venerdì 10 agosto 2018

Gli zingari si chiamano zingari, anche quando hanno rotto i coglioni


Quando ho sentito la notizia della dipendente della Trenord che dava l’ormai famosissimo messaggio a bordo del treno con cui intimava a zingari e molestatori di lasciare la carrozza, ho fatto spallucce e mi sono chiesto come mai una simile notizia fosse degna di un telegiornale nazionale. Poi mi sono voltato verso la TV e ho letto “Messaggio razzista”. Allora non ci ho capito più niente. Si può sapere, se è lecito domandarlo, dove sta il razzismo in questo episodio? Gli zingari si chiamano zingari, non è una parola dispregiativa (come invece parole indegne tipo “negri” o “terroni” o altro ancora) e i molestatori si chiamano molestatori. Quando questi hanno rotto i coglioni, si dice che “hanno rotto i coglioni”. Qui l’unico punto della questione è che la capotreno in quanto pubblico ufficiale non dovrebbe lasciarsi andare ad un simile linguaggio, ed è giusto che Trenord prenda gli opportuni provvedimenti, tenendo magari presente che il proprio personale è costretto quotidianamente a dover affrontare situazioni del genere. Mi riferisco alla parte della frase in cui pronuncia la parola “coglioni”, non certo alla parte in cui vengono citati “zingari” e “molestatori”.

Manca un atto di violenza, manca un qualsivoglia indice di razzismo, manca la notizia. Eppure, ai giornaloni è arrivato tutto quanto, riportato clamorosamente a grandi lettere in tutti i media mainstream. Perché?

Cerchiamo di capirlo. L’autore del post, tale Raffaele Ariano, è un soggetto che pubblica su Facebook numerosi post contro il governo M5S-Lega, tutti post pubblici che tutti possono leggere. Nel momento in cui sente la capotreno inveire contro zingari e molestatori, subito la sua mente da radical chic da due soldi si attiva e ci vede un nuovo pretesto per dare contro al pericolosissimo fasciogrillopentaleghismo. Allora pubblica un post pretestuoso e chiaramente indirizzato contro il governo presieduto dal nuovo duce Giuseppe Conte con la chiara intenzione di farsi vedere. E così, puntualmente, succede. I giornaloni del pensiero unico prontamente rispondono alla chiamata. Cosa c’è di meglio di una non-notizia, un non-scoop, un fatto in cui se proprio si vuol trovare la notizia di cronaca è che gli zingari viaggianti a bordo dei treni senza titolo di viaggio che molestano i passeggeri hanno effettivamente rotto i coglioni, di un bel pretesto per dare una nuova fake news antigovernativa con la scusante del razzismo?

E così il post arriva ai giornali, che tralasciano magicamente la parte del post in cui l’autore si schiera apertamente a livello politico, autore che – si deduce – preferisce farsi invadere la bacheca in pochi minuti di commenti di ogni genere, tutto per un po’ di visibilità, anziché voler preservare l’anonimato e la privacy (se avesse voluto salvaguardare la propria privacy, avrebbe certo chiesto ai media di oscurare il suo nome).

Ora, questi “casi” di razzismo hanno veramente rotto le palle. Proprio come gli zingari sui treni. E proprio come tutti i Raffaele Ariano che girano per il mondo: fatevi (e fateci) un favore e, vi prego, smettete di dare fiato alle vostre indegne baggianate.


domenica 5 agosto 2018

Salvini, tieni a bada i tuoi!


Mentre le uscite di Fontana riguardo a unioni omosessuali sono antecedenti la sua nomina a Ministro della Famiglia e non dovrebbero in alcun modo entrare nel dibattito politico, mentre il suo personale punto di visto può, sì, essere espresso liberamente purché non vada a intaccare gli accordi programmatici di questo governo, le sue dichiarazioni sulla legge Mancino vanno al di fuori sia della sua competenza di ministro che dalle intenzioni di questo governo.

Per quanto si possa essere d’accordo che in questo momento l’utilizzo pretestuoso della parola razzismo, accuse di presunto fascismo e simili possano essere strumenti al servizio delle élite globaliste, la legge Mancino non è stata mai oggetto di discussione per questo governo - e sarebbe certamente un errore abolirla!

In passato, la Lega può aver detto o fatto molte cose, preso iniziative e posizioni criticabili ma legittime da parte di un movimento di destra, ma nel momento in cui si entra in un governo “bicolore”, alcune delle tue battaglie devi metterle da parte.

Un piccolo promemoria per Salvini, che ogni tanto dovrebbe ricordarsi di non essere il Ministro del Tutto, ma semplicemente Ministro dell’Interno, vicepremier e soprattutto leader del secondo partito di governo: il leader di questo governo non sei tu, non è Di Maio e non è neanche Conte, ma il contratto di governo.

Bene ha fatto dunque il Presidente Conte a redarguire subito il suo Ministro sulla questione della legge Mancino. Non dimentichiamoci che i 5 Stelle hanno lasciato indietro alcuni punti del loro programma perché incompatibili con un governo assieme alla Lega, così come il Carroccio ha escluso dal contratto di governo alcuni elementi più “intransigenti” del proprio progetto politico. Non dimentichiamoci che questo governo, tanto criticato dai benpensanti della sinistra, nasce anche per la volontà dei 5 Stelle di bloccare un ritorno alle elezioni che avrebbe portato con ogni probabilità ad un governo monocolore Salvini-Berlusconi, che certo non avrebbe goduto di alcuna “smussatura” del programma di governo – altro che “il governo più a destra della storia”!

O rispetti il contratto di governo, o ci saranno problemi. I leader non esistono più, lasciamo che i programmi e le idee guidino il Paese, cosa che in realtà altro non è che la vera essenza della parola “politica”. Per cui, caro Salvini, tieni a bada i tuoi. Nel contratto di governo ci sono moltissime cose, per realizzarle tutte ci sarà da lavorare (e parecchio) per molti anni: non usciamo dal tracciato.

sabato 4 agosto 2018

La Boldrini è maschilista!!!


Incredibile. Assolutamente incredibile. Dopo tutte le parole spese contro il maschilismo dilagante nel nostro paese, Laura Boldrini getta la maschera e si dichiara apertamente maschilista.

A quanto pare, la maschera è caduta sul decreto Dignità del governo Conte. Laura Boldrini afferma che il decreto Dignità è “indignitoso” in quanto non prevede nemmeno una riga sull’occupazione femminile.

Cosa?!? L’occupazione femminile? Non sapevo che le donne avessero bisogno di leggi particolari per accedere al mondo del lavoro. A quanto pare, quello che la Boldrini lascia intendere, è che le donne sono esseri inferiori che necessitano di leggi particolari per riuscire a entrare nel mondo del lavoro. Che con le regole che sono scritte per tutti, maschi e femmine, non ce la fanno a stare al passo degli uomini.

Signori, c’è una parola per definire una persona che vede nelle donne esseri mediamente incapaci rispetto alla totalità della popolazione maschile: “maschilista”. Laura Boldrini è una maschilista nell’affermare che le donne, fondamentalmente, “non ce la fanno” a entrare fattivamente nel mondo del lavoro se sono “costrette” a sottostare alle leggi vigenti, che hanno bisogno di una qualche legislazione preferenziale per stare al passo.

Che schifo, amici miei, che schifo. Non ho mai visto tanta superficialità e stupidità sull’argomento. Non ho mai visto un miscuglio di finto buonismo, falso femminismo modaiolo, luoghi comuni, chiusura mentale, mancanza di argomentazioni come in Laura Boldrini.

