domenica 24 giugno 2018

I saputelli non piacciono a nessuno



Sta girando in internet, divulgata da fonti principalmente (quasi esclusivamente) di sinistra, una vignetta che illustra la percentuale di analfabetismo funzionale in Italia (47% fonte Human Developement Report 2009).

Queste persone, evidentemente, puntano il dito contro i presunti “analfabeti” e contro quella che sarebbe la loro vera colpa. L’ignoranza? La scarsa informazione? No, assolutamente no: la loro vera colpa risiede nel fatto che questi “analfabeti” votano.


Cari radical chic de sinistra, mi verrebbe da dire come il buon Sheldon Cooper nella famosa serie TV: “I saputelli non piacciono a nessuno!”. Tuttavia, se il problema fosse semplicemente la spocchia e l’antipatia di questi “saputelli”, non ci sarebbe molto da discutere. Il problema è proprio la presa di posizione di questa “democratica” gentaglia.

A quanto pare, secondo i nostri amici, questi “analfabeti” dovrebbe avere accesso limitato al voto. Una sorta di suffragio universale honoris causa: il diritto di contare dovrebbe essere guadagnato, non acquisito dalla nascita.

Cari saputelli sinistrati, la vostra non è solo un’offesa nei confronti delle persone che voi tacciate come “analfabeti” semplicemente perché non votano come voi, ma nei confronti di secoli di sudore, battaglie, sacrifici e morte per conquistare quell’unico diritto che ci rende eguali nella moderna democrazia rappresentativa.

Sono convinto che il cittadino “modello”, affinché il problema dell’analfabetismo funzionale venga risolto alla radice, debba puntare il dito contro la malapolitica, l’informazione distorta (certificata da anni a livello internazionale, con l’Italia in costante stato di “informazione semi-libera”), la condizione di scatafascio in cui sta cadendo la nostra scuola, la scarsa propensione delle televisioni per seri programmi di divulgazione e informazione, la dilagante ignoranza diffusa nel Paese, la cultura della moda e del consumo promossa dai media, e chi più ne ha più ne metta; al contrario, il radical chic sinistrato preferisce inveire contro le persone (mai il problema) e lamentarsi del loro diritto di votare – da bravo democratico qual egli è!

Che poi, se proprio dobbiamo essere cattivi, stiamo un attimo al gioco dei nostri cari amichetti e facciamo finta che – come affermano con spiazzante leggerezza – gli “analfabeti” siano effettivamente quella metà di italiani che vota 5 Stelle, che vota Salvini, che si astiene, che prende posizioni in conclusione avverse a quelle dettate dal pensiero unico dominante. Allora in questo caso dico: che Dio mi guardi bene da coloro che hanno raggiunto un elevato livello di “alfabetizzazione”!!! Questi sono quelli che si vantano del loro (presunto?) livello di cultura e di alfabetizzazione, facendosi scherno della “plebe” che non è al loro stadio, e poi? E poi votano Renzi, vedono di buon occhio Berlusconi, si fanno prendere per il naso dai mezzi d’informazione che ci hanno trascinato ai minimi storici per libertà di stampa e dai politici che ci hanno portato ad essere uno dei paesi più corrotti d’Europa!

Per cui, cari boriosi "compagni", molto meglio essere considerato un “analfabeta funzionale” (ma da chi poi?) piuttosto che essere uno come voi.

lunedì 18 giugno 2018

Caro Francesco, lascia perdere il nazismo


La stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione si sta concentrando su alcune delle parole pronunciate da Papa Francesco riguardo al tema della famiglia. Ci si sofferma, forse anche eccessivamente, sul mancato riconoscimento da parte del capo della Chiesa cattolica delle cosiddette “famiglie Arcobaleno”. Questo indubbiamente perché la Chiesa ha volutamente fatto eco alle parole del neo ministro della Famiglia, il leghista Fontana, il quale era stato punzecchiato dalla stampa per le sue posizioni “conservative” riguardo alla famiglia tradizionale.

Intendiamoci, su questo non c’è niente di strano. È assolutamente ovvio che la Chiesta mantenga una certa posizione riguardo all’allargamento della parola “famiglia” anche a coppie omosessuali. Chi si aspettava qualcosa di diverso, beh… a loro consiglio di ricordarsi che è dell’istituzione più conservatrice della storia dell’umanità che stiamo parlando. Chi parla di “Papa Francesco che mette in pausa la rivoluzione” non sa cosa dice: di quale rivoluzione poi stiamo parlando? Nella forma Francesco sta, , portando una certa novità, ma nella sostanza non potrà mai e poi mai, neanche volendo, discostarsi anche solo minimamente dalla “dottrina” ufficiale.

