martedì 31 luglio 2018

L’antirazzismo è una virtù (ma l’ipocrisia no)


Condannare e punire episodi di violenza è sempre un valore per la nostra società. Se la violenza è spinta da razzismo, questa è pure un’aggravante, meritevole delle peggiori pene.

Purtroppo però, in questi giorni non è quello che vedo.

Vedo giornalisti servire “scoop” pieni zeppi di informazioni distorte o addirittura inesistenti (si veda l’inesistente operazione all’occhio dell’atleta Daisy Osakue descritta dai media) e casi di presunto razzismo (stesso caso dell’atleta vittima di aggressione: i carabinieri stanno già raccogliendo prove che confermano che non si tratta di violenza razzista, ma di una “banda” di deficienti che hanno colpito diverse persone e non per il colore della pelle) pompati a mille come prima, seconda e terza notizia del telegiornale.

L’incremento della violenza razzista (o presunta tale, come in questo caso) non esiste se non nella narrazione mediatica ottenuta dalla scelta e dall'esposizione tendenziosa delle notizie. Purtroppo il razzismo c’è sempre stato e i razzisti hanno sempre commesso atti violenti. Queste notizie però finivano nella zona di news dedicata alla cronaca nera e non certo all’apertura dei telegiornali. Non ho ricordi di telegiornali che aprivano con ben tre notizie di violenza razzista (presunta e ancora non accertata) relegando pagine importanti di politica internazionale (come per esempio l'incontro tra il premier italiano e il Presidente USA) agli ultimi posti (persino dopo l'arrivo di Ronaldo a Torino). Se c’è una cosa assolutamente evidente in questo momento non è certo un presunto incremento degli episodi razzisti quanto una decisa volontà da parte dei media dell’informazione conformista di addossare la responsabilità di questi eventi a specifiche forze politiche.

A questi personaggi che descrivono il governo come “complice” di atti di razzismo (affermazione sicuramente punibile a livello giudiziario) vorrei dire solo due cose. La prima: un minimo di serietà, perdio! Questi episodi ci sono stati durante tutti i governi della Repubblica in egual misura. Affermare il contrario è una grave (perché intenzionale e deliberata) distorsione della realtà. La seconda cosa che vorrei dire a questi personaggi, e qui mi estendo non solo a personaggi politici ma a persone comuni che parlano (a vanvera) di razzismo, è la seguente: mi date il voltastomaco! La vostra mancanza di argomentazioni e pochezza intellettuale vi spingono ad attaccare un avversario politico (criticabile, per carità!) utilizzando strumentalmente disgrazie vere e reali che colpiscono persone in carne ed ossa. Siete veri e propri sciacalli che strumentalizzano episodi come questi (in modi non sempre veritieri peraltro) per screditare una parte politica a voi avversa. Criticate Salvini, criticate i 5 Stelle, fatelo, vi prego: ma con argomentazioni reali e non spregevoli strumentalizzazioni.

Riuscite a fare schifo quanto i razzisti stessi che compiono questi atti terribili. Anzi, in certi frangenti, fate ancora più schifo. E mentre l’antirazzismo è e resterà sempre una virtù, il buonismo, l’ipocrisia, la strumentalizzazione saranno sempre aspetti da condannare senza pietà.

lunedì 30 luglio 2018

Il M5S come Chavez, parola degli europeisti convinti


Questa campagna denigratoria (presunta) nei confronti dei 5 Stelle è stata concepita dai fini intellettuali del partito di Emma Bonino.

Evidentemente, la plusimmigrazionista europeista paladina della sinistra radicale italiana ritiene che i 5 Stelle siano troppo di sinistra. Che poi, se è lei che lo dice, non è un granché: ci vuol poco ad essere più di sinistra di chi ha consegnato gli ideali storici della sinistra ai libri di storia, preferendo l’Europa dell’Euro e del capitalismo finanziario, l’arrivo incontrastato di flussi migratori incontrollati e incontrollabili col fine ultimo di portare nuovi moderni schiavi africani nel paese, di chi si è messo totalmente al servizio delle peggiori élite finanziarie del mondo.

