martedì 13 dicembre 2016

Il grande equivoco del governo eletto dal popolo (lezione per i fenomeni del diritto costituzionale)


Ieri ho pubblicato un post che sottolineava come il nostro paese sia al quarto governo consecutivo non passato tramite le elezioni politiche ma creato a tavolino su maggioranze improvvisate. Come facilmente prevedibile (miseria, se me lo aspettavo) sono arrivati i fenomeni del diritto costituzionale a ricordarmi che “il governo non è eletto dal popolo” e che “l’elezione diretta del premier non esiste in Italia”.

Peccato che questo lo avevo scritto anche io nel mio post (perché queste capre prima commentano ad minchiam, e poi, forse, leggono):
Lo sappiamo benissimo che non si elegge direttamente un governo né il Presidente del Consiglio. Ma come è noto, qualsiasi governo dovrebbe essere in qualche modo legittimato, “investito” da una certa spinta popolare. Altrimenti, come abbiamo ben visto, dura molto poco. È la democrazia, baby.
Ma ugualmente, mi si veniva a rimproverare di dire “balle”, di fare “disinformazione” e di diffondere l’errata idea che il premier fosse eletto dal popolo.

Allora, facciamo un attimo il punto della situazione, perché di questa storia sono davvero stanco. Si leggono troppe cazzate a giro.

L’elezione diretta del premier non esiste. Il governo viene formato dal premier incaricato dal Presidente della Repubblica. Durante le elezioni politiche, gli italiani determinano la composizione del Parlamento e – in assenza di liste bloccate alla Porcellum e alla Italicum dunque incostituzionali – all’elezione diretta dei parlamentari di Camera e Senato. Non esiste un solo capo di governo nella storia repubblicana ad essere stato eletto direttamente dai cittadini.

Ok, ora che il primo punto è chiaro, ora che è evidente che nessuno sta confondendo le regole del gioco e che il sottoscritto non si debba iscrivere, come dice qualche altro fenomeno del diritto costituzionale, “a Scienze delle Piadine al Prosciutto presso l'Università della Vita”, forse possiamo andare avanti.

Nessuno qui sta dicendo che le nomine di Monti, poi Letta, poi Renzi e ora Gentiloni sono incostituzionali. Nessuno sta dicendo che prima Napolitano, poi Mattarella hanno agito al di fuori dei propri confini istituzionali nell’incaricare i 4 ultimi premier di formare i 4 ultimi governi. Nessuno sta dicendo che il Presidente della Repubblica Mattarella ha commesso, incaricando Gentiloni, un qualche abuso o – peggio ancora – reato o illecito.

Quello di cui stiamo parlando qui è di fare la cosa giusta e sensata a seguito di una determinata situazione politica e sociale del paese. La storia, recente e non, ci insegna che un governo per reggere ha bisogno di un certo consenso popolare. Deve, in soldoni, rispecchiare una larga maggioranza di consensi nel paese. Deve rispecchiare l’andamento delle elezioni. È logica, è democrazia, è buon senso, è giustizia. Nessuno, affermandolo, dovrebbe essere mandato a Scienze delle Piadine al Prosciutto.

A Scienze delle Piadine al Prosciutto non doveva forse essere mandato anche Matteo Renzi stesso, quando affermò (mentendo spudoratamente, peraltro, ma questo è un altro discorso) che avrebbe voluto fare il premier solo ed esclusivamente “passando per le elezioni” e non con “inciuci di palazzo”? Dov’erano allora i fenomeni del diritto costituzionale a ricordare al segretario piddino di iscriversi a Scienze delle Piadine?

Non a caso, dietro alla paradossale personalizzazione del referendum da parte di Renzi, poi alla luce dei fatti scelta suicida, non c’è solo la sua grande arroganza, ma anche (e forse in egual misura) un disperato tentativo di ottenere quel “mandato popolare” che gli è tanto mancato dalle elezioni. Lo ha detto chiaramente: sarebbe divenuto premier passando dalle elezioni. Invece così non è stato e forse ha in qualche modo provato a ottenere questo consenso popolare “personalizzando” il referendum in un o No verso la sua persona ed il suo governo.

Questo perché il cosiddetto “mandato popolare”, concetto non-scritto della Costituzione ma ugualmente presente e fondamentale, è un aspetto irrinunciabile per qualsiasi governo stabile e duraturo. Non a caso si svolgono regolarmente per quasi tutti i partiti primarie o votazioni interne per determinare il volto del candidato premier.

Ignorare questo fatto non solo dimostra un’ignoranza degna, questa sì, da Scienze delle Piadine al Prosciutto, ma addirittura una spiccata mancanza di spirito democratico e una sorta di sadomasochismo elettorale, una sottospecie di dubbio e osceno piacere che questi fenomeni del diritto costituzionale provano nell’immenso privilegio di non scegliere chi mandare a governare questo paese. Una stravagante e paradossale libidine nel non contare un cazzo.
UA-57431578-1