Inoltre, se proprio vogliamo dirla tutta, le opinioni di Fontana non sono neanche così sballate. È un punto di vista decisamente conservatore, questo sì, ma che comunque non arretra di un passo rispetto ai diritti già ottenuti in materia, almeno giudicando dalle sue intenzioni come ministro. Ma mi riservo il diritto di aggiungere due parole sul tema della famiglia a brevissimo su questo blog.

Dove casca l’asino nelle parole di Papa Francesco è qui:
“E’ di moda, abituale, quando in gravidanza, se si vede che forse il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è ‘lo mandiamo via?’ L’omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente. Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi.”
Calma, Franceschino, stiamo molto calmi. Questa non è una presa di posizione né consona alla natura della Chiesta, né legittima da punto di vista etico.

Vogliamo parlare del fatto che sia giusto o meno poter ricorrere all’aborto nella fase iniziale della gravidanza? Facciamolo, per carità: il dibattito è più che aperto. Ma non tiriamo in ballo il nazismo. Il nazismo era un’altra cosa. Per di più, spinta da tutt’altre intenzioni rispetto a chi, magari pure in difficoltà economica, decide di interrompere una gravidanza semplicemente per non mettere al mondo un essere umano con gravissimi problemi di salute in serie difficoltà socio-economiche. Ripeto: può essere giusto o meno. Ma vedere dietro a questa decisione (una decisione peraltro cruciale e drammatica, che segna irrimediabilmente la vita di una coppia) l’intenzione di “preservare una razza” e farlo con i guanti bianchi è quantomeno follia. Follia completa. Perché Francesco non parla piuttosto delle enormi difficoltà che attraversano la società civile specialmente nel nostro Paese, e non fa qualcosa di concreto per aiutare le famiglie che hanno figli in simili difficoltà? È forse meglio tacciare di nazista chiunque non la veda come Mamma Chiesa?

E qui mi riallaccio al tema dei giornali e dei mezzi d’informazione in generale: perché mai dovrebbe far notizia un Papa contrario alle famiglie Arcobaleno, mentre invece un Papa che parla di aborto come del nazismo passa quasi in secondo luogo? Forse sto esagerando io, chissà, ma questa mi pare un’uscita tristemente infelice sulla quale l’opinione pubblica dovrebbe quantomeno interrogarsi. Anche forse per smettere di dipingere un Papa – per carità, moderno, umile e dai modi più pacati rispetto ai suoi predecessori – come una sorta di rivoluzionario quale non sarà mai, né lui, né i suoi successori.

domenica 17 giugno 2018

La dura vita del “giustizialista”


Ora, tutto d’un tratto, come per incanto, tutti i politici e media diventano improvvisamente giustizialisti. Con la vicenda dello stadio della Roma, a quanto pare, sono stati tutti folgorati dallo spirito santo del giustizialismo.

Ridicoli. Semplicemente ridicoli. A parte il fatto che questo presunto dibattito sul giustizialismo è tutto sbagliato, a partire dalla parola stessa, che vuol dire tutt’altro. Ma qui stiamo parlando di un consulente assunto dai 5 Stelle su cui non si celava assolutamente alcun dubbio, anzi. Le ottime referenze si vedevano anche dalla gestione dell’Aams a Livorno, salvata dal team guidato da Lanzalone e per la quale Lanzalone si è fatto ben vedere dai 5 Stelle che lo hanno portato a Roma.

Fino a ieri, cene con mafiosi (mentre si era a conoscenza che fossero mafiosi) non erano mai state un problema. Lo spirito “garantista” regnava sovrano su tutte le questioni giudiziarie riguardanti esponenti politici dei partiti “governativi”. Oggi invece, si chiede la testa di Virginia Raggi e di tutto il M5S perché non sapevano che cosa stesse facendo un consulente da loro assunto.

La realtà è che la differenza si vede eccome, rispetto alle modalità utilizzate in precedenza. Oggi, se si scopre quello che si è scoperto in questi giorni, vai a casa. Dimissioni immediate, senza storie. La dura vita del giustizialista. Non si parla di “giustizialismo” a vanvera, di “giustizia a orologeria” o di “magistratura politicizzata”. Si scartano le mele bacate, punto e basta. Se le mele bacate fossero state scartate in questo modo dalla politica che abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, oggi non ne rimarrebbe quasi nessuno.