Ad ogni modo, questo manifesto (comico e rivelatore in modo involontario) dimostra quello che ormai è chiaro: sulle politiche sociali, sul lavoro, sulla tutela dei lavoratori e sulle politiche europee, questo governo (pur non essendo di sinistra) sta facendo più cose "di sinistra" di tutti i governi degli ultimi 30 anni. Nonostante la Lega. E questa è una cosa estremamente positiva.

Un po’ come l’ultima rivelatoria “protesta” della cosiddetta sinistra parlamentare: per criticare Salvini (che è criticabile, per carità!) si sventolava in aula la copertina di Famiglia Cristiana. Ma dico, si può essere più tragicomici di così? A sinistra, si è passati dall’impugnare il Manifesto del Partito Comunista allo sventolare Famiglia Cristiana. Niente bandiera rossa dunque, cari compagni,  piuttosto bandiera vaticana e/o bandiera dell’Unione Europea – espressione totale e massima del capitalismo finanziario sfrenato che la sinistra dovrebbe combattere: che bella fine che avete fatto!

giovedì 26 luglio 2018

Governo Lega/M5S “zero leggi”? Altro che record negativo, c’è da festeggiare!


Intorno ai 40 giorni di governo “del cambiamento”, giravano in rete e sui quotidiani articoli sul cosiddetto “record negativo” delle “zero leggi” presentate nel primo mese abbondante dall’insediamento del premier Conte.

Ora, questi “articoli” mi fanno sorridere. Certo, pubblicare articoloni con titoloni altisonanti sbandierando lo scoop delle zero leggi, sicuramente, è qualcosa che fa venire l’acquolina in bocca a molti pseudo-giornalisti. Ma se ci ragioniamo bene, non c’è nessuno scoop.

Infatti, qui stiamo parlando di due partiti che si trovano ora al governo, uno dopo anni di banchi d’opposizione, l’altro in Parlamento dal 2013 e mai stato al governo. La situazione è inedita, tanto che i precedenti esecutivi, generati da partiti di governo e di vecchia data già in Parlamento da diverse legislature e con alternanti esperienze di governo, avevano l’abitudine di riversare negli uffici legislativi e nelle commissioni tutti quanti i progetti già preparati nelle precedenti esperienze di esecutivo. Così, come un fiume in piena. Ora, quello che molti giornalisti della domenica e Pdioti di vario livello non capiscono ma è chiaro come il sole anche per un bambino di 8 anni, è che un governo totalmente inedito, senza esperienza di governo, senza leggi da “riciclare” meccanicamente, non può fisicamente aver fatto alcuna legge in soli 40 giorni.

Tuttavia, e questo credo sia lampante e sotto gli occhi di tutti, non servono centinaia di leggi (inutili, vecchie e riciclate dal passato) per vedere il cambiamento in atto: la nuova linea sull’immigrazione clandestina, la nuova e rispettabile figura internazionale di un Presidente pacato e competente che evita di fare figure di merda con corna, “shish” o quant’altro, il decreto dignità in fase di lavorazione, la riforma della giustizia su cui Bonafede sta lavorando con interessanti risvolti, queste sono tutte avvisaglie di un cambiamento che presto prenderà forma in modo (ci auguriamo) efficace e giusto. È ovvio che questo governo potrà sbagliare – e sbaglierà senz’altro – ma “crocifiggerlo” per non aver presentato leggine imbecilli a tempo record mi pare davvero stupido.

E poi, se proprio vogliamo dirla tutta: abbiamo davvero bisogno di così tante leggi? L’Italia ha bisogno di due cose, prima di tutto, urgentissime: abolire le schifezze fatte dai governi di centro-destra e centro-sinistra e, cosa più importante, far rispettare le leggi che già ci sono, a partire dalla Costituzione. All’Italia, per cambiare davvero, servono innanzitutto queste due cose. Dopo possiamo parlare d’altro.

martedì 24 luglio 2018

Tutto per una carbonara senza pecorino


La storia del cameriere licenziato a causa dell’offesa omofoba riportata sullo scontrino del conto del ristorante dovrebbe far riflettere.

