martedì 6 dicembre 2016

La Costituzione è salva! Ora parliamo di quello che è successo.


Avete presente la reazione di Andrea Scanzi appena appreso l’esito del referendum? Ecco, appena l’ho vista ho pensato “Che grullo”, malcelando però il fatto che anch’io poche ore prima, ho reagito più o meno allo stesso modo.

Non pensavo che la Costituzione si sarebbe salvata da questo colossale attacco. E invece, come ha detto la Falcone, “ha dimostrato di avere dei forti anticorpi”. Meno male, questo mi dà una grande carica di fiducia che stavo iniziando a perdere.

E adesso? Prima ancora di parlare delle conseguenze politiche, vorrei sottolineare alcuni aspetti. Date le enormi proporzioni di questa scoppola elettorale, mi sembra il minimo puntualizzare qualche elemento.

Primo: l’apocalisse del No. Non doveva scatenarsi l’apocalisse, con crollo dei mercati, uscita dall’Europa, invasione delle cavallette e l’avvento dell’angelo sterminatore? Esattamente come con la Brexit e con la vittoria di Trump, l’apocalisse non si è concretizzata.

Secondo: sempre allacciandosi alla Brexit e a Donald Trump… Dopo le due  batoste elettorali, in particolare nel caso delle elezioni presidenziali USA, è seguita una vera e propria flagellazione dei media tradizionali che, dopo aver colpevolmente preso posizioni politiche e dopo aver scritto e detto il falso diffondendo dati inesatti, privi di fonti e tendenziosi, sono stati smascherati come ciò che sono: burattini dei poteri forti, cani da riporto del potere e, infine, completi idioti. E qui in Italia? Dopo che il 90% dell’informazione “tradizionale” si è apertamente schierata per il Sì, dopo il terrorismo psicologico, dopo i finti sondaggi usciti in “silenzio elettorale” che davano fantomaticamente il Sì al 56%, dopo tutto questo cosa ci troviamo? Un bel niente. Eh no, adesso i media nazionali ed europei dovrebbero subire lo stesso trattamento, la stessa “gogna” di tutti quelli che avevano volutamente tentato di manipolare l’opinione pubblica in America. Sta di fatto che lo schiaffo, a livello mediatico, è innegabile, potente, bellissimo. Le persone cominciano a non fidarsi più dei media tradizionali, e ciò non può che essere positivo.

Terzo: voglio vedere i Pdioti prendersela con Renzi. Sia i renziani che i non renziani. Il ducetto di Rignano, dall’alto della sua supponenza e della inimmaginabile arroganza, è arrivato a personalizzare un voto che di personale aveva poco e nulla. Si è trovato a sbattere violentemente contro la realtà, e di questo godo. Come un riccio. Perché non è solo Renzi che ha perso, ma tutto un modo di fare politica con arroganza, colpi di maggioranza, aggirando le regole e i principi democratici, sbattendosene di tutto e di tutti, soprattutto delle opposizioni che  dovrebbero di diritto essere coinvolte in procedimenti delicati e trasversali come le modifiche costituzionali. E ora? Cade il governo? La colpa non è certo del No. La colpa è di chi, da arrogante scorretto, ha dato le dimissioni. A livello istituzionale, non c’è alcun nesso tra referendum costituzionale e dimissioni del premier. L’unico a cui dobbiamo imputare la fine di questo governo è solo e soltanto Renzi. Non a caso Mattarella, almeno a livello istituzionale, giustamente non può accettare le dimissioni. Voi mi direte che Renzi aveva già promesso che si sarebbe dimesso in caso di sconfitta. È vero. Ma quante promesse ha mantenuto Renzi finora, nella sua carriera politica? Zero. Perché avrebbe dovuto mantenere questa? Per un semplice motivo: benché Renzi sia un pessimo vincente (perché arrogante e antidemocratico) è soprattutto un orrendo perdente. Renzi non sa come giocare la partita se il tavolo non è truccato. E dato che in questa grandiosa votazione il popolo italiano non gli ha permesso di truccare il tavolo, allora il ducetto lascia. Quindi, chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Voglio vedere tutti i Pdioti, uno ad uno, prendersela con il loro ducetto per tutti gli errori, le menzogne, le arroganze e le schifezze che ha combinato. E non solo con Renzi, ma con tutta la sua cerchia.

Quarto: il Pd deve ritrovare la sua dimensione. Il 41% del Sì è molto probabilmente quasi interamente renziano. Ma non certo interamente piddino. Con Renzi fuori dai giochi (perché o esce di scena o fonda un proprio partito, ma comunque nella politica nazionale del Pd ha chiuso) il Pd deve ripartire da quella base di “centro-sinistra” con cui si aggira intorno al 20-25% dei voti del paese e lavorare con quello che ha. Nessuno si sogna un Pd da 41% senza Renzi, è chiaro. E allora dove è logico che guardi il Pd di oggi? Alle esigenze dei lavoratori, delle persone comuni. Toh, forse al Pd toccherà chiedere scusa di tutte le diffamazioni ad un altro movimento politico che da sempre cerca di tutelare il “popolo”. Sarà mica che al Pd, per sopravvivere, toccherà diventare “populista”?

Quinto: adesso siamo nelle mani di Mattarella. E quello che mi auguro è che non commetta gli stessi errori di  Napolitano. Mattarella deve fare il Presidente di tutti, deve fare l’arbitro. Deve tutelare tutte le forze politiche fino al momento in cui torneremo alle elezioni. Da Mattarella mi aspetto che porti correttamente tutte le fazioni politiche verso un momento cruciale: quando la Consulta si esprimerà sulla legge elettorale. Correggere la legge elettorale sulla linea della Consulta (che, fino a prova contraria è, con un Parlamento “porcellumoso” e illegittimo, l’unico organo che può esprimersi) e arrivare ad elezioni legittime che portino ad un nuovo – e Costituzionalmente corretto – Parlamento, chiudendo così una lunga parentesi di composizioni parlamentari illegittime, leggi truffa, governi mai votati da nessuno, eccetera eccetera eccetera.

Un ultimo punto molto importante. La prima forza politica del paese è in questo momento e con ogni probabilità il Movimento 5 Stelle. Adesso si trova ad un passo da un possibile governo pentastellato. Per evitare di commettere di nuovo i tanti errori fatti in passato, occorre che si formi una sorta di “classe dirigente” a prova di bomba. Anche senza passare dalla rete, anche solo tramite gli organi di direttorio e la supervisione di Grillo. Una leadership ispirata e “a prova di bomba” serve non solo per un governo solido ma per il futuro del Movimento stesso. Perché è sul punto cruciale dell’accuratezza della scelta dei canditati che si giocherà il futuro del Movimento, che ne determinerà la credibilità e la reputazione. E la credibilità è tutto.
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