Beh, almeno adesso sappiamo perché parla. Almeno adesso possiamo farla finita con la messinscena del femminismo, dato che sappiamo per certo, oltre ogni ragionevole dubbio, che Laura Boldrini è una maschilista.

martedì 31 luglio 2018

L’antirazzismo è una virtù (ma l’ipocrisia no)


Condannare e punire episodi di violenza è sempre un valore per la nostra società. Se la violenza è spinta da razzismo, questa è pure un’aggravante, meritevole delle peggiori pene.

Purtroppo però, in questi giorni non è quello che vedo.

Vedo giornalisti servire “scoop” pieni zeppi di informazioni distorte o addirittura inesistenti (si veda l’inesistente operazione all’occhio dell’atleta Daisy Osakue descritta dai media) e casi di presunto razzismo (stesso caso dell’atleta vittima di aggressione: i carabinieri stanno già raccogliendo prove che confermano che non si tratta di violenza razzista, ma di una “banda” di deficienti che hanno colpito diverse persone e non per il colore della pelle) pompati a mille come prima, seconda e terza notizia del telegiornale.

L’incremento della violenza razzista (o presunta tale, come in questo caso) non esiste se non nella narrazione mediatica ottenuta dalla scelta e dall'esposizione tendenziosa delle notizie. Purtroppo il razzismo c’è sempre stato e i razzisti hanno sempre commesso atti violenti. Queste notizie però finivano nella zona di news dedicata alla cronaca nera e non certo all’apertura dei telegiornali. Non ho ricordi di telegiornali che aprivano con ben tre notizie di violenza razzista (presunta e ancora non accertata) relegando pagine importanti di politica internazionale (come per esempio l'incontro tra il premier italiano e il Presidente USA) agli ultimi posti (persino dopo l'arrivo di Ronaldo a Torino). Se c’è una cosa assolutamente evidente in questo momento non è certo un presunto incremento degli episodi razzisti quanto una decisa volontà da parte dei media dell’informazione conformista di addossare la responsabilità di questi eventi a specifiche forze politiche.

A questi personaggi che descrivono il governo come “complice” di atti di razzismo (affermazione sicuramente punibile a livello giudiziario) vorrei dire solo due cose. La prima: un minimo di serietà, perdio! Questi episodi ci sono stati durante tutti i governi della Repubblica in egual misura. Affermare il contrario è una grave (perché intenzionale e deliberata) distorsione della realtà. La seconda cosa che vorrei dire a questi personaggi, e qui mi estendo non solo a personaggi politici ma a persone comuni che parlano (a vanvera) di razzismo, è la seguente: mi date il voltastomaco! La vostra mancanza di argomentazioni e pochezza intellettuale vi spingono ad attaccare un avversario politico (criticabile, per carità!) utilizzando strumentalmente disgrazie vere e reali che colpiscono persone in carne ed ossa. Siete veri e propri sciacalli che strumentalizzano episodi come questi (in modi non sempre veritieri peraltro) per screditare una parte politica a voi avversa. Criticate Salvini, criticate i 5 Stelle, fatelo, vi prego: ma con argomentazioni reali e non spregevoli strumentalizzazioni.

Riuscite a fare schifo quanto i razzisti stessi che compiono questi atti terribili. Anzi, in certi frangenti, fate ancora più schifo. E mentre l’antirazzismo è e resterà sempre una virtù, il buonismo, l’ipocrisia, la strumentalizzazione saranno sempre aspetti da condannare senza pietà.

lunedì 30 luglio 2018

Il M5S come Chavez, parola degli europeisti convinti


Questa campagna denigratoria (presunta) nei confronti dei 5 Stelle è stata concepita dai fini intellettuali del partito di Emma Bonino.

Evidentemente, la plusimmigrazionista europeista paladina della sinistra radicale italiana ritiene che i 5 Stelle siano troppo di sinistra. Che poi, se è lei che lo dice, non è un granché: ci vuol poco ad essere più di sinistra di chi ha consegnato gli ideali storici della sinistra ai libri di storia, preferendo l’Europa dell’Euro e del capitalismo finanziario, l’arrivo incontrastato di flussi migratori incontrollati e incontrollabili col fine ultimo di portare nuovi moderni schiavi africani nel paese, di chi si è messo totalmente al servizio delle peggiori élite finanziarie del mondo.

Ad ogni modo, questo manifesto (comico e rivelatore in modo involontario) dimostra quello che ormai è chiaro: sulle politiche sociali, sul lavoro, sulla tutela dei lavoratori e sulle politiche europee, questo governo (pur non essendo di sinistra) sta facendo più cose "di sinistra" di tutti i governi degli ultimi 30 anni. Nonostante la Lega. E questa è una cosa estremamente positiva.

Un po’ come l’ultima rivelatoria “protesta” della cosiddetta sinistra parlamentare: per criticare Salvini (che è criticabile, per carità!) si sventolava in aula la copertina di Famiglia Cristiana. Ma dico, si può essere più tragicomici di così? A sinistra, si è passati dall’impugnare il Manifesto del Partito Comunista allo sventolare Famiglia Cristiana. Niente bandiera rossa dunque, cari compagni,  piuttosto bandiera vaticana e/o bandiera dell’Unione Europea – espressione totale e massima del capitalismo finanziario sfrenato che la sinistra dovrebbe combattere: che bella fine che avete fatto!

giovedì 26 luglio 2018

Governo Lega/M5S “zero leggi”? Altro che record negativo, c’è da festeggiare!


Intorno ai 40 giorni di governo “del cambiamento”, giravano in rete e sui quotidiani articoli sul cosiddetto “record negativo” delle “zero leggi” presentate nel primo mese abbondante dall’insediamento del premier Conte.

Ora, questi “articoli” mi fanno sorridere. Certo, pubblicare articoloni con titoloni altisonanti sbandierando lo scoop delle zero leggi, sicuramente, è qualcosa che fa venire l’acquolina in bocca a molti pseudo-giornalisti. Ma se ci ragioniamo bene, non c’è nessuno scoop.

Infatti, qui stiamo parlando di due partiti che si trovano ora al governo, uno dopo anni di banchi d’opposizione, l’altro in Parlamento dal 2013 e mai stato al governo. La situazione è inedita, tanto che i precedenti esecutivi, generati da partiti di governo e di vecchia data già in Parlamento da diverse legislature e con alternanti esperienze di governo, avevano l’abitudine di riversare negli uffici legislativi e nelle commissioni tutti quanti i progetti già preparati nelle precedenti esperienze di esecutivo. Così, come un fiume in piena. Ora, quello che molti giornalisti della domenica e Pdioti di vario livello non capiscono ma è chiaro come il sole anche per un bambino di 8 anni, è che un governo totalmente inedito, senza esperienza di governo, senza leggi da “riciclare” meccanicamente, non può fisicamente aver fatto alcuna legge in soli 40 giorni.

Tuttavia, e questo credo sia lampante e sotto gli occhi di tutti, non servono centinaia di leggi (inutili, vecchie e riciclate dal passato) per vedere il cambiamento in atto: la nuova linea sull’immigrazione clandestina, la nuova e rispettabile figura internazionale di un Presidente pacato e competente che evita di fare figure di merda con corna, “shish” o quant’altro, il decreto dignità in fase di lavorazione, la riforma della giustizia su cui Bonafede sta lavorando con interessanti risvolti, queste sono tutte avvisaglie di un cambiamento che presto prenderà forma in modo (ci auguriamo) efficace e giusto. È ovvio che questo governo potrà sbagliare – e sbaglierà senz’altro – ma “crocifiggerlo” per non aver presentato leggine imbecilli a tempo record mi pare davvero stupido.