Una premessa: come faccio spesso, cerco di pensare “diversamente”, fuori dal coro. In questo caso il “coro” ha intonato una marcia funebre nei confronti del cameriere “omofobo”, per cui ho provato a vedere la faccenda da un punto di vista diverso, senza per questo prendere le parti di quella che è un’offesa bella e buona.

Detto questo, cerchiamo di capire bene cosa è successo: un cameriere, magari per farsi due risate con i cuochi in servizio o forse per sottolineare la stupidità di clienti che chiedono una carbonara senza pecorino, ha inviato la comanda con la dicitura incriminata “no pecorino… sì frocio”. Sventuratamente la burla si è estesa ai clienti avendo riportato erroneamente la dicitura sullo scontrino fiscale.

Senza voler giustificare il cameriere, vorrei precisare però che evidentemente “frocio” è un epiteto offensivo forse nella mentalità del cameriere. Ho conosciuto alcuni omosessuali che si dicevano “fieri del loro esser froci” e certo non lo intendevano come un’offesa: piuttosto come un modo di “disinnescare” una parola ritenuta offensiva disarmandola del proprio “potere”. Della serie: "Io sono frocio, se per te è un'offesa sono cazzi tuoi." È un po’ come quella faccenda dei tifosi laziali che stampavano le foto di Anna Frank con uniforme romanista: dov’è l’offesa? Essere romanista o essere ebreo? Come al solito il modo migliore di rispondere a offese generate da mentalità ottuse è uno solo: ignorare.

Cosa che non hanno fatto i due buongustai della carbonara senza pecorino: pretendere le scuse era giusto? Certo. Pretendere una compensazione, come ad esempio non pagare il conto, era giusto? Forse, ma non ne sono certo. Chiedere la testa del cameriere per quella che è una burla di cattivo gusto? Assolutamente no.

La realtà è che questo cameriere è stato licenziato perché questi due buongustai hanno letteralmente chiesto la sua testa su un piatto d’argento (ma senza pecorino) tramite l’associazione di difesa dei gay; il ristorante dunque, probabilmente per salvarsi da schiere di avvocati e cause che avrebbero compromesso l'intera attività, si è trovato costretto a mandare a casa il cameriere. Signori, queste “burle” sono all’ordine del giorno in ogni ristorante, in ogni banco del mercato, in ogni hotel e in generale in ogni ufficio al pubblico: io stesso lavoro in un albergo e posso garantire che epiteti “offensivi” vengono spesso annotati nelle consegne o nelle prenotazioni, associati a clienti non proprio educati: “attenzione, questi sono dei cagacazzi”; “attenzione, clienti indiani”; “attenzione, questi sono due israeliani rompicoglioni”; “chiede di cambiare camera perché non le piace il colore, clienti di merda!” e potrei andare avanti per ore. Chi fa un lavoro simile sa perfettamente che queste cose sono assolutamente frequenti. Chi lo nega è semplicemente un ipocrita.

Chi lavora al pubblico è abituato a fronteggiare ogni tipo di bizzarra richiesta da parte di clienti che non hanno di meglio da fare che rompere le palle a chi si sta facendo il culo per offrire un servizio quanto migliore possibile. Certo, la connotazione “omofoba” dell’insulto ai due clienti gay è un’aggravante. Ma se fosse venuto fuori che sullo scontrino c’era scritto “no pecorino…sì cretino, e la carbonara con che cazzo te la faccio” nessuno si sarebbe scomodato a chiedere la testa del cameriere, nessuno ci avrebbe scritto un pezzo sui quotidiani nazionali e la cosa sarebbe passata inosservata. Così come se ci avesse scritto altri epiteti altrettanto offensivi e discriminatori: se a ordinare la carbonara senza pecorino fossero stati due “terroni”, non se ne sarebbe parlato. Se fossero stati due “musi gialli”, idem. Se fossero stati due “zingari”, neanche. Tutte cose estremamente sbagliate, per carità, ma assolutamente sullo stesso livello del “frocio”.