Quello che sta passando sempre di più all’opinione pubblica, oltre alla clamorosa conferma (come se ne servisse una) della macchina del fango dell’informazione nei confronti dei partiti cosiddetti “antisistema”, è che nella gestione 5 Stelle di Roma, chi sbaglia paga. Mentre i 27 arrestati tra Pd e Forza Italia, non solo non fanno più notizia, ma all’interno del partito nulla cambia, nessuno agisce, nessuno si interroga come migliorare la selezione della classe dirigente.

Perché mentre i meccanismi di selezione dei 5 Stelle, come ho scritto anche in passato, sono ancora piuttosto deboli e molto migliorabili (questo episodio servirà senz’altro da lezione), quelli dei partiti “tradizionali” sono e restano quello che sono sempre stati: una losca e disdicevole spartizione di poltrone condotta con personaggi di dubbia onestà.

E un’ultima parola per quanto riguarda i mezzi d'informazione: questi che oggi chiedono la testa di Virginia Raggi, sono gli stessi che tutt'ora non hanno nulla da eccepire sulla presenza di Silvio Berlusconi in politica, che ieri minimizzavano sulla situazione della Capitale, pre-M5S. Mafia Capitale, signori, Mafia Capitale. E un simile sistema certamente è difficile da smantellare, in particolar modo in un paese come il nostro. E non dimentichiamoci anche che se le richieste di dimissioni della Raggi fossero un minimo fondate, la Sindaca di Roma sarebbe andata in tribunale come imputata, non certo come testimone.

Quello che questa informazione marcia forse ancora non ha capito è che il metodo Raggi (inteso come il fango continuo che hanno gettato su Roma cercando di danneggiare la cosiddetta “antipolitica”) ha portato i 5 Stelle al governo. Ora sembra che lo vogliano applicare su scala nazionale. Vi immaginate i risultati?

martedì 12 giugno 2018

Le cause e gli effetti alla fiera dell'ipocrisia


Il gesto forte di Matteo Salvini, Danilo Toninelli e tutto il nuovo governo segna un’inversione di rotta nella gestione della cosiddetta “emergenza migranti”. Tuttavia, non è la sola inversione presente nella situazione odierna. Più che di “inversioni” sarebbe il caso di parlare di “perversioni”. Parlo della grande perversione di certi commenti di certe parti politiche, specialmente quelle più sinistrate e radical chic, che sembrano ignorare totalmente la realtà dei fatti, regalandoci questa grottesca fiera dell'ipocrisia.

Si parla di governo razzista, xenofobo, nazistaassassino e perché no, anche un po' brutto sporco e cattivo. Tutte queste critiche si rivolgono però a quello che non è altro che un gesto di reazione (accettare o meno uno sbarco simile e/o i prossimi che riceveremo sulle nostre coste) ad una situazione preesistente. Nessuno che si interroghi sulle cause di questa cosiddetta emergenza: chi li ha fatti partire? Chi li fatti andare in mare dopo grandi sofferenze e morte con la speranza di trovare un’altra vita e un lavoro in Italia? Chi è che tira le fila di questo gigantesco business?

Salvini ed il rifiuto del governo italiano di accettare altre navi di ONG non rispondenti alla nostra bandiera è l’effetto, non certo la causa del marasma che stiamo vivendo a livello europeo. L’unica critica che si può realmente avanzare nei confronti di chi ha compiuto questo gesto “clamoroso” è quella di aver aspettato di avere una nave in condizioni di emergenza, anziché (come ha affermato lucidamente Massimo Fini a Sky TG 24) accettare l’Acquarius e dichiarare che sarebbe stata l’ultima nave prima della chiusura dei porti. Anche se, come analizzato da Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, Salvini è stato “furbo” in quanto ha comunque aspettato di trovarsi davanti una nave che non si trovava in reale situazione di emergenza.

Purtroppo però, tutte le altre critiche (soprattutto le infamanti accuse di fascismo, nazismo, razzismo e chi più ne ha più ne metta) sono quanto di più ipocrita e vomitevole si possa immaginare. Perché si ignora volutamente la causa di tutta la situazione puntando il dito solo verso l’effetto. Perché provengono da parti che fino a ieri non hanno mai accettato nessuno (vedi la Francia i cui porti sono chiusi da ormai un anno, senza che nessuno si sia mai permesso di chiamare Macron un nazista) o chi invece come il governo uscente ha parlato per mesi e mesi di chiudere i porti senza mai avere il coraggio di farlo, preferendo invece la servile posizione di sottomissione nei confronti di questo enorme business.