E poi, se proprio vogliamo dirla tutta: abbiamo davvero bisogno di così tante leggi? L’Italia ha bisogno di due cose, prima di tutto, urgentissime: abolire le schifezze fatte dai governi di centro-destra e centro-sinistra e, cosa più importante, far rispettare le leggi che già ci sono, a partire dalla Costituzione. All’Italia, per cambiare davvero, servono innanzitutto queste due cose. Dopo possiamo parlare d’altro.

martedì 24 luglio 2018

Tutto per una carbonara senza pecorino


La storia del cameriere licenziato a causa dell’offesa omofoba riportata sullo scontrino del conto del ristorante dovrebbe far riflettere.

Una premessa: come faccio spesso, cerco di pensare “diversamente”, fuori dal coro. In questo caso il “coro” ha intonato una marcia funebre nei confronti del cameriere “omofobo”, per cui ho provato a vedere la faccenda da un punto di vista diverso, senza per questo prendere le parti di quella che è un’offesa bella e buona.

Detto questo, cerchiamo di capire bene cosa è successo: un cameriere, magari per farsi due risate con i cuochi in servizio o forse per sottolineare la stupidità di clienti che chiedono una carbonara senza pecorino, ha inviato la comanda con la dicitura incriminata “no pecorino… sì frocio”. Sventuratamente la burla si è estesa ai clienti avendo riportato erroneamente la dicitura sullo scontrino fiscale.

Senza voler giustificare il cameriere, vorrei precisare però che evidentemente “frocio” è un epiteto offensivo forse nella mentalità del cameriere. Ho conosciuto alcuni omosessuali che si dicevano “fieri del loro esser froci” e certo non lo intendevano come un’offesa: piuttosto come un modo di “disinnescare” una parola ritenuta offensiva disarmandola del proprio “potere”. Della serie: "Io sono frocio, se per te è un'offesa sono cazzi tuoi." È un po’ come quella faccenda dei tifosi laziali che stampavano le foto di Anna Frank con uniforme romanista: dov’è l’offesa? Essere romanista o essere ebreo? Come al solito il modo migliore di rispondere a offese generate da mentalità ottuse è uno solo: ignorare.

Cosa che non hanno fatto i due buongustai della carbonara senza pecorino: pretendere le scuse era giusto? Certo. Pretendere una compensazione, come ad esempio non pagare il conto, era giusto? Forse, ma non ne sono certo. Chiedere la testa del cameriere per quella che è una burla di cattivo gusto? Assolutamente no.

La realtà è che questo cameriere è stato licenziato perché questi due buongustai hanno letteralmente chiesto la sua testa su un piatto d’argento (ma senza pecorino) tramite l’associazione di difesa dei gay; il ristorante dunque, probabilmente per salvarsi da schiere di avvocati e cause che avrebbero compromesso l'intera attività, si è trovato costretto a mandare a casa il cameriere. Signori, queste “burle” sono all’ordine del giorno in ogni ristorante, in ogni banco del mercato, in ogni hotel e in generale in ogni ufficio al pubblico: io stesso lavoro in un albergo e posso garantire che epiteti “offensivi” vengono spesso annotati nelle consegne o nelle prenotazioni, associati a clienti non proprio educati: “attenzione, questi sono dei cagacazzi”; “attenzione, clienti indiani”; “attenzione, questi sono due israeliani rompicoglioni”; “chiede di cambiare camera perché non le piace il colore, clienti di merda!” e potrei andare avanti per ore. Chi fa un lavoro simile sa perfettamente che queste cose sono assolutamente frequenti. Chi lo nega è semplicemente un ipocrita.

Chi lavora al pubblico è abituato a fronteggiare ogni tipo di bizzarra richiesta da parte di clienti che non hanno di meglio da fare che rompere le palle a chi si sta facendo il culo per offrire un servizio quanto migliore possibile. Certo, la connotazione “omofoba” dell’insulto ai due clienti gay è un’aggravante. Ma se fosse venuto fuori che sullo scontrino c’era scritto “no pecorino…sì cretino, e la carbonara con che cazzo te la faccio” nessuno si sarebbe scomodato a chiedere la testa del cameriere, nessuno ci avrebbe scritto un pezzo sui quotidiani nazionali e la cosa sarebbe passata inosservata. Così come se ci avesse scritto altri epiteti altrettanto offensivi e discriminatori: se a ordinare la carbonara senza pecorino fossero stati due “terroni”, non se ne sarebbe parlato. Se fossero stati due “musi gialli”, idem. Se fossero stati due “zingari”, neanche. Tutte cose estremamente sbagliate, per carità, ma assolutamente sullo stesso livello del “frocio”.

Come al solito, il pensiero unico, il “coro”, il politicamente corretto, il sistema mediatico dominante, si scomodano solo se ad essere “colpite” sono certe categorie (che evidentemente fanno comodo al sistema): i gay, i neri, gli ebrei. Tutte le altre minoranze non godono della stessa considerazione né dello stesso “rispetto”: perché?

domenica 22 luglio 2018

Caro Boeri, la "manina" esiste eccome!


È molto interessante l’articolo uscito sul quotidiano Il Manifesto, certamente non vicino ai 5 Stelle e a Di Maio, a proposito di quella ormai famosa “manina” della relazione tecnica sul decreto dignità.

Il giuslavorista Piergiovanni Alleva, ideologicamente e politicamente distante dai 5 Stelle e consigliere de L’altra Europa per Tsipras in Emilia Romagna, elenca egregiamente punto per punto i motivi per cui Di Maio ha totalmente ragione e Boeri sbaglia (e forse mente) sull’intera linea.

A proposito degli 8.000 posti l’anno in meno che sarebbero causati dal decreto dignità, Alleva non usa mezzi termini:
“È un classico esempio di discorso a pera. La stima dell’Inps sostiene che un dieci per cento di chi non verrà rinnovato non troverà un altro impiego. A parte che non si capisce perché non possano trovarlo, ma se la scadenza del contratto arriva prima, se il lavoratore serve all’impresa c’è una forte spinta a stabilizzarlo. Ridurre da 3 a 2 anni la durata massima serve proprio a mettere le aziende davanti alla decisione.
Ma poi, veramente vogliono darci a bere che 24 mesi non sono sufficienti ad un’azienda per valutare se un lavoratore è valido o no? Si tratta piuttosto di voler continuare, da parte di Confindustria e delle élite del mercato precarizzante, a sfruttare il lavoratore e lasciarlo senza alcun diritto, se non quello di dover provvedere a sé stesso e alla sua famiglia nella totale incertezza sociale, economica e lavorativa.

Il professore, afferma addirittura che non solo si tratta di una “manina”, come affermava Di Maio, ma di svariate “manine” pronte a truccare i dati a favore di un sistema di sfruttamento e precarizzazione:
“Gli uffici legislativi dei ministeri sono pieni di persone messe lì dal Pd che sono ferocemente contro chiunque voglia cambiare le cose. Sono abituati ad essere i camerieri e lacché di Confindustria e, come i padroni, sono andati in bestia contro questo provvedimento perché per la prima volta dopo tantissimi anni si inverte la tendenza.”

E il professore non perde occasione di lanciare una frecciatina agli “amici” democratici:
“A mettere una norma così poteva arrivarci qualsiasi democratico di buon senso, basta non essere a favore dello sfruttamento del lavoro.”

Già, purtroppo però il Partito Democratico da molti anni ormai, così come quei residui che ci siamo ostinati a definire “sinistra” e specialmente nei 5 anni di governo Letta-Renzi-Gentiloni, ci ha dato ampia dimostrazione del fatto di essere assolutamente a favore dello sfruttamento del lavoro. Anzi, di più: a favore del capitalismo finanziario, a favore dello sfruttamento sfrenato dei lavoratori, a favore dello sfruttatore in barba ai diritti di chi lavora. E hanno pure la faccia di definirsi ancora di sinistra!

venerdì 13 luglio 2018

Super-Cazzola del vitalizio con scappellamento a destra


Giuliano Cazzola ha espresso ai microfoni di Radio Cusano Campus tutta la sua disapprovazione nei confronti del taglio dei vitalizi varato ieri alla Camera.