Come al solito, il pensiero unico, il “coro”, il politicamente corretto, il sistema mediatico dominante, si scomodano solo se ad essere “colpite” sono certe categorie (che evidentemente fanno comodo al sistema): i gay, i neri, gli ebrei. Tutte le altre minoranze non godono della stessa considerazione né dello stesso “rispetto”: perché?

domenica 22 luglio 2018

Caro Boeri, la "manina" esiste eccome!


È molto interessante l’articolo uscito sul quotidiano Il Manifesto, certamente non vicino ai 5 Stelle e a Di Maio, a proposito di quella ormai famosa “manina” della relazione tecnica sul decreto dignità.

Il giuslavorista Piergiovanni Alleva, ideologicamente e politicamente distante dai 5 Stelle e consigliere de L’altra Europa per Tsipras in Emilia Romagna, elenca egregiamente punto per punto i motivi per cui Di Maio ha totalmente ragione e Boeri sbaglia (e forse mente) sull’intera linea.

A proposito degli 8.000 posti l’anno in meno che sarebbero causati dal decreto dignità, Alleva non usa mezzi termini:
“È un classico esempio di discorso a pera. La stima dell’Inps sostiene che un dieci per cento di chi non verrà rinnovato non troverà un altro impiego. A parte che non si capisce perché non possano trovarlo, ma se la scadenza del contratto arriva prima, se il lavoratore serve all’impresa c’è una forte spinta a stabilizzarlo. Ridurre da 3 a 2 anni la durata massima serve proprio a mettere le aziende davanti alla decisione.
Ma poi, veramente vogliono darci a bere che 24 mesi non sono sufficienti ad un’azienda per valutare se un lavoratore è valido o no? Si tratta piuttosto di voler continuare, da parte di Confindustria e delle élite del mercato precarizzante, a sfruttare il lavoratore e lasciarlo senza alcun diritto, se non quello di dover provvedere a sé stesso e alla sua famiglia nella totale incertezza sociale, economica e lavorativa.

Il professore, afferma addirittura che non solo si tratta di una “manina”, come affermava Di Maio, ma di svariate “manine” pronte a truccare i dati a favore di un sistema di sfruttamento e precarizzazione:
“Gli uffici legislativi dei ministeri sono pieni di persone messe lì dal Pd che sono ferocemente contro chiunque voglia cambiare le cose. Sono abituati ad essere i camerieri e lacché di Confindustria e, come i padroni, sono andati in bestia contro questo provvedimento perché per la prima volta dopo tantissimi anni si inverte la tendenza.”

E il professore non perde occasione di lanciare una frecciatina agli “amici” democratici:
“A mettere una norma così poteva arrivarci qualsiasi democratico di buon senso, basta non essere a favore dello sfruttamento del lavoro.”

Già, purtroppo però il Partito Democratico da molti anni ormai, così come quei residui che ci siamo ostinati a definire “sinistra” e specialmente nei 5 anni di governo Letta-Renzi-Gentiloni, ci ha dato ampia dimostrazione del fatto di essere assolutamente a favore dello sfruttamento del lavoro. Anzi, di più: a favore del capitalismo finanziario, a favore dello sfruttamento sfrenato dei lavoratori, a favore dello sfruttatore in barba ai diritti di chi lavora. E hanno pure la faccia di definirsi ancora di sinistra!

venerdì 13 luglio 2018

Super-Cazzola del vitalizio con scappellamento a destra


Giuliano Cazzola ha espresso ai microfoni di Radio Cusano Campus tutta la sua disapprovazione nei confronti del taglio dei vitalizi varato ieri alla Camera.