Perché tutta questa sciocca ipocrisia da anime belle ci sta allontanando (volutamente?) dal vero fulcro della faccenda, ossia il bestiale commercio di vite umane che sta dietro alla questione migranti. Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma occorre sapere che dietro a queste operazioni si celano interessi biechi di personaggi senza scrupoli, un vera e propria deportazione di massa di poveri cristi.

sabato 9 giugno 2018

Sinistra di opposizione e sinistra di governo


È uno strano caso, quello della sinistra italiana (e non solo), un caso paragonabile a quello del dottor Jekyll e Mr Hyde. Tanto che esistono due sinistre distanti e quasi opposte: quella che va al governo e quella che sta all’opposizione. Il lato drammatico di questa faccenda è che – ahimé – le due sinistre sono la stessa persona, lo stesso partito.

Il partito dello Psicodramma Democratico si trova a fronteggiare questo incredibile bipolarismo. Una sorta di disturbo bipolare che porta il Pd a interpretare due ruoli. Prendiamo spunto dal tweet di Maurizio Martina:


Salario minimo legale. Mettiamoci dentro anche un reddito di cittadinanza (i piddini lo chiamavano reddito di inclusione) o le pensioni minime. Diritti del lavoratore, lotta alla precarizzazione del lavoro, potenziamento dei centri per l’impiego. Articolo 18.

Tutte cose di sinistra. Tutte cose che la “sinistra” predica in questo momento. Ora che è all’opposizione, può permettersi di dire cose di sinistra, che vadano anche contro le leggi dei mercati, contro il capitalismo imperante dell’UE.

Purtroppo (per loro) si coprono però di ridicolo considerando che sono stati al governo fino a cinque minuti fa.

Già, perché la regola non scritta di questa pseudo-sinistra, è che le cose di sinistra si possono dire finché non conti un cazzo, finché devi fare una finta opposizione in Parlamento. Quando vai al governo, allora fai tutt’altro, perché prendi ordini da altre entità che non sono certo i tuoi elettori: i mercati, le banche, le lobby, eccetera eccetera eccetera.

E giù col Job’s Act, abolizione dell’Articolo 18, regali miliardari alle banche. Abbiamo visto perfettamente di cosa è stata capace la “sinistra” mentre stava al governo, e non solo negli ultimi 5 anni.

Troppo bello dire cose di sinistra quando non puoi fare niente di quello che dici. Che fenomeni, bella forza. Avere avuto 5 anni per fare queste cose e aver preferito servire altri padroni, anziché i lavoratori ed il tuo elettorato. Avere avuto una larga maggioranza parlamentare con dubbi personaggi del centro-destra e affermarsi “alternativi” ai “populisti” anziché ai delinquenti berlusconiani. Avere avuto la possibilità di migliorare la vita dei cittadini e averci invece sputato sopra. E infine, dopo tutto questo avere pure il coraggio di dirci cose di “sinistra”.

Avere, avere, avere cosa? Ve lo dico io: avere la faccia come il culo.

mercoledì 6 giugno 2018

Il femminismo delle boiate o le boiate del femminismo?


Fa sorridere l’animosità con cui certe personalità, principalmente di area PD, stanno attaccando il fatto che nel nuovo governo siano presenti “solo” 5 donne su 18 elementi, così come la “sparizione” del ministero per le Pari Opportunità.

Lasciatemelo dire in modo chiaro e inequivocabile: le “pari opportunità” così come sono comunemente intese sono una boiata pazzesca. Una misera operazione di marketing alla moda, un’inetta uscita da “femministaiole militanti”. Le pari opportunità naturalmente indicano, contrariamente a ciò che il pensiero unico conformista cerca di spacciare, che le donne e gli uomini devono avere appunto pari livello di opportunità di mettere in mostra il proprio valore ed il proprio merito. Non è certo da intendere invece come fanno le buffe femministaiole boldriniane come un imbarazzante fifty-fifty! Ridurre le pari opportunità a questo è incredibilmente svilente non solo per l’idea di base, ma anche – e soprattutto! – per le stesse donne. Una donna dovrebbe andare fiera di valere o in questo caso di entrare in una squadra per il governo del Paese non certo perché la “consuetudine” obbliga un fifty-fifty con gli uomini ma perché si giudica il merito.