Il buon Cazzola ha scomodato nientemeno che le leggi razziali del 1938 come metro di paragone di questa azione del governo: “Di Maio dice che oggi è una giornata storica per il taglio dei vitalizi? Anche le leggi razziali del ’38 erano storiche. La storia non ha sempre pagine gloriose, ha anche pagine vergognose. Questa è una pagina vergognosa.”

Me cojoni. Le leggi razziali, addirittura. Si paragona l’abolizione di un privilegio immorale e odioso ad una delle peggiori macchie della storia italiana. Chiedo scusa, ma mi pare che qui si rasenti il livello di cazzata madornale. Per non dire che il buon Cazzola (nomen omen) abbia pronunciato una clamorosa supercazzola del vitalizio con scappellamento a destra.

Ma chi è il nostro amico Giuliano (super)Cazzola? Ex sindacalista, ex socialista (un classico!), non a caso ex deputato con il Popolo della Libertà, ex consigliere del gigante politico Renato Brunetta, ex sostenitore di Monti e della legge Fornero, ex affiliato di Angelino Al Fano, da come possiamo intuire ne ha indossate di maglie. Tuttavia, Cazzola è considerato un “addetto ai lavori” in materia di pensioni e previdenza sociale, risulterebbe dunque essere una “autorevole” fonte a cui attingere sulla questione. Peccato però che si fatichi enormemente a comprendere come il taglio dei vitalizi possa essere anche solo pronunciato all’interno di una frase contenente “leggi razziali del ‘38”.

In che cosa, vorrei domandare, in che cosa questo provvedimento somiglierebbe alla vergogna delle leggi razziali? Ma soprattutto, possiamo sapere dal Sig. Cazzola per quale motivo il vitalizio dovrebbe esistere per i parlamentari, che altro non sono che cittadini eletti a funzioni pubbliche a cui peraltro la Costituzione assicura il mantenimento del posto di lavoro a termine del mandato? Costituzione alla mano, art. 51:

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Uno dei cavalli di battaglia del M5S, e di Grillo stesso in quanto fondatore del Movimento, non a caso è stato proprio questo. Certo, il taglio dei vitalizi non porterà risparmi esorbitanti né potrà essere sensibilmente utilizzato per le coperture finanziare necessarie per attuare il programma di questo governo. Tuttavia, rimane un’azione simbolica di grande potenza ed efficacia: un effettivo riavvicinamento della funzione pubblica elettiva al cittadino comune. Nell’art. 51, infatti, trovo che sia racchiusa un po’ tutta la “filosofia” iniziale dei 5 Stelle: tutti possono candidarsi a funzioni elettive e, se eletti, dovranno portare avanti il proprio dovere con dedizione e onore, fino a che, terminato il mandato, torneranno nella società “civile” con il posto di lavoro che avevano lasciato, garantito dalla Costituzione.

Perché è questa, in fondo, la vera essenza della politica: essere eletti in Parlamento a rappresentare le istituzioni nel rispetto della volontà degli italiani, portare a termine il proprio mandato e infine, semplicemente, farsi da parte lasciando il posto ad altri. Un servizio nobile e onorevole, seppur temporaneo: la Costituzione stessa ci insegna dunque che la politica non è da intendersi come carriera “a vita”, ma un modo di farsi servitori dello Stato per il bene comune e tornare infine alla propria quotidianità: senza privilegi, senza favori, senza fiocchi rossi. Semplici cittadini.

Se in passato avessimo avuto una classe politica competente, con un generoso ricambio generazionale, fatta da semplici cittadini e non “politici di professione”, al momento non avremmo questa Italia disastrata che vediamo purtroppo oggi. E di questo sono assolutamente certo.

martedì 10 luglio 2018

Le magliette rosse… e le teste vuote


C’è da distinguere, a mio avviso, tra due categorie di persone che hanno partecipato a questa pagliacciata inverosimile. L’iniziativa ha visto partecipare da una parte associazioni che hanno sempre fatto del concetto di “accoglienza a porte aperte a chiunque” una sorta di mantra. È un mantra che non condivido, ma queste persone hanno tutto il diritto di esprimere questa opinione. Guardando questa parte dei partecipanti alla manifestazione, mi dispiace quasi che non siano stati i soliti quattro gatti: sarebbero stati pochi, d'accordo, ma almeno non strumentalizzati e insozzati dalla peggior pseudo-sinistra di cui si abbia ricordo.

Ed è questa infatti la seconda categoria di persone e personaggi pubblici che hanno vestito la maglietta rossa: da personaggi di spicco come Saviano, Boldrini, Lerner fino agli sciocchi e utili idioti a loro servizio. Tutta questa gentaglia che ha ignorato il sangue e le difficoltà dei lavoratori, mentre i governi filoeuropeisti e filocapitalisti smantellavano i diritti e il mondo del lavoro. Erano tutti in silenzio quando il governo faceva sparire i soldi destinati alle popolazioni colpite da terremoto. Guardavano altrove mentre il governo regalava miliardi a banche private.

Adesso invece si riuniscono, sotto la bandiera comune dell’ipocrisia, per contrastare le morti nel Mediterraneo (morti, peraltro, in netto calo rispetto al 2017) anziché tentare di risolvere il problema alla radice: chi è che fa partire questi nuovi schiavi su barconi della morte con la promessa di un lavoro e di una nuova vita?

Le magliette rosse, quest’ultima categoria almeno, rappresentano il peggio del peggio di ciò che – ahimè – ci ostiniamo a chiamare “sinistra”. Una sinistra di traditori e utili idioti. Una sinistra da seppellire e rifondare dai veri principi che questi ignobili personaggi hanno dimenticato e sostituito con i dettami del pensiero unico dominante.

domenica 8 luglio 2018

Un vaccino obbligatorio contro la stupidità del pensiero unico


Vorrei fare una domanda a tutti quei pecoroni che si sono indignati di fronte alla circolare del Ministro della Salute Giulia Grillo: non mi rivolgo ai cosiddetti no-vax, con cui non ho nulla da spartire e che reputo una piccolissima (ma molto “chiassosa”) minoranza, piuttosto mi rivolgo a tutti coloro che si dicevano sostenitori della legge voluta dalla fortunatamente ex ministra Lorenzin, che dall’alto della sua nulla istruzione scientifica emanò tale obbrobrio.

La domanda è la seguente: per quanto sia ovvio che questa circolare non è una soluzione definitiva alla cosiddetta questione vaccini (tanto che è una semplice circolare, magnifici furboni), qual è il reale effetto di questo provvedimento?

Ve lo dico io: che moltissimi bambini vedranno riconosciuto il loro diritto, sancito dalla nostra Costituzione e da ogni più basilare buon senso, di accedere all’istruzione scolastica.

Quello che mi ha da sempre turbato maggiormente del decreto Lorenzin, tra le moltissime enormi mostruosità del suddetto, è proprio la cosiddetta “sanzione” nei confronti dei genitori che decidono di non vaccinare i propri figli (che, appunto, è una sanzione nei confronti di bambini non certo capaci di intendere).