Il buon Cazzola ha scomodato nientemeno che le leggi razziali del 1938 come metro di paragone di questa azione del governo: “Di Maio dice che oggi è una giornata storica per il taglio dei vitalizi? Anche le leggi razziali del ’38 erano storiche. La storia non ha sempre pagine gloriose, ha anche pagine vergognose. Questa è una pagina vergognosa.”

Me cojoni. Le leggi razziali, addirittura. Si paragona l’abolizione di un privilegio immorale e odioso ad una delle peggiori macchie della storia italiana. Chiedo scusa, ma mi pare che qui si rasenti il livello di cazzata madornale. Per non dire che il buon Cazzola (nomen omen) abbia pronunciato una clamorosa supercazzola del vitalizio con scappellamento a destra.

Ma chi è il nostro amico Giuliano (super)Cazzola? Ex sindacalista, ex socialista (un classico!), non a caso ex deputato con il Popolo della Libertà, ex consigliere del gigante politico Renato Brunetta, ex sostenitore di Monti e della legge Fornero, ex affiliato di Angelino Al Fano, da come possiamo intuire ne ha indossate di maglie. Tuttavia, Cazzola è considerato un “addetto ai lavori” in materia di pensioni e previdenza sociale, risulterebbe dunque essere una “autorevole” fonte a cui attingere sulla questione. Peccato però che si fatichi enormemente a comprendere come il taglio dei vitalizi possa essere anche solo pronunciato all’interno di una frase contenente “leggi razziali del ‘38”.

In che cosa, vorrei domandare, in che cosa questo provvedimento somiglierebbe alla vergogna delle leggi razziali? Ma soprattutto, possiamo sapere dal Sig. Cazzola per quale motivo il vitalizio dovrebbe esistere per i parlamentari, che altro non sono che cittadini eletti a funzioni pubbliche a cui peraltro la Costituzione assicura il mantenimento del posto di lavoro a termine del mandato? Costituzione alla mano, art. 51:

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Uno dei cavalli di battaglia del M5S, e di Grillo stesso in quanto fondatore del Movimento, non a caso è stato proprio questo. Certo, il taglio dei vitalizi non porterà risparmi esorbitanti né potrà essere sensibilmente utilizzato per le coperture finanziare necessarie per attuare il programma di questo governo. Tuttavia, rimane un’azione simbolica di grande potenza ed efficacia: un effettivo riavvicinamento della funzione pubblica elettiva al cittadino comune. Nell’art. 51, infatti, trovo che sia racchiusa un po’ tutta la “filosofia” iniziale dei 5 Stelle: tutti possono candidarsi a funzioni elettive e, se eletti, dovranno portare avanti il proprio dovere con dedizione e onore, fino a che, terminato il mandato, torneranno nella società “civile” con il posto di lavoro che avevano lasciato, garantito dalla Costituzione.

Perché è questa, in fondo, la vera essenza della politica: essere eletti in Parlamento a rappresentare le istituzioni nel rispetto della volontà degli italiani, portare a termine il proprio mandato e infine, semplicemente, farsi da parte lasciando il posto ad altri. Un servizio nobile e onorevole, seppur temporaneo: la Costituzione stessa ci insegna dunque che la politica non è da intendersi come carriera “a vita”, ma un modo di farsi servitori dello Stato per il bene comune e tornare infine alla propria quotidianità: senza privilegi, senza favori, senza fiocchi rossi. Semplici cittadini.

