giovedì 25 ottobre 2018

Travaglio vs Renzi senior: il governo può (e deve) intervenire


La vincenda della condanna in primo grado ai danni del Fatto Quotidiano ci insegna una cosa: se una giudice può, al contrario di ogni ragionevole buonsenso e logica, applicare una condanna di 95.000 euro ad un giornale (l’unico che non gode di finanziamento pubblico, peraltro) per fatti giudicati “veri ma espressi con parole diverse da quelle che avrebbe usato lei (che fa la giudice e non la giornalista, fino a prova contraria), allora in questo paese è ovvio che abbiamo un serio problema. E questa vicenda non è che l’emblema, la punta dell’iceberg di un problema assolutamente critico che esiste da anni nel nostro paese.

Travaglio, nel suo editoriale, illustra non solo l’assurdità della condanna (in cui si fa riferimento addirittura ad una fantomatica “posizione sociale del soggetto diffamato” come se la legge fosse diversa per il padre dell’allora Presidente del Consiglio) ma soprattutto la necessità di un urgente intervento della politica per tutelare non il Fatto Quotidiano ma la libera informazione tutta.

In che modo? Travaglio suggerisce una riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa, che è sicuramente un modo, ma forse non il solo. Il reato di diffamazione a mezzo stampa è qualcosa di molto pericoloso per la libera informazione di un paese: se questo tutela da fatti falsi, calunnie e offese è un conto; se questo costituisce uno strumento per zittire giornalisti che raccontano fatti scomodi…beh. Questo sicuramente è molto diverso.

Ma questo non è l’unico modo in cui il governo può – e deve – intervenire. Un altro aspetto da correggere è quello legato ai finanziamenti pubblici ai giornali. I giornali validi devono essere comprati e quelli scadenti devono restare in edicola. Se tu fai un giornale scadente, pieno zeppo di fake news e finta informazione, grazie al finanziamento pubblico riesci quantomeno a sopravvivere più di un “Fatto Quotidiano” qualsiasi. E questo costituisce un gravissimo pericolo per la libera informazione e, cosa direttamente collegata, per la democrazia.

E non finisce qui. Il governo, se vuole mettere un freno a queste situazioni e restituire una libera stampa a questo disgraziato paese, deve mettere mano anche ad altro. La tanto declamata (e richiesta espressamente dai 5 Stelle tramite il secondo V-day, peraltro) abolizione dell’ordine dei giornalisti. Oltre che essere un organismo assolutamente anacronistico e contrario alle moderne logiche legate al mondo dell’informazione, ha anche un essenziale, grande difetto: non serve a una sega. Non serve!

Che cosa fa l’ordine dei giornalisti per tutelare il diritto (in questo caso) del Fatto Quotidiano di riportare dati veri e fatti convalidati riguardanti Tiziano Renzi? Se non interviene in alcun modo, non serve. Che cosa fa l’ordine dei giornalisti mentre Repubblica pubblica con cadenza quotidiana fake news che vanno a colpire esclusivamente una sola parte politica? Anche qui: se non interviene, non ha senso di esistere. Non tutelando chi fa il giornalista e avallando chi al contrario fa il lecchino – o peggio: il disinformatore – dimostra di non avere alcuna ragione valida di esistere e pertanto deve essere giustamente abolito.

Ora, il governo deve mettere mano a molte cose in questo paese. E neanche se restasse a governare per 20 anni probabilmente riuscirà a fare tutto ciò di cui ha bisogno l’Italia per diventare un paese normale. Ma è mia profonda convinzione, nonché principio ispiratore di questo blog da quando è nato, che non può esistere democrazia senza libera informazione. Quindi, che il governo risponda all’appello di Marco Travaglio. La posta in gioco è altissima: libera informazione in libero Stato.

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