A parte il fatto che un simile obbligo vaccinale non è presente in nessun paese, e che questo decreto sia stato visto molto, ma molto male in ambito medico pediatrico (sono moltissimi i pediatri e le ostetriche che lo ritenevano un abominio, fate un giro in una ASL per credere) e per tale motivo avrebbe lasciato fuori i bimbi non solo dei cosiddetti no-vax, ma anche di molti altri che magari avevano solo qualche dubbio a riguardo, ma poi: che razza di “sanzione” sarebbe mai questa? Se i genitori decidono di andare contro la legge non vaccinando i propri figli, chi ne paga le conseguenze? Si va a colpire il diritto all’istruzione del bambino perché il genitore non rispetta la legge?

Solo una ministra criminale come la Lorenzin e solo un governo criminale come quello che abbiamo avuto in carica fino allo scorso marzo potevano concepire un simile abominio.

Detto questo, sono felice che questo non sia (come anche specificato dalla Grillo) un punto di arrivo, ma un punto di partenza, una misura provvisoria e urgente per permettere a molti bimbi, di fatto, di accedere all’anno scolastico il prossimo settembre. Ma questo non toglie che una legge appropriata e giusta vada fatta, perché aggirare la deplorevole Lorenzin con migliaia di autocertificazioni di dubbia veridicità non è certo la soluzione al problema ma un semplice trucco per permettere ai bambini di accedere all’istruzione obbligatoria. Non a caso la circolare è stata concepita assieme al ministro dell'Istruzione.

La strada giusta da percorrere in ambito di vaccini è una nuova legge che vada di pari passo con la corretta informazione scientifica, la consultazione con la medicina pediatrica per un corretto e misurato svolgimento del calendario vaccinale, la divulgazione di dati corretti e non controvertibili. Nel resto d’Europa, dove il “problema no-vax” non sussiste, utilizzano questi tre strumenti per far funzionare la questione vaccinale, non certo impedendo ai bimbi di andare a scuola. Robe che “nemmeno in Uganda”.

martedì 3 luglio 2018

Tre storie sportive ai tempi di Saviano il razzista


Vi voglio raccontare tre storie, tre belle storie di sport.

La prima è quella che sicuramente ormai già conoscete. È sulla bocca di tutti e tutti quanti ne parlano: le 4 meravigliose e velocissime atlete italiane che hanno conquistato l’oro nella staffetta 4x400 ai Giochi del Mediterraneo. Non voglio aggiungere parole a quello che è già stato detto, dato che purtroppo sono state spese fin troppe parole a riguardo, ma solo riflettere sul perché questa storia ha avuto una tale risonanza al contrario delle altre due storie che sto per raccontare.

La seconda storia è quella dell’intera spedizione italiana che, sempre ai Giochi del Mediterraneo, è al primo posto nel medagliere. Una grande storia di costanza, impegno, serietà e mentalità vincente. Una grande storia che purtroppo non finisce sulla bocca di tutti, resta silenziata nel marasma dell’informazione pubblica nel nostro paese. Ogni motivo di (sano) orgoglio nazionale resta muto e soppresso dall’informazione del pensiero unico. Per loro nessun titolone, nessuna gloria, nessun manifesto: solo un assordante silenzio.

La terza storia è quella di una straordinaria squadra italiana che nel 2017 ha stravinto la finale degli europei di basket, stracciando col punteggio di 26-8 la nazionale portoghese che peraltro giocava in casa. Questi “eroi” sportivi che dovrebbero farci riempire di orgoglio sono questi giovani ragazzi affetti dalla sindrome di Down. Nessun TG, nessun titolone, nessun Saviano, nessuno ne parlò come si deve, relegando questa grande notizia nei trafiletti delle pagine sportive.

Ecco, di queste tre storie, vorrei sapere dai vari Sig. Saviano di turno: perché della prima si parla e le altre si ignorano? Chi sono i razzisti: quelli che esultano per la vittoria in una disciplina sportiva (compiuta da chiunque a prescindere dal colore della pelle) o quelli che strumentalizzano volgarmente un episodio per sostenere le proprie (insostenibili e criminogene) tesi?

Il razzismo di Saviano è un razzismo al contrario, persino più pericoloso e spregevole di quello da lui (ingiustificatamente) paventato.

Concludo con una domanda: secondo voi, quale di queste tre storie aveva un qualche motivo di essere giustamente raccontata dai titoloni dei giornali? Quale di queste vi riempie maggiormente di orgoglio? Ma soprattutto: chi di voi ancora sopporta le spregevoli uscite di questi buonisti razzisti al contrario come il “nostro” Saviano?

domenica 24 giugno 2018

I saputelli non piacciono a nessuno



Sta girando in internet, divulgata da fonti principalmente (quasi esclusivamente) di sinistra, una vignetta che illustra la percentuale di analfabetismo funzionale in Italia (47% fonte Human Developement Report 2009).

Queste persone, evidentemente, puntano il dito contro i presunti “analfabeti” e contro quella che sarebbe la loro vera colpa. L’ignoranza? La scarsa informazione? No, assolutamente no: la loro vera colpa risiede nel fatto che questi “analfabeti” votano.


Cari radical chic de sinistra, mi verrebbe da dire come il buon Sheldon Cooper nella famosa serie TV: “I saputelli non piacciono a nessuno!”. Tuttavia, se il problema fosse semplicemente la spocchia e l’antipatia di questi “saputelli”, non ci sarebbe molto da discutere. Il problema è proprio la presa di posizione di questa “democratica” gentaglia.

A quanto pare, secondo i nostri amici, questi “analfabeti” dovrebbe avere accesso limitato al voto. Una sorta di suffragio universale honoris causa: il diritto di contare dovrebbe essere guadagnato, non acquisito dalla nascita.

Cari saputelli sinistrati, la vostra non è solo un’offesa nei confronti delle persone che voi tacciate come “analfabeti” semplicemente perché non votano come voi, ma nei confronti di secoli di sudore, battaglie, sacrifici e morte per conquistare quell’unico diritto che ci rende eguali nella moderna democrazia rappresentativa.

Sono convinto che il cittadino “modello”, affinché il problema dell’analfabetismo funzionale venga risolto alla radice, debba puntare il dito contro la malapolitica, l’informazione distorta (certificata da anni a livello internazionale, con l’Italia in costante stato di “informazione semi-libera”), la condizione di scatafascio in cui sta cadendo la nostra scuola, la scarsa propensione delle televisioni per seri programmi di divulgazione e informazione, la dilagante ignoranza diffusa nel Paese, la cultura della moda e del consumo promossa dai media, e chi più ne ha più ne metta; al contrario, il radical chic sinistrato preferisce inveire contro le persone (mai il problema) e lamentarsi del loro diritto di votare – da bravo democratico qual egli è!

Che poi, se proprio dobbiamo essere cattivi, stiamo un attimo al gioco dei nostri cari amichetti e facciamo finta che – come affermano con spiazzante leggerezza – gli “analfabeti” siano effettivamente quella metà di italiani che vota 5 Stelle, che vota Salvini, che si astiene, che prende posizioni in conclusione avverse a quelle dettate dal pensiero unico dominante. Allora in questo caso dico: che Dio mi guardi bene da coloro che hanno raggiunto un elevato livello di “alfabetizzazione”!!! Questi sono quelli che si vantano del loro (presunto?) livello di cultura e di alfabetizzazione, facendosi scherno della “plebe” che non è al loro stadio, e poi? E poi votano Renzi, vedono di buon occhio Berlusconi, si fanno prendere per il naso dai mezzi d’informazione che ci hanno trascinato ai minimi storici per libertà di stampa e dai politici che ci hanno portato ad essere uno dei paesi più corrotti d’Europa!