Se in passato avessimo avuto una classe politica competente, con un generoso ricambio generazionale, fatta da semplici cittadini e non “politici di professione”, al momento non avremmo questa Italia disastrata che vediamo purtroppo oggi. E di questo sono assolutamente certo.

martedì 10 luglio 2018

Le magliette rosse… e le teste vuote


C’è da distinguere, a mio avviso, tra due categorie di persone che hanno partecipato a questa pagliacciata inverosimile. L’iniziativa ha visto partecipare da una parte associazioni che hanno sempre fatto del concetto di “accoglienza a porte aperte a chiunque” una sorta di mantra. È un mantra che non condivido, ma queste persone hanno tutto il diritto di esprimere questa opinione. Guardando questa parte dei partecipanti alla manifestazione, mi dispiace quasi che non siano stati i soliti quattro gatti: sarebbero stati pochi, d'accordo, ma almeno non strumentalizzati e insozzati dalla peggior pseudo-sinistra di cui si abbia ricordo.

Ed è questa infatti la seconda categoria di persone e personaggi pubblici che hanno vestito la maglietta rossa: da personaggi di spicco come Saviano, Boldrini, Lerner fino agli sciocchi e utili idioti a loro servizio. Tutta questa gentaglia che ha ignorato il sangue e le difficoltà dei lavoratori, mentre i governi filoeuropeisti e filocapitalisti smantellavano i diritti e il mondo del lavoro. Erano tutti in silenzio quando il governo faceva sparire i soldi destinati alle popolazioni colpite da terremoto. Guardavano altrove mentre il governo regalava miliardi a banche private.

Adesso invece si riuniscono, sotto la bandiera comune dell’ipocrisia, per contrastare le morti nel Mediterraneo (morti, peraltro, in netto calo rispetto al 2017) anziché tentare di risolvere il problema alla radice: chi è che fa partire questi nuovi schiavi su barconi della morte con la promessa di un lavoro e di una nuova vita?

Le magliette rosse, quest’ultima categoria almeno, rappresentano il peggio del peggio di ciò che – ahimè – ci ostiniamo a chiamare “sinistra”. Una sinistra di traditori e utili idioti. Una sinistra da seppellire e rifondare dai veri principi che questi ignobili personaggi hanno dimenticato e sostituito con i dettami del pensiero unico dominante.

domenica 8 luglio 2018

Un vaccino obbligatorio contro la stupidità del pensiero unico


Vorrei fare una domanda a tutti quei pecoroni che si sono indignati di fronte alla circolare del Ministro della Salute Giulia Grillo: non mi rivolgo ai cosiddetti no-vax, con cui non ho nulla da spartire e che reputo una piccolissima (ma molto “chiassosa”) minoranza, piuttosto mi rivolgo a tutti coloro che si dicevano sostenitori della legge voluta dalla fortunatamente ex ministra Lorenzin, che dall’alto della sua nulla istruzione scientifica emanò tale obbrobrio.

La domanda è la seguente: per quanto sia ovvio che questa circolare non è una soluzione definitiva alla cosiddetta questione vaccini (tanto che è una semplice circolare, magnifici furboni), qual è il reale effetto di questo provvedimento?

Ve lo dico io: che moltissimi bambini vedranno riconosciuto il loro diritto, sancito dalla nostra Costituzione e da ogni più basilare buon senso, di accedere all’istruzione scolastica.

Quello che mi ha da sempre turbato maggiormente del decreto Lorenzin, tra le moltissime enormi mostruosità del suddetto, è proprio la cosiddetta “sanzione” nei confronti dei genitori che decidono di non vaccinare i propri figli (che, appunto, è una sanzione nei confronti di bambini non certo capaci di intendere).

A parte il fatto che un simile obbligo vaccinale non è presente in nessun paese, e che questo decreto sia stato visto molto, ma molto male in ambito medico pediatrico (sono moltissimi i pediatri e le ostetriche che lo ritenevano un abominio, fate un giro in una ASL per credere) e per tale motivo avrebbe lasciato fuori i bimbi non solo dei cosiddetti no-vax, ma anche di molti altri che magari avevano solo qualche dubbio a riguardo, ma poi: che razza di “sanzione” sarebbe mai questa? Se i genitori decidono di andare contro la legge non vaccinando i propri figli, chi ne paga le conseguenze? Si va a colpire il diritto all’istruzione del bambino perché il genitore non rispetta la legge?

