venerdì 10 agosto 2018

Gli zingari si chiamano zingari, anche quando hanno rotto i coglioni


Quando ho sentito la notizia della dipendente della Trenord che dava l’ormai famosissimo messaggio a bordo del treno con cui intimava a zingari e molestatori di lasciare la carrozza, ho fatto spallucce e mi sono chiesto come mai una simile notizia fosse degna di un telegiornale nazionale. Poi mi sono voltato verso la TV e ho letto “Messaggio razzista”. Allora non ci ho capito più niente. Si può sapere, se è lecito domandarlo, dove sta il razzismo in questo episodio? Gli zingari si chiamano zingari, non è una parola dispregiativa (come invece parole indegne tipo “negri” o “terroni” o altro ancora) e i molestatori si chiamano molestatori. Quando questi hanno rotto i coglioni, si dice che “hanno rotto i coglioni”. Qui l’unico punto della questione è che la capotreno in quanto pubblico ufficiale non dovrebbe lasciarsi andare ad un simile linguaggio, ed è giusto che Trenord prenda gli opportuni provvedimenti, tenendo magari presente che il proprio personale è costretto quotidianamente a dover affrontare situazioni del genere. Mi riferisco alla parte della frase in cui pronuncia la parola “coglioni”, non certo alla parte in cui vengono citati “zingari” e “molestatori”.

Manca un atto di violenza, manca un qualsivoglia indice di razzismo, manca la notizia. Eppure, ai giornaloni è arrivato tutto quanto, riportato clamorosamente a grandi lettere in tutti i media mainstream. Perché?

Cerchiamo di capirlo. L’autore del post, tale Raffaele Ariano, è un soggetto che pubblica su Facebook numerosi post contro il governo M5S-Lega, tutti post pubblici che tutti possono leggere. Nel momento in cui sente la capotreno inveire contro zingari e molestatori, subito la sua mente da radical chic da due soldi si attiva e ci vede un nuovo pretesto per dare contro al pericolosissimo fasciogrillopentaleghismo. Allora pubblica un post pretestuoso e chiaramente indirizzato contro il governo presieduto dal nuovo duce Giuseppe Conte con la chiara intenzione di farsi vedere. E così, puntualmente, succede. I giornaloni del pensiero unico prontamente rispondono alla chiamata. Cosa c’è di meglio di una non-notizia, un non-scoop, un fatto in cui se proprio si vuol trovare la notizia di cronaca è che gli zingari viaggianti a bordo dei treni senza titolo di viaggio che molestano i passeggeri hanno effettivamente rotto i coglioni, di un bel pretesto per dare una nuova fake news antigovernativa con la scusante del razzismo?

E così il post arriva ai giornali, che tralasciano magicamente la parte del post in cui l’autore si schiera apertamente a livello politico, autore che – si deduce – preferisce farsi invadere la bacheca in pochi minuti di commenti di ogni genere, tutto per un po’ di visibilità, anziché voler preservare l’anonimato e la privacy (se avesse voluto salvaguardare la propria privacy, avrebbe certo chiesto ai media di oscurare il suo nome).

Ora, questi “casi” di razzismo hanno veramente rotto le palle. Proprio come gli zingari sui treni. E proprio come tutti i Raffaele Ariano che girano per il mondo: fatevi (e fateci) un favore e, vi prego, smettete di dare fiato alle vostre indegne baggianate.


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