Per cui, cari boriosi "compagni", molto meglio essere considerato un “analfabeta funzionale” (ma da chi poi?) piuttosto che essere uno come voi.

lunedì 18 giugno 2018

Caro Francesco, lascia perdere il nazismo


La stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione si sta concentrando su alcune delle parole pronunciate da Papa Francesco riguardo al tema della famiglia. Ci si sofferma, forse anche eccessivamente, sul mancato riconoscimento da parte del capo della Chiesa cattolica delle cosiddette “famiglie Arcobaleno”. Questo indubbiamente perché la Chiesa ha volutamente fatto eco alle parole del neo ministro della Famiglia, il leghista Fontana, il quale era stato punzecchiato dalla stampa per le sue posizioni “conservative” riguardo alla famiglia tradizionale.

Intendiamoci, su questo non c’è niente di strano. È assolutamente ovvio che la Chiesta mantenga una certa posizione riguardo all’allargamento della parola “famiglia” anche a coppie omosessuali. Chi si aspettava qualcosa di diverso, beh… a loro consiglio di ricordarsi che è dell’istituzione più conservatrice della storia dell’umanità che stiamo parlando. Chi parla di “Papa Francesco che mette in pausa la rivoluzione” non sa cosa dice: di quale rivoluzione poi stiamo parlando? Nella forma Francesco sta, , portando una certa novità, ma nella sostanza non potrà mai e poi mai, neanche volendo, discostarsi anche solo minimamente dalla “dottrina” ufficiale.

Inoltre, se proprio vogliamo dirla tutta, le opinioni di Fontana non sono neanche così sballate. È un punto di vista decisamente conservatore, questo sì, ma che comunque non arretra di un passo rispetto ai diritti già ottenuti in materia, almeno giudicando dalle sue intenzioni come ministro. Ma mi riservo il diritto di aggiungere due parole sul tema della famiglia a brevissimo su questo blog.

Dove casca l’asino nelle parole di Papa Francesco è qui:
“E’ di moda, abituale, quando in gravidanza, se si vede che forse il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è ‘lo mandiamo via?’ L’omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente. Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi.”
Calma, Franceschino, stiamo molto calmi. Questa non è una presa di posizione né consona alla natura della Chiesta, né legittima da punto di vista etico.

Vogliamo parlare del fatto che sia giusto o meno poter ricorrere all’aborto nella fase iniziale della gravidanza? Facciamolo, per carità: il dibattito è più che aperto. Ma non tiriamo in ballo il nazismo. Il nazismo era un’altra cosa. Per di più, spinta da tutt’altre intenzioni rispetto a chi, magari pure in difficoltà economica, decide di interrompere una gravidanza semplicemente per non mettere al mondo un essere umano con gravissimi problemi di salute in serie difficoltà socio-economiche. Ripeto: può essere giusto o meno. Ma vedere dietro a questa decisione (una decisione peraltro cruciale e drammatica, che segna irrimediabilmente la vita di una coppia) l’intenzione di “preservare una razza” e farlo con i guanti bianchi è quantomeno follia. Follia completa. Perché Francesco non parla piuttosto delle enormi difficoltà che attraversano la società civile specialmente nel nostro Paese, e non fa qualcosa di concreto per aiutare le famiglie che hanno figli in simili difficoltà? È forse meglio tacciare di nazista chiunque non la veda come Mamma Chiesa?

E qui mi riallaccio al tema dei giornali e dei mezzi d’informazione in generale: perché mai dovrebbe far notizia un Papa contrario alle famiglie Arcobaleno, mentre invece un Papa che parla di aborto come del nazismo passa quasi in secondo luogo? Forse sto esagerando io, chissà, ma questa mi pare un’uscita tristemente infelice sulla quale l’opinione pubblica dovrebbe quantomeno interrogarsi. Anche forse per smettere di dipingere un Papa – per carità, moderno, umile e dai modi più pacati rispetto ai suoi predecessori – come una sorta di rivoluzionario quale non sarà mai, né lui, né i suoi successori.

domenica 17 giugno 2018

La dura vita del “giustizialista”


Ora, tutto d’un tratto, come per incanto, tutti i politici e media diventano improvvisamente giustizialisti. Con la vicenda dello stadio della Roma, a quanto pare, sono stati tutti folgorati dallo spirito santo del giustizialismo.

Ridicoli. Semplicemente ridicoli. A parte il fatto che questo presunto dibattito sul giustizialismo è tutto sbagliato, a partire dalla parola stessa, che vuol dire tutt’altro. Ma qui stiamo parlando di un consulente assunto dai 5 Stelle su cui non si celava assolutamente alcun dubbio, anzi. Le ottime referenze si vedevano anche dalla gestione dell’Aams a Livorno, salvata dal team guidato da Lanzalone e per la quale Lanzalone si è fatto ben vedere dai 5 Stelle che lo hanno portato a Roma.

Fino a ieri, cene con mafiosi (mentre si era a conoscenza che fossero mafiosi) non erano mai state un problema. Lo spirito “garantista” regnava sovrano su tutte le questioni giudiziarie riguardanti esponenti politici dei partiti “governativi”. Oggi invece, si chiede la testa di Virginia Raggi e di tutto il M5S perché non sapevano che cosa stesse facendo un consulente da loro assunto.

La realtà è che la differenza si vede eccome, rispetto alle modalità utilizzate in precedenza. Oggi, se si scopre quello che si è scoperto in questi giorni, vai a casa. Dimissioni immediate, senza storie. La dura vita del giustizialista. Non si parla di “giustizialismo” a vanvera, di “giustizia a orologeria” o di “magistratura politicizzata”. Si scartano le mele bacate, punto e basta. Se le mele bacate fossero state scartate in questo modo dalla politica che abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, oggi non ne rimarrebbe quasi nessuno.

Quello che sta passando sempre di più all’opinione pubblica, oltre alla clamorosa conferma (come se ne servisse una) della macchina del fango dell’informazione nei confronti dei partiti cosiddetti “antisistema”, è che nella gestione 5 Stelle di Roma, chi sbaglia paga. Mentre i 27 arrestati tra Pd e Forza Italia, non solo non fanno più notizia, ma all’interno del partito nulla cambia, nessuno agisce, nessuno si interroga come migliorare la selezione della classe dirigente.

Perché mentre i meccanismi di selezione dei 5 Stelle, come ho scritto anche in passato, sono ancora piuttosto deboli e molto migliorabili (questo episodio servirà senz’altro da lezione), quelli dei partiti “tradizionali” sono e restano quello che sono sempre stati: una losca e disdicevole spartizione di poltrone condotta con personaggi di dubbia onestà.

E un’ultima parola per quanto riguarda i mezzi d'informazione: questi che oggi chiedono la testa di Virginia Raggi, sono gli stessi che tutt'ora non hanno nulla da eccepire sulla presenza di Silvio Berlusconi in politica, che ieri minimizzavano sulla situazione della Capitale, pre-M5S. Mafia Capitale, signori, Mafia Capitale. E un simile sistema certamente è difficile da smantellare, in particolar modo in un paese come il nostro. E non dimentichiamoci anche che se le richieste di dimissioni della Raggi fossero un minimo fondate, la Sindaca di Roma sarebbe andata in tribunale come imputata, non certo come testimone.

Quello che questa informazione marcia forse ancora non ha capito è che il metodo Raggi (inteso come il fango continuo che hanno gettato su Roma cercando di danneggiare la cosiddetta “antipolitica”) ha portato i 5 Stelle al governo. Ora sembra che lo vogliano applicare su scala nazionale. Vi immaginate i risultati?

martedì 12 giugno 2018

Le cause e gli effetti alla fiera dell'ipocrisia


Il gesto forte di Matteo Salvini, Danilo Toninelli e tutto il nuovo governo segna un’inversione di rotta nella gestione della cosiddetta “emergenza migranti”. Tuttavia, non è la sola inversione presente nella situazione odierna. Più che di “inversioni” sarebbe il caso di parlare di “perversioni”. Parlo della grande perversione di certi commenti di certe parti politiche, specialmente quelle più sinistrate e radical chic, che sembrano ignorare totalmente la realtà dei fatti, regalandoci questa grottesca fiera dell'ipocrisia.

