martedì 22 gennaio 2019

Certi tabù non si possono (potevano) toccare!


La sguaiata e violenta reazione internazionale alla pura verità espressa da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista ci suggerisce l’incontrovertibile fatto: ci sono tabù che non si possono toccare. Ci sono argomenti che, per quanto ovvi e risaputi, per quanto comprensibili pure da un bambino di quattro anni, scatenano una reazione violenta e di netta chiusura ogni qual volta che qualcuno “osa” anche solo pronunciarli.

L’esempio più recente è quello che ha visto coinvolti il vicepremier pentastellato e l’ex parlamentare 5 Stelle, che hanno “osato” far notare la più totale evidenza dei fatti, ossia che forse l’Africa se la passerebbe leggermente meglio se la Francia smettesse aiutarla…a sprofondare sempre più nella merda.

Apriti cielo. Ambasciatori convocati. Richieste di interrogazione parlamentare. Ci manca solo il reato di lesa maestà nei confronti del Dio Macron.

Eppure, questo ci insegna quanto siano solenni e potenti certi tabù di cui non solo non è concesso avere opinioni contrastanti, ma perfino il semplice parlarne risulta essere peggio di una bestemmia in chiesa. E insieme a questo argomento (il colonialismo francese, ma non solo se è per questo: l’imperialismo americano?) ce ne sono molti altri che vanno a ledere il diritto di “lesa maestà” ad importanti e delicate cerchie.

Prendiamo ad esempio il caso del Senatore Lannutti del M5S: la condivisione del suo post (sbagliata nella forma, sgangherata e spericolata, da parte di un Senatore della Repubblica) va ad ogni modo a toccare un altro di questi tabù: il controllo da parte di banche internazionali sulle politiche nazionali di interi Stati. Complottismo? Può essere. In effetti, pensare che i potenti del mondo possano in qualche modo mettersi d’accordo per mantenere uno status quo favorevole e preservare il proprio potere, è proprio da idioti. O no?

E insieme a questi tabù ce ne sono altri, a decine. La fondatezza dell’esistenza di uno Stato d’Israele, ad esempio: sollevare questo argomento immediatamente vi scaglierà contro ogni tipo di accusa di antisemitismo – quando in realtà l’antisemitismo non ha niente a che vedere con la questione! Oppure, volendo passare di palo in frasca, l’obbligatorietà dei vaccini: avanza qualche dubbio a riguardo, e immediatamente sarai dipinto come un analfabeta funzionale no-vax – ignorando il fatto che pure un consistente numero di medici si dice contrario non ai vaccini ma alla loro obbligatorietà!

Insomma, stiamo parlando di una vasta platea di argomenti di estrema e cruciale importanza per i quali le élite decretano un singolare veto di discussione (ah, la democrazia occidentale) proprio su questioni di cui sarebbe necessaria non solo una corretta informazione ma anche un serio e costruttivo confronto con la popolazione.

A proposito, già che stiamo a parlare di “popolo”, potrebbero essere proprio i cosiddetti “populismi” che stanno crescendo un po’ ovunque nel mondo a costringere l’opinione pubblica ad affrontare finalmente questi temi? Non lo so. Però questa resta una possibilità. Certamente, questi cosiddetti “populismi” risultano la più credibile alternativa a tutte quelle classi dirigenti che negli ultimi decenni hanno fatto solo ed esclusivamente gli interessi delle élite. Ma sollevare dubbi su certi tabù costituisce l’azione più ostile e invisa alle élite che governano il mondo: comporterà l’azione di una colossale macchina del fango che, specialmente se si è a cerca di voti, di certo spaventa. La domanda dunque è: chi ne avrà il coraggio?

venerdì 18 gennaio 2019

Il possibile ritorno in Rai di Luttazzi: prova di maturità dei partiti di governo?


Il ritorno a Rai 2 di Freccero ha segnato fin dalla prima ora un segnale di cambiamento, o meglio, di ritorno alle radici: meno “americanizzazione” in formato e linguaggio, più spazio a cultura generale e programmi monografici su grandi personaggi italiani della musica e del cinema. Un allontanamento dunque non solo dai dogmi della tv degli ultimi 20 anni, ma dai diktat dell’informazione e della televisione “globalizzata” e conformista.

A questo si aggiunge la voce (per quanto concreta, ancora di una voce si tratta) del possibile ritorno in tv di Luttazzi, assente dalla Rai da quell’ormai famoso e tristo giorno del cosiddetto “editto bulgaro”.

Fanno sorridere i faccioni piddini che vanno in giro a raccontarci di un Freccero grilloleghista, di un “controeditto bulgaro” che avrebbe “cacciato” dalla Rai Luca e Paolo con la loro imitazione del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli. A parte il fatto che per semplici motivi di riorganizzazione della programmazione, i due famosi comici non sono certo stati cacciati ma solo spostati da un programma ad un altro (il che tutto può essere fuorché censura e tantomeno “controeditto bulgaro”), ma il ritorno di Luttazzi in Rai resta un evento epocale che a tutti farebbe comodo tranne che ai “grilloleghisti.

Già, perché non scordiamoci che Luttazzi, fin da tempi insospettabili, ha mosso grandi critiche al movimento fondato da Beppe Grillo. Stiamo parlando di quando, al primo V-Day e prima ancora della nascita ufficiale del MoVimento 5 Stelle, Luttazzi ne criticò la forma e la sostanza, pur riconoscendo al comico genovese la straordinaria e nobile intenzione di ridare voce al bisogno, soffocato e soggiogato dalla politica e dall’informazione del pensiero unico, dell’agire collettivo.

Luttazzi mosse critiche importanti a praticamente ogni punto della proposta di legge del primo V-Day. Chi scrive, dopo aver seguito per anni la carriera di Beppe Grillo, la firmò con entusiasmo, quella proposta di legge. Ma la mia personale ammirazione per Grillo e per le intenzioni che hanno dato vita, con tutti i suoi pregi e difetti, al M5S, non mi impediscono di leggere e comprendere le preoccupazioni di Luttazzi.

Daniele Luttazzi, al contrario della impresentabile e indecente pletora di “critici” del MoVimento, è persona preparata ed intelligente, un comico di cui sentiamo una mancanza terribile in tv. Le sue critiche, anche se magari non ci trovano d’accordo, vanno ascoltate e assimilate. Non sono le boiate di un Renzi qualunque.

Pertanto, se mai Luttazzi tornerà in tv, farà tutto tranne leccare le scarpe a questo governo – e farà bene: altrimenti la satira è morta e sepolta! Quindi, altro che “controeditto bulgaro” e “Freccero grilloleghista”: il ritorno di Luttazzi in Rai (finché non vedo non credo) rappresenterà un’importante prova di maturità per i partiti di governo. Saranno pronti, Lega e 5 Stelle, ad essere bersagliati in modo pungente da uno dei pochi satiri che ci sono rimasti? Penso e spero di sì: sarà un ulteriore conferma di discontinuità dai partiti di governo del passato, intoccabili dinanzi ad ogni critica mossa dai media, che venivano lentamente livellati e uniformati secondo i dogmi del pensiero unico.

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