Marianna Aprile del settimanale Oggi, pochi giorni fa da Lilly Gruber mentre disquisiva dubbiamente sull’argomento come “controparte” di Marco Travaglio, arrivava a dire addirittura che i governi Renzi e Gentiloni avevano fatto meglio perché (tenetevi forte) avevano fatto sottosegretario alla presidenza del Consiglio la Boschi: la Boschi, perdio, vi rendete conto? Dovrebbe forse la Boschi rappresentare un vanto per il genere femminile? Qui siamo all’assurdità totale in cui si giudica una figura non in base al merito ma in base al sesso: non solo dunque un femminismo finto, ma addirittura un maschilismo al contrario.

Detto questo, affinché non mi si fraintenda e non mi si accusi di essere contro le cosiddette “pari opportunità”, lasciatemi aggiungere che io, al contrario, sogno un governo formato dal 50-80% da donne: che siano arrivate lassù non per una vile regola del fifty-fifty, ma per il loro grande valore e merito!

martedì 5 giugno 2018

Il governativo B.


Da questo servizio che ho appena visto su Youtube si possono capire molte cose:

A quanto pare, Berlusconi è un possibile (probabile) e accettabile alleato del Partito Democratico. “E’ più governativo” si sente dire. Che cosa significa? Dato che queste sono le stesse persone che definiscono il popolo “votante” come una “plebe” che deve “essere istruita”, restiamo molto vicini al significato della nostra lingua senza andare troppo oltre. Sul vocabolario alla voce “governativo” troviamo:

Uhm. Sfugge cosa possa voler intendere la signora del video così come molti degli interventi del servizio del Fatto Quotidiano con questa parola. Berlusconi ha deciso, così come il Pd, di stare all’opposizione, quindi non si capisce come possa essere “governativo”. Dato che noi, la massa, la “plebe ignorante”, non possiamo capire, formuliamo dunque l’ipotesi che con “governativo” si intenda invece “adatto al governo” o “accettabile per formare un governo”.

Beh, in questo caso, per quanto questa interpretazione possa essere più adatta al filo del discorso, fatico tuttavia ancora a trovare un’associazione tra la parola “governativo” e Berlusconi. Scusate, ma stiamo parlando della stessa persona? Berlusconi? Silvio Berlusconi?

Difficile pensare che possa essere “adatto al governo” uno che, citando uno straordinario editoriale di Marco Travaglio, ha compiuto azioni come
“mettersi in società con Cosa Nostra, finanziarla per 18 anni, avere il braccio destro in galera per corruzione giudiziaria e il sinistro per concorso esterno, essere un “delinquente naturale” con 4 anni di galera per frode fiscale, 9 prescrizioni per corruzioni e falsi in bilancio e 7 processi per simili bazzecole, iscriversi a logge eversive, comprare senatori un tanto al chilo e, volendo, andare a puttane (anche minorenni)”.
Non mi sembra molto “governativo”. Anzi, se proprio devo cercare una parola per definirlo, è proprio quella parola che queste sinistre e sinistrate persone usano per definire i cosiddetti “populismi”, vale a dire “eversivo”.

Ecco, questa è una buona definizione di Berlusconi: eversivo. E uno così, non solo spero di non vedermelo mai e poi mai al governo del mio paese, non solo spero che non rappresenti mai l’Italia in nessuna istituzione, ma non ci prenderei nemmeno un caffè insieme.

Già, dimenticavo. Stavo ricominciando a ragionare da “plebeo ignorante” bisognoso di “essere istruito”. Scusate. Cancellate tutto quello che ho appena scritto in questo post. Lasciamo che governino il nostro paese i politici maggiormente “governativi”.

domenica 3 giugno 2018

Buon lavoro Presidente!


L’avventura iniziata ormai più di 10 anni fa, nata dalla mente di Gianroberto Casaleggio e dal coraggio di Beppe Grillo, passata tramite piccoli gruppi locali di attivisti, consigli comunali, Parlamento, Parlamento europeo, etc… arriva adesso ad un nuovo inizio – non un punto di arrivo: una posizione da protagonista nel governo della Repubblica Italiana.