Si parla di governo razzista, xenofobo, nazistaassassino e perché no, anche un po' brutto sporco e cattivo. Tutte queste critiche si rivolgono però a quello che non è altro che un gesto di reazione (accettare o meno uno sbarco simile e/o i prossimi che riceveremo sulle nostre coste) ad una situazione preesistente. Nessuno che si interroghi sulle cause di questa cosiddetta emergenza: chi li ha fatti partire? Chi li fatti andare in mare dopo grandi sofferenze e morte con la speranza di trovare un’altra vita e un lavoro in Italia? Chi è che tira le fila di questo gigantesco business?

Salvini ed il rifiuto del governo italiano di accettare altre navi di ONG non rispondenti alla nostra bandiera è l’effetto, non certo la causa del marasma che stiamo vivendo a livello europeo. L’unica critica che si può realmente avanzare nei confronti di chi ha compiuto questo gesto “clamoroso” è quella di aver aspettato di avere una nave in condizioni di emergenza, anziché (come ha affermato lucidamente Massimo Fini a Sky TG 24) accettare l’Acquarius e dichiarare che sarebbe stata l’ultima nave prima della chiusura dei porti. Anche se, come analizzato da Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, Salvini è stato “furbo” in quanto ha comunque aspettato di trovarsi davanti una nave che non si trovava in reale situazione di emergenza.

Purtroppo però, tutte le altre critiche (soprattutto le infamanti accuse di fascismo, nazismo, razzismo e chi più ne ha più ne metta) sono quanto di più ipocrita e vomitevole si possa immaginare. Perché si ignora volutamente la causa di tutta la situazione puntando il dito solo verso l’effetto. Perché provengono da parti che fino a ieri non hanno mai accettato nessuno (vedi la Francia i cui porti sono chiusi da ormai un anno, senza che nessuno si sia mai permesso di chiamare Macron un nazista) o chi invece come il governo uscente ha parlato per mesi e mesi di chiudere i porti senza mai avere il coraggio di farlo, preferendo invece la servile posizione di sottomissione nei confronti di questo enorme business.

Perché tutta questa sciocca ipocrisia da anime belle ci sta allontanando (volutamente?) dal vero fulcro della faccenda, ossia il bestiale commercio di vite umane che sta dietro alla questione migranti. Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma occorre sapere che dietro a queste operazioni si celano interessi biechi di personaggi senza scrupoli, un vera e propria deportazione di massa di poveri cristi.

sabato 9 giugno 2018

Sinistra di opposizione e sinistra di governo


È uno strano caso, quello della sinistra italiana (e non solo), un caso paragonabile a quello del dottor Jekyll e Mr Hyde. Tanto che esistono due sinistre distanti e quasi opposte: quella che va al governo e quella che sta all’opposizione. Il lato drammatico di questa faccenda è che – ahimé – le due sinistre sono la stessa persona, lo stesso partito.

Il partito dello Psicodramma Democratico si trova a fronteggiare questo incredibile bipolarismo. Una sorta di disturbo bipolare che porta il Pd a interpretare due ruoli. Prendiamo spunto dal tweet di Maurizio Martina:


Salario minimo legale. Mettiamoci dentro anche un reddito di cittadinanza (i piddini lo chiamavano reddito di inclusione) o le pensioni minime. Diritti del lavoratore, lotta alla precarizzazione del lavoro, potenziamento dei centri per l’impiego. Articolo 18.

Tutte cose di sinistra. Tutte cose che la “sinistra” predica in questo momento. Ora che è all’opposizione, può permettersi di dire cose di sinistra, che vadano anche contro le leggi dei mercati, contro il capitalismo imperante dell’UE.

Purtroppo (per loro) si coprono però di ridicolo considerando che sono stati al governo fino a cinque minuti fa.

Già, perché la regola non scritta di questa pseudo-sinistra, è che le cose di sinistra si possono dire finché non conti un cazzo, finché devi fare una finta opposizione in Parlamento. Quando vai al governo, allora fai tutt’altro, perché prendi ordini da altre entità che non sono certo i tuoi elettori: i mercati, le banche, le lobby, eccetera eccetera eccetera.

E giù col Job’s Act, abolizione dell’Articolo 18, regali miliardari alle banche. Abbiamo visto perfettamente di cosa è stata capace la “sinistra” mentre stava al governo, e non solo negli ultimi 5 anni.

Troppo bello dire cose di sinistra quando non puoi fare niente di quello che dici. Che fenomeni, bella forza. Avere avuto 5 anni per fare queste cose e aver preferito servire altri padroni, anziché i lavoratori ed il tuo elettorato. Avere avuto una larga maggioranza parlamentare con dubbi personaggi del centro-destra e affermarsi “alternativi” ai “populisti” anziché ai delinquenti berlusconiani. Avere avuto la possibilità di migliorare la vita dei cittadini e averci invece sputato sopra. E infine, dopo tutto questo avere pure il coraggio di dirci cose di “sinistra”.

Avere, avere, avere cosa? Ve lo dico io: avere la faccia come il culo.

mercoledì 6 giugno 2018

Il femminismo delle boiate o le boiate del femminismo?


Fa sorridere l’animosità con cui certe personalità, principalmente di area PD, stanno attaccando il fatto che nel nuovo governo siano presenti “solo” 5 donne su 18 elementi, così come la “sparizione” del ministero per le Pari Opportunità.

Lasciatemelo dire in modo chiaro e inequivocabile: le “pari opportunità” così come sono comunemente intese sono una boiata pazzesca. Una misera operazione di marketing alla moda, un’inetta uscita da “femministaiole militanti”. Le pari opportunità naturalmente indicano, contrariamente a ciò che il pensiero unico conformista cerca di spacciare, che le donne e gli uomini devono avere appunto pari livello di opportunità di mettere in mostra il proprio valore ed il proprio merito. Non è certo da intendere invece come fanno le buffe femministaiole boldriniane come un imbarazzante fifty-fifty! Ridurre le pari opportunità a questo è incredibilmente svilente non solo per l’idea di base, ma anche – e soprattutto! – per le stesse donne. Una donna dovrebbe andare fiera di valere o in questo caso di entrare in una squadra per il governo del Paese non certo perché la “consuetudine” obbliga un fifty-fifty con gli uomini ma perché si giudica il merito.

Marianna Aprile del settimanale Oggi, pochi giorni fa da Lilly Gruber mentre disquisiva dubbiamente sull’argomento come “controparte” di Marco Travaglio, arrivava a dire addirittura che i governi Renzi e Gentiloni avevano fatto meglio perché (tenetevi forte) avevano fatto sottosegretario alla presidenza del Consiglio la Boschi: la Boschi, perdio, vi rendete conto? Dovrebbe forse la Boschi rappresentare un vanto per il genere femminile? Qui siamo all’assurdità totale in cui si giudica una figura non in base al merito ma in base al sesso: non solo dunque un femminismo finto, ma addirittura un maschilismo al contrario.

Detto questo, affinché non mi si fraintenda e non mi si accusi di essere contro le cosiddette “pari opportunità”, lasciatemi aggiungere che io, al contrario, sogno un governo formato dal 50-80% da donne: che siano arrivate lassù non per una vile regola del fifty-fifty, ma per il loro grande valore e merito!

martedì 5 giugno 2018

Il governativo B.


