venerdì 18 gennaio 2019

Il possibile ritorno in Rai di Luttazzi: prova di maturità dei partiti di governo?


Il ritorno a Rai 2 di Freccero ha segnato fin dalla prima ora un segnale di cambiamento, o meglio, di ritorno alle radici: meno “americanizzazione” in formato e linguaggio, più spazio a cultura generale e programmi monografici su grandi personaggi italiani della musica e del cinema. Un allontanamento dunque non solo dai dogmi della tv degli ultimi 20 anni, ma dai diktat dell’informazione e della televisione “globalizzata” e conformista.

A questo si aggiunge la voce (per quanto concreta, ancora di una voce si tratta) del possibile ritorno in tv di Luttazzi, assente dalla Rai da quell’ormai famoso e tristo giorno del cosiddetto “editto bulgaro”.

Fanno sorridere i faccioni piddini che vanno in giro a raccontarci di un Freccero grilloleghista, di un “controeditto bulgaro” che avrebbe “cacciato” dalla Rai Luca e Paolo con la loro imitazione del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli. A parte il fatto che per semplici motivi di riorganizzazione della programmazione, i due famosi comici non sono certo stati cacciati ma solo spostati da un programma ad un altro (il che tutto può essere fuorché censura e tantomeno “controeditto bulgaro”), ma il ritorno di Luttazzi in Rai resta un evento epocale che a tutti farebbe comodo tranne che ai “grilloleghisti.

Già, perché non scordiamoci che Luttazzi, fin da tempi insospettabili, ha mosso grandi critiche al movimento fondato da Beppe Grillo. Stiamo parlando di quando, al primo V-Day e prima ancora della nascita ufficiale del MoVimento 5 Stelle, Luttazzi ne criticò la forma e la sostanza, pur riconoscendo al comico genovese la straordinaria e nobile intenzione di ridare voce al bisogno, soffocato e soggiogato dalla politica e dall’informazione del pensiero unico, dell’agire collettivo.

Luttazzi mosse critiche importanti a praticamente ogni punto della proposta di legge del primo V-Day. Chi scrive, dopo aver seguito per anni la carriera di Beppe Grillo, la firmò con entusiasmo, quella proposta di legge. Ma la mia personale ammirazione per Grillo e per le intenzioni che hanno dato vita, con tutti i suoi pregi e difetti, al M5S, non mi impediscono di leggere e comprendere le preoccupazioni di Luttazzi.

Daniele Luttazzi, al contrario della impresentabile e indecente pletora di “critici” del MoVimento, è persona preparata ed intelligente, un comico di cui sentiamo una mancanza terribile in tv. Le sue critiche, anche se magari non ci trovano d’accordo, vanno ascoltate e assimilate. Non sono le boiate di un Renzi qualunque.

Pertanto, se mai Luttazzi tornerà in tv, farà tutto tranne leccare le scarpe a questo governo – e farà bene: altrimenti la satira è morta e sepolta! Quindi, altro che “controeditto bulgaro” e “Freccero grilloleghista”: il ritorno di Luttazzi in Rai (finché non vedo non credo) rappresenterà un’importante prova di maturità per i partiti di governo. Saranno pronti, Lega e 5 Stelle, ad essere bersagliati in modo pungente da uno dei pochi satiri che ci sono rimasti? Penso e spero di sì: sarà un ulteriore conferma di discontinuità dai partiti di governo del passato, intoccabili dinanzi ad ogni critica mossa dai media, che venivano lentamente livellati e uniformati secondo i dogmi del pensiero unico.

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