Solo una ministra criminale come la Lorenzin e solo un governo criminale come quello che abbiamo avuto in carica fino allo scorso marzo potevano concepire un simile abominio.

Detto questo, sono felice che questo non sia (come anche specificato dalla Grillo) un punto di arrivo, ma un punto di partenza, una misura provvisoria e urgente per permettere a molti bimbi, di fatto, di accedere all’anno scolastico il prossimo settembre. Ma questo non toglie che una legge appropriata e giusta vada fatta, perché aggirare la deplorevole Lorenzin con migliaia di autocertificazioni di dubbia veridicità non è certo la soluzione al problema ma un semplice trucco per permettere ai bambini di accedere all’istruzione obbligatoria. Non a caso la circolare è stata concepita assieme al ministro dell'Istruzione.

La strada giusta da percorrere in ambito di vaccini è una nuova legge che vada di pari passo con la corretta informazione scientifica, la consultazione con la medicina pediatrica per un corretto e misurato svolgimento del calendario vaccinale, la divulgazione di dati corretti e non controvertibili. Nel resto d’Europa, dove il “problema no-vax” non sussiste, utilizzano questi tre strumenti per far funzionare la questione vaccinale, non certo impedendo ai bimbi di andare a scuola. Robe che “nemmeno in Uganda”.

martedì 3 luglio 2018

Tre storie sportive ai tempi di Saviano il razzista


Vi voglio raccontare tre storie, tre belle storie di sport.

La prima è quella che sicuramente ormai già conoscete. È sulla bocca di tutti e tutti quanti ne parlano: le 4 meravigliose e velocissime atlete italiane che hanno conquistato l’oro nella staffetta 4x400 ai Giochi del Mediterraneo. Non voglio aggiungere parole a quello che è già stato detto, dato che purtroppo sono state spese fin troppe parole a riguardo, ma solo riflettere sul perché questa storia ha avuto una tale risonanza al contrario delle altre due storie che sto per raccontare.

La seconda storia è quella dell’intera spedizione italiana che, sempre ai Giochi del Mediterraneo, è al primo posto nel medagliere. Una grande storia di costanza, impegno, serietà e mentalità vincente. Una grande storia che purtroppo non finisce sulla bocca di tutti, resta silenziata nel marasma dell’informazione pubblica nel nostro paese. Ogni motivo di (sano) orgoglio nazionale resta muto e soppresso dall’informazione del pensiero unico. Per loro nessun titolone, nessuna gloria, nessun manifesto: solo un assordante silenzio.

La terza storia è quella di una straordinaria squadra italiana che nel 2017 ha stravinto la finale degli europei di basket, stracciando col punteggio di 26-8 la nazionale portoghese che peraltro giocava in casa. Questi “eroi” sportivi che dovrebbero farci riempire di orgoglio sono questi giovani ragazzi affetti dalla sindrome di Down. Nessun TG, nessun titolone, nessun Saviano, nessuno ne parlò come si deve, relegando questa grande notizia nei trafiletti delle pagine sportive.

Ecco, di queste tre storie, vorrei sapere dai vari Sig. Saviano di turno: perché della prima si parla e le altre si ignorano? Chi sono i razzisti: quelli che esultano per la vittoria in una disciplina sportiva (compiuta da chiunque a prescindere dal colore della pelle) o quelli che strumentalizzano volgarmente un episodio per sostenere le proprie (insostenibili e criminogene) tesi?

Il razzismo di Saviano è un razzismo al contrario, persino più pericoloso e spregevole di quello da lui (ingiustificatamente) paventato.

Concludo con una domanda: secondo voi, quale di queste tre storie aveva un qualche motivo di essere giustamente raccontata dai titoloni dei giornali? Quale di queste vi riempie maggiormente di orgoglio? Ma soprattutto: chi di voi ancora sopporta le spregevoli uscite di questi buonisti razzisti al contrario come il “nostro” Saviano?

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