domenica 17 giugno 2018

La dura vita del “giustizialista”


Ora, tutto d’un tratto, come per incanto, tutti i politici e media diventano improvvisamente giustizialisti. Con la vicenda dello stadio della Roma, a quanto pare, sono stati tutti folgorati dallo spirito santo del giustizialismo.

Ridicoli. Semplicemente ridicoli. A parte il fatto che questo presunto dibattito sul giustizialismo è tutto sbagliato, a partire dalla parola stessa, che vuol dire tutt’altro. Ma qui stiamo parlando di un consulente assunto dai 5 Stelle su cui non si celava assolutamente alcun dubbio, anzi. Le ottime referenze si vedevano anche dalla gestione dell’Aams a Livorno, salvata dal team guidato da Lanzalone e per la quale Lanzalone si è fatto ben vedere dai 5 Stelle che lo hanno portato a Roma.

Fino a ieri, cene con mafiosi (mentre si era a conoscenza che fossero mafiosi) non erano mai state un problema. Lo spirito “garantista” regnava sovrano su tutte le questioni giudiziarie riguardanti esponenti politici dei partiti “governativi”. Oggi invece, si chiede la testa di Virginia Raggi e di tutto il M5S perché non sapevano che cosa stesse facendo un consulente da loro assunto.

La realtà è che la differenza si vede eccome, rispetto alle modalità utilizzate in precedenza. Oggi, se si scopre quello che si è scoperto in questi giorni, vai a casa. Dimissioni immediate, senza storie. La dura vita del giustizialista. Non si parla di “giustizialismo” a vanvera, di “giustizia a orologeria” o di “magistratura politicizzata”. Si scartano le mele bacate, punto e basta. Se le mele bacate fossero state scartate in questo modo dalla politica che abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, oggi non ne rimarrebbe quasi nessuno.

Quello che sta passando sempre di più all’opinione pubblica, oltre alla clamorosa conferma (come se ne servisse una) della macchina del fango dell’informazione nei confronti dei partiti cosiddetti “antisistema”, è che nella gestione 5 Stelle di Roma, chi sbaglia paga. Mentre i 27 arrestati tra Pd e Forza Italia, non solo non fanno più notizia, ma all’interno del partito nulla cambia, nessuno agisce, nessuno si interroga come migliorare la selezione della classe dirigente.

Perché mentre i meccanismi di selezione dei 5 Stelle, come ho scritto anche in passato, sono ancora piuttosto deboli e molto migliorabili (questo episodio servirà senz’altro da lezione), quelli dei partiti “tradizionali” sono e restano quello che sono sempre stati: una losca e disdicevole spartizione di poltrone condotta con personaggi di dubbia onestà.

E un’ultima parola per quanto riguarda i mezzi d'informazione: questi che oggi chiedono la testa di Virginia Raggi, sono gli stessi che tutt'ora non hanno nulla da eccepire sulla presenza di Silvio Berlusconi in politica, che ieri minimizzavano sulla situazione della Capitale, pre-M5S. Mafia Capitale, signori, Mafia Capitale. E un simile sistema certamente è difficile da smantellare, in particolar modo in un paese come il nostro. E non dimentichiamoci anche che se le richieste di dimissioni della Raggi fossero un minimo fondate, la Sindaca di Roma sarebbe andata in tribunale come imputata, non certo come testimone.

Quello che questa informazione marcia forse ancora non ha capito è che il metodo Raggi (inteso come il fango continuo che hanno gettato su Roma cercando di danneggiare la cosiddetta “antipolitica”) ha portato i 5 Stelle al governo. Ora sembra che lo vogliano applicare su scala nazionale. Vi immaginate i risultati?

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