Da questo servizio che ho appena visto su Youtube si possono capire molte cose:

A quanto pare, Berlusconi è un possibile (probabile) e accettabile alleato del Partito Democratico. “E’ più governativo” si sente dire. Che cosa significa? Dato che queste sono le stesse persone che definiscono il popolo “votante” come una “plebe” che deve “essere istruita”, restiamo molto vicini al significato della nostra lingua senza andare troppo oltre. Sul vocabolario alla voce “governativo” troviamo:

Uhm. Sfugge cosa possa voler intendere la signora del video così come molti degli interventi del servizio del Fatto Quotidiano con questa parola. Berlusconi ha deciso, così come il Pd, di stare all’opposizione, quindi non si capisce come possa essere “governativo”. Dato che noi, la massa, la “plebe ignorante”, non possiamo capire, formuliamo dunque l’ipotesi che con “governativo” si intenda invece “adatto al governo” o “accettabile per formare un governo”.

Beh, in questo caso, per quanto questa interpretazione possa essere più adatta al filo del discorso, fatico tuttavia ancora a trovare un’associazione tra la parola “governativo” e Berlusconi. Scusate, ma stiamo parlando della stessa persona? Berlusconi? Silvio Berlusconi?

Difficile pensare che possa essere “adatto al governo” uno che, citando uno straordinario editoriale di Marco Travaglio, ha compiuto azioni come
“mettersi in società con Cosa Nostra, finanziarla per 18 anni, avere il braccio destro in galera per corruzione giudiziaria e il sinistro per concorso esterno, essere un “delinquente naturale” con 4 anni di galera per frode fiscale, 9 prescrizioni per corruzioni e falsi in bilancio e 7 processi per simili bazzecole, iscriversi a logge eversive, comprare senatori un tanto al chilo e, volendo, andare a puttane (anche minorenni)”.
Non mi sembra molto “governativo”. Anzi, se proprio devo cercare una parola per definirlo, è proprio quella parola che queste sinistre e sinistrate persone usano per definire i cosiddetti “populismi”, vale a dire “eversivo”.

Ecco, questa è una buona definizione di Berlusconi: eversivo. E uno così, non solo spero di non vedermelo mai e poi mai al governo del mio paese, non solo spero che non rappresenti mai l’Italia in nessuna istituzione, ma non ci prenderei nemmeno un caffè insieme.

Già, dimenticavo. Stavo ricominciando a ragionare da “plebeo ignorante” bisognoso di “essere istruito”. Scusate. Cancellate tutto quello che ho appena scritto in questo post. Lasciamo che governino il nostro paese i politici maggiormente “governativi”.

domenica 3 giugno 2018

Buon lavoro Presidente!


L’avventura iniziata ormai più di 10 anni fa, nata dalla mente di Gianroberto Casaleggio e dal coraggio di Beppe Grillo, passata tramite piccoli gruppi locali di attivisti, consigli comunali, Parlamento, Parlamento europeo, etc… arriva adesso ad un nuovo inizio – non un punto di arrivo: una posizione da protagonista nel governo della Repubblica Italiana.

Parlo di nuovo inizio perché questo è una sorta di Anno Zero per il M5S. Non solo lo attende la prova dei fatti, ma si dovrà anche cimentare in una difficile alleanza di governo con un partito molto diverso che in passato ha anche contestato duramente. D’altronde si sa, dopo un risultato elettorale figlio di una legge creata appositamente per far vincere un’alleanza post-elettorale Renzi-Berlusconi oppure “nessuno” (infatti così è stato) il compromesso era un passaggio inevitabile.

Il compromesso, tuttavia, potrebbe giovare alla situazione attuale: i 5 Stelle dovranno confrontarsi con questa nuova realtà e “farsi furbi” politicamente con un alleato che, sempre politicamente, è più furbo di molti altri (Salvini); d’altro canto, la dominante componente parlamentare pentastellata di questa maggioranza obbliga la Lega a smussare gli aspetti più estremi e più spigolosi della propria visione politica, il che sicuramente è preferibile rispetto ad un ipotetico governo di “sola destra” che minacciava di vincere le future elezioni qualora fosse andato al governo Cottarelli. È infatti fuori discussione che il contratto di governo tra Lega e M5S presenti, questo sì, alcuni punti presenti nella campagna elettorale leghista, ma molti anche assenti o addirittura opposti grazie appunto alla forte presenza “mitigatrice” dei 5 Stelle.

Ora cosa dire? Ci attende un periodo di cambiamento, questo senz’altro. Di cambiamento, certo, ma si sbaglia a pensare che questa possa essere una rivoluzione. Come ha affermato giustamente Luigi Di Maio, “questo Paese per diventare rivoluzionario non deve far altro che diventare un Paese normale. Non a caso, il primo atto di questa “rivoluzione della normalità” è stata proprio la lista dei Ministri: neanche un condannato o un inquisito, era dai tempi pre-nanici che questo non avveniva. Una cosa perfettamente normale, ma rivoluzionaria in un Paese tutto al contrario come il nostro.

Spero che il Presidente Conte faccia pertanto quelle cose normali che descrive il contratto di governo, senza cambiarne una virgola, altrimenti il valore stesso del contratto e dunque dell’alleanza di governo verrebbe a crollare miseramente.

Spero anche che il Presidente Conte, persona altamente presentabile ed espressione di un accordo delle forze politiche che hanno avuto la fiducia dell’elettorato, si faccia aiutare dai suoi vice Di Maio e Salvini, molto più abituati di lui a stare sotto i riflettori, a sopportare la pressione e la responsabilità di “metterci la faccia” davanti a tutta la cosa pubblica. Spero che non si facciano altri errori, banali e macroscopici, come quando sono stati alzati i toni e ci siamo improvvisamente messi a parlare di impeachment: una cosa è un Presidente che ha sbagliato e sicuramente è uscito dalla sua figura istituzionale e non-politica, tutt’altra cosa è invece darsi la zappa sui piedi per una battaglia contro i mulini a vento che non avrebbe portato altro che danni (non a caso se abbiamo un governo lo dobbiamo al ripensamento di Mattarella ma soprattutto al notevole “ammorbidimento” di Di Maio riguardo a questa faccenda).

Conte e la sua squadra di governo devono pertanto evitare questi grossolani errori, anche perché si troveranno davanti ad un attacco mediatico senza precedenti che cercherà di buttare fango sopra ogni mezzo passo falso di questo esecutivo; ma vediamo il bicchiere mezzo pieno: se il Salvimaio riuscirà a non commettere errore dal punto di vista mediatico, questa (infima) classe di giornalisti sarà finalmente obbligata a fare il proprio lavoro parlando finalmente di temi, di politica, di tutto ciò che in definitiva dovrebbe occuparsi. E sono convinto che un esecutivo con i 5 Stelle migliorerà indirettamente anche la finora bassissima qualità della nostra informazione.

Mi auguro, e qui mi ripeto ma è davvero importante, che Conte e la sua squadra mantengano fede alla parola data nel contratto di governo, perché se è vero che è il programma che finalmente è andato al governo, e se è vero che da oggi parleremo di temi e non di persone, allora facciamolo questo contratto, e vediamo che tipo di paese sarà l’Italia. Evitare come la peste personalizzazioni politiche e crociate personale contro questo o quello: ne abbiamo viste fin troppe negli ultimi 7 anni.

Dunque, per concludere: buon lavoro Presidente! Abbia il coraggio di mettere le mani dove serve (sprechi della politica, corruzione, etc.) e ci dimostri che con determinazione e buonsenso possiamo avere quello che abbiamo sognato da ormai troppo tempo: un Paese normale.

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