Parlo di nuovo inizio perché questo è una sorta di Anno Zero per il M5S. Non solo lo attende la prova dei fatti, ma si dovrà anche cimentare in una difficile alleanza di governo con un partito molto diverso che in passato ha anche contestato duramente. D’altronde si sa, dopo un risultato elettorale figlio di una legge creata appositamente per far vincere un’alleanza post-elettorale Renzi-Berlusconi oppure “nessuno” (infatti così è stato) il compromesso era un passaggio inevitabile.

Il compromesso, tuttavia, potrebbe giovare alla situazione attuale: i 5 Stelle dovranno confrontarsi con questa nuova realtà e “farsi furbi” politicamente con un alleato che, sempre politicamente, è più furbo di molti altri (Salvini); d’altro canto, la dominante componente parlamentare pentastellata di questa maggioranza obbliga la Lega a smussare gli aspetti più estremi e più spigolosi della propria visione politica, il che sicuramente è preferibile rispetto ad un ipotetico governo di “sola destra” che minacciava di vincere le future elezioni qualora fosse andato al governo Cottarelli. È infatti fuori discussione che il contratto di governo tra Lega e M5S presenti, questo sì, alcuni punti presenti nella campagna elettorale leghista, ma molti anche assenti o addirittura opposti grazie appunto alla forte presenza “mitigatrice” dei 5 Stelle.

Ora cosa dire? Ci attende un periodo di cambiamento, questo senz’altro. Di cambiamento, certo, ma si sbaglia a pensare che questa possa essere una rivoluzione. Come ha affermato giustamente Luigi Di Maio, “questo Paese per diventare rivoluzionario non deve far altro che diventare un Paese normale. Non a caso, il primo atto di questa “rivoluzione della normalità” è stata proprio la lista dei Ministri: neanche un condannato o un inquisito, era dai tempi pre-nanici che questo non avveniva. Una cosa perfettamente normale, ma rivoluzionaria in un Paese tutto al contrario come il nostro.

Spero che il Presidente Conte faccia pertanto quelle cose normali che descrive il contratto di governo, senza cambiarne una virgola, altrimenti il valore stesso del contratto e dunque dell’alleanza di governo verrebbe a crollare miseramente.

Spero anche che il Presidente Conte, persona altamente presentabile ed espressione di un accordo delle forze politiche che hanno avuto la fiducia dell’elettorato, si faccia aiutare dai suoi vice Di Maio e Salvini, molto più abituati di lui a stare sotto i riflettori, a sopportare la pressione e la responsabilità di “metterci la faccia” davanti a tutta la cosa pubblica. Spero che non si facciano altri errori, banali e macroscopici, come quando sono stati alzati i toni e ci siamo improvvisamente messi a parlare di impeachment: una cosa è un Presidente che ha sbagliato e sicuramente è uscito dalla sua figura istituzionale e non-politica, tutt’altra cosa è invece darsi la zappa sui piedi per una battaglia contro i mulini a vento che non avrebbe portato altro che danni (non a caso se abbiamo un governo lo dobbiamo al ripensamento di Mattarella ma soprattutto al notevole “ammorbidimento” di Di Maio riguardo a questa faccenda).

Conte e la sua squadra di governo devono pertanto evitare questi grossolani errori, anche perché si troveranno davanti ad un attacco mediatico senza precedenti che cercherà di buttare fango sopra ogni mezzo passo falso di questo esecutivo; ma vediamo il bicchiere mezzo pieno: se il Salvimaio riuscirà a non commettere errore dal punto di vista mediatico, questa (infima) classe di giornalisti sarà finalmente obbligata a fare il proprio lavoro parlando finalmente di temi, di politica, di tutto ciò che in definitiva dovrebbe occuparsi. E sono convinto che un esecutivo con i 5 Stelle migliorerà indirettamente anche la finora bassissima qualità della nostra informazione.

Mi auguro, e qui mi ripeto ma è davvero importante, che Conte e la sua squadra mantengano fede alla parola data nel contratto di governo, perché se è vero che è il programma che finalmente è andato al governo, e se è vero che da oggi parleremo di temi e non di persone, allora facciamolo questo contratto, e vediamo che tipo di paese sarà l’Italia. Evitare come la peste personalizzazioni politiche e crociate personale contro questo o quello: ne abbiamo viste fin troppe negli ultimi 7 anni.

Dunque, per concludere: buon lavoro Presidente! Abbia il coraggio di mettere le mani dove serve (sprechi della politica, corruzione, etc.) e ci dimostri che con determinazione e buonsenso possiamo avere quello che abbiamo sognato da ormai troppo tempo: un Paese normale.

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