giorno. Il fatto che ora questi vorrebbero togliercelo e farlo passare anche come un provvedimento per il nostro bene è quanto di più immorale e offensivo. Risparmiateci almeno la vostra finta morale e questa insopportabile falsità e chiamatelo con il suo vero nome: bavaglio.
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