sabato 17 dicembre 2016

Il senso della misura


Quello che sta mancando in queste ore, in cui orde di giornalisti armati di tastiera e dubbie intenzioni, è il senso della misura. Occorre fare chiarezza e ridare ad ogni evento una giusta dimensione.

Virginia Raggi ha sbagliato. Diciamolo subito e chiaramente, come lei stessa ha ammesso. Ha sbagliato a fidarsi di Marra, così come ha sbagliato a difenderlo a spada tratta anche mentre eccellenti personalità del MoVimento stesso la mettevano in guarda (Grillo, Ruocco e vari parlamentari). Non è un errore da prendere alla leggera.

Tuttavia, mentre in altre città ci sono sindaci o presidenti della Regione inquisiti o addirittura agli arresti (vedi Sala a Milano, vedi De Luca, etc…) il vero e proprio massacro mediatico sta avvenendo solo nei confronti di Virginia Raggi e del M5S capitolino. Perché? È davvero questa la proporzione, la gravità da imputare a tutti questi eventi?

Per quanto l’errore della Raggi sia molto grave, non tanto nel collaborare con Marra (che certo non poteva essere cacciato essendo un dipendente del Comune!) quanto nell’averlo politicamente e pubblicamente difeso, alla giovane sindaca 5 Stelle può essere imputata come unica colpa quella di non aver “visto” di che personaggio si trattava, di non essersi accorta di non poter difendere qualcuno che non era così difendibile.

È un errore? Sì. È grave? Molto. È equiparabile a quello che succede quotidianamente nelle amministrazioni locali di tutto il Paese? Assolutamente no.

Mentre la colpa della Raggi è stata unicamente di responsabilità politica (non è certo un reato essersi “fidati” di Marra) quello che avviene a Milano oppure in Campania in casa Pd è di natura penale. Qui si parla di reati commessi in prima persona.

Come dice Travaglio in una lucida e sapiente analisi dei fatti, “poteva la Raggi immaginare che, tre anni fa, Marra si era fatto pagare una casa da Scarpellini? Alzi la mano chi lo sapeva, o lo pensava. Le ferocissime critiche al dirigente nascevano da comprensibilissimi motivi politici: simpatie di destra, collaborazione con le giunte Alemanno e Polverini, continuità con il passato, eccessiva padronanza dei meandri del potere. Ma, se ogni nuovo sindaco dovesse tagliare i ponti con le centinaia di dirigenti e i funzionari comunali solo perché lavoravano anche prima, visto che licenziarli è vietato, la soluzione sarebbe una sola: bombardare col napalm i palazzi civici a ogni cambio della guardia, e senza preavviso agl’inquilini.”

Questo ha commesso i fatti incriminati nel 2013, quando lavorava per giunte molto diverse da quella dei 5 Stelle, anzi, quando i 5 Stelle ancora non si sognavano neanche di poter governare Roma. La Raggi non poteva cacciarlo, non dimentichiamolo. C’era Marino a quel tempo. Avrebbero chiesto anche la testa di Marino, se i fatti fossero stati accertati allora?

Per concludere, tornando agli sciacalli comunemente conosciuti come “giornalisti” che in queste ore si stanno scagliando contro le colpe della Raggi, in preda ogni giorno a totali amnesie sulle malefatte che avvengono quotidianamente in molte amministrazioni locali e/o nazionali, la mia domanda è la seguente: è forse giusto chiedere a Virginia Raggi di dimettersi?

In un momento in cui vediamo criminali politici e politici criminali amministrare circa il 60% delle regioni e dei comuni italiani senza la benché minima intenzione di dimettersi di fronte a fattacci ben più gravi di quelli di Roma, chiedere le dimissioni della Raggi fa effettivamente ridere. Virginia potrebbe anche dimettersi, certo, assumendosi la responsabilità politica dell’accaduto (unica vera sua responsabilità, peraltro). Ma non dimentichiamoci che qui, appena “l’altroieri”, c’era Mafia Capitale. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un incidente di percorso, e non di un reato commesso da nessun membro dei 5 Stelle. Perché dimettersi? Per ridare forza alle mafie, alla destra, al caos di una città gravemente in difficoltà? Perché, si badi bene, queste sarebbero le uniche realtà a trarre vantaggio dalle eventuali dimissioni della Raggi. Che dite, ne vale la pena?
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