domenica 22 luglio 2018

Caro Boeri, la "manina" esiste eccome!


È molto interessante l’articolo uscito sul quotidiano Il Manifesto, certamente non vicino ai 5 Stelle e a Di Maio, a proposito di quella ormai famosa “manina” della relazione tecnica sul decreto dignità.

Il giuslavorista Piergiovanni Alleva, ideologicamente e politicamente distante dai 5 Stelle e consigliere de L’altra Europa per Tsipras in Emilia Romagna, elenca egregiamente punto per punto i motivi per cui Di Maio ha totalmente ragione e Boeri sbaglia (e forse mente) sull’intera linea.

A proposito degli 8.000 posti l’anno in meno che sarebbero causati dal decreto dignità, Alleva non usa mezzi termini:
“È un classico esempio di discorso a pera. La stima dell’Inps sostiene che un dieci per cento di chi non verrà rinnovato non troverà un altro impiego. A parte che non si capisce perché non possano trovarlo, ma se la scadenza del contratto arriva prima, se il lavoratore serve all’impresa c’è una forte spinta a stabilizzarlo. Ridurre da 3 a 2 anni la durata massima serve proprio a mettere le aziende davanti alla decisione.
Ma poi, veramente vogliono darci a bere che 24 mesi non sono sufficienti ad un’azienda per valutare se un lavoratore è valido o no? Si tratta piuttosto di voler continuare, da parte di Confindustria e delle élite del mercato precarizzante, a sfruttare il lavoratore e lasciarlo senza alcun diritto, se non quello di dover provvedere a sé stesso e alla sua famiglia nella totale incertezza sociale, economica e lavorativa.

Il professore, afferma addirittura che non solo si tratta di una “manina”, come affermava Di Maio, ma di svariate “manine” pronte a truccare i dati a favore di un sistema di sfruttamento e precarizzazione:
“Gli uffici legislativi dei ministeri sono pieni di persone messe lì dal Pd che sono ferocemente contro chiunque voglia cambiare le cose. Sono abituati ad essere i camerieri e lacché di Confindustria e, come i padroni, sono andati in bestia contro questo provvedimento perché per la prima volta dopo tantissimi anni si inverte la tendenza.”

E il professore non perde occasione di lanciare una frecciatina agli “amici” democratici:
“A mettere una norma così poteva arrivarci qualsiasi democratico di buon senso, basta non essere a favore dello sfruttamento del lavoro.”

Già, purtroppo però il Partito Democratico da molti anni ormai, così come quei residui che ci siamo ostinati a definire “sinistra” e specialmente nei 5 anni di governo Letta-Renzi-Gentiloni, ci ha dato ampia dimostrazione del fatto di essere assolutamente a favore dello sfruttamento del lavoro. Anzi, di più: a favore del capitalismo finanziario, a favore dello sfruttamento sfrenato dei lavoratori, a favore dello sfruttatore in barba ai diritti di chi lavora. E hanno pure la faccia di definirsi ancora